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Curiosità

Citroën Dyane
Cinquant'anni di un'icona - FOTO GALLERY

Marco Visani
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Citroën Dyane - Cinquant'anni di un'icona - FOTO GALLERY

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Dal 1967 al 1970 la Dyane non aveva la terza luce laterale. La calandra era a nido d’ape e, su alcune versioni, montava rostri tubolari sui paraurti posteriori.

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La primissima Dyane aveva un motore bicilindrico di 425 cm3 con appena 21 CV. Nel 1968 lo sostituiì un 435 cm3 di diversa concezione, con testate emisferiche e 26 CV.

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Sempre nel 1968 arrivò il 602 cm3, il motore più potente (da 28 sino a 32 CV), quello che accompagnerà la Dyane nella sua affermazione sul mercato italiano.

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Una delle primissime pubblicità della piccola Citroën gioca sul capitale di simpatia che si nasconde dietro linee che i puristi non giudicavano esattamente riuscite.

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Una delle tinte più Seventies della Dyane: il Mandarine (AC 437). Venne costruita soltanto per i model year 1979 e 1980.

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Il beige Nevada (AC 074) arrivò con il modello 1979. Le scritte posteriori adesive erano state introdotte alla fine del 1976.

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Ambientazione italianissima per questa Dyane Rouge de Castille (AC 442). Qui posa davanti al palazzo dello Sport di San Siro, a Milano, inaugurato nel 1976.

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Stessa vettura, stessa città e una location che non ha bisogno di presentazioni. La Dyane non sfigura nemmeno davanti al Duomo di Milano.

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Commercializzata unicamente tra il settembre 1977 e l’estate 1978, la beige Opale (AC 078) è stata l’unica Dyane con la verniciatura metallizzata.

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Nel 1976 la Citroën Italia sfruttò al massimo il feeling tra la Dyane e il territorio. Ecco un esemplare Vert Bambou (AC 533) in posa davanti alla vecchia Fiera di Milano.

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La calandra di plastica nera con listelli cromati debuttò sulla Dyane con il varo del model year 1975. Da allora, l’estetica sarebbe rimasta sostanzialmente immutata sino all’83.

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Il sedile anteriore a panchetta aumenta la sensazione di spazio a bordo. La plancia è essenziale: qualche comando e una mensola portaoggetti a tutta larghezza.

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Decisamente più chic, la Dyane con i sedili separati e rivestiti di tessuto rigato. Tipico (e pratico) il comando del cambio "a ombrello".

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Quello che la 2CV non aveva, e che faceva della Dyane una piccola molto versatile: il portellone. Qui la vediamo con la panchetta posteriore asportata.

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La Caban del 1977 è l’unica serie speciale internazionale della Dyane: fu venduta in Francia (in 1.500 esemplari), in Inghilterra, Germania, Svizzera e Benelux.

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La prima pubblicità della B Communications che presenta la Dyane come L’Auto in Jeans. Siamo nel 1974. Il successo della bicilindrica conosce la sua consacrazione definitiva.

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L’accostamento tra la Dyane e altri mezzi di trasporto può sembrare quasi ingenuo, ma sottolinea alla perfezione la versatilità della piccola Citroën.

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Ancora una pagina della serie "Auto in jeans". Nella sua prova su strada pubblicata da Quattroruote a gennaio 1978 venne rilevata una velocità di 116,12 km/h e un consumo di 6 l/100 km a 90 orari.

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La Acadiane era il furgoncino derivato dalla Dyane. Arrivò nel 1978 e rimase a listino molto più a lungo della berlina: sino al 1987. Fu sostituita dalla C15 su base Visa.

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La Acadiane Escampette del 1980: un microcamper con tanto di lavabo, fornello a due fuochi, due cuccette, tendine e spazio per i bagagli sotto i letti.

La Dyane compie cinquant’anni: uno dei simboli degli anni Settanta venne infatti presentato il 28 agosto 1967. Doveva essere una sorta di accanimento terapeutico sulla 2CV, che allora aveva quasi vent’anni, e il cui telaio a piattaforma venne rivestito da una carrozzeria un po’ più moderna, disegnata dagli stilisti della Panhard, il più antico marchio automobilistico francese da poco passato nell’orbita di Citroën, il quale giusto nel 1967 l’assorbì definitivamente. Pur ammodernata, conservava tuttavia le proporzioni (alta e stretta) e, soprattutto, i parafanghi esterni della progenitrice.

Ci piaceva tanto. Come sono andate le cose lo sappiamo: alla Dyane, che pure ha vissuto a lungo (16 anni, fino al 1983) la 2CV è sopravvissuta sino all’alba degli anni ’90. Qui da noi in Italia, dove la 2CV, sino alla fine degli anni ’60, era sostanzialmente sconosciuta, la Dyane conobbe in realtà un successo persino superiore che in patria, favorita dalla sua aria sbarazzina, dall’eccellente rapporto tra prezzo (poco superiore a quello di una Fiat 126) e volumetria, dai ridotti costi di gestione e da un’indovinatissima campagna pubblicitaria, quella della "Auto in jeans", creata dall’agenzia milanese B Communications di Titti Fabiani. Non è un caso che l’ultima del milione e 440mila Dyane costruite, con il numero di telaio 84CB5394, sia stata destinata proprio al nostro mercato.

Guarda come dondolo. Alzi la mano chi non ha posseduto una Dyane, o viaggiato in gioventù su quella di un amico. Simpatica, versatile grazie al suo tettuccio in tela arrotolabile, la Dyane scuoteva l’equipaggio come uno shaker e aveva un coricamento laterale vistosissimo: in curva dondolava tantissimo eppure aveva una tenuta di strada straordinaria, grazie alla trazione anteriore (grande classico della marca sin dal 1934), al baricentro basso per via del motore boxer e alla corretta distribuzione delle masse. I freni erano entrobordo, cioè all’uscita del differenziale: c’era da dannarsi l’anima a cambiare le pastiglie (sulle ultime, quelle coi freni a disco, prima montava quattro tamburi) però la decelerazione era più efficace.