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Hypercar
La Mercedes-AMG One e le altre regine dei nuovi anni 20 - FOTO GALLERY

Cesare Nebbia
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Hypercar - La Mercedes-AMG One e le altre regine dei nuovi anni 20 - FOTO GALLERY

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Mercedes-AMG One. Di gran lunga una delle vetture più complesse mai sviluppate dai tecnici della Stella. L’idea di utilizzare lo stesso V6 1.6 turbobenzina della monoposto otto volte campione del mondo Costruttori di F.1 ha creato non pochi grattacapi agli ingegneri: sono passati ben cinque anni dalla sua prima apparizione, ma l’AMG One adesso è finalmente pronta a solcare la strada pubblica.

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Mercedes-AMG One. Rendere fruibile un propulsore di Formula 1 nei ritmi del traffico cittadino piuttosto che conformarlo alle stringenti normative Euro 6D sono già di per sé sfide enormi, ma non finisce qua: l’AMG One ha quattro motori elettrici, due per l’asse anteriore (la trazione è integrale), uno al posteriore e uno nel turbocompressore, per 1.063 CV di potenza combinata.

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Mercedes-AMG One. Considerata la complessità tecnica, il peso è contenuto: 1.695 kg. E con un’aerodinamica ispirata ai prototipi delle gare di durata, l’AMG One potrebbe stracciare record su record nei più importanti autodromi internazionali. Sarà lei la nuova regina del Nürburgring? Staremo a vedere.

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Aston Martin Valkyrie. Anche la gestazione della hypercar di Gaydon è stata più lunga del previsto: nata per competere nel WEC (il campionato mondiale endurance), la Valkyrie ha abbandonato il sogno delle competizioni a metà del suo sviluppo, ma non ha perso neanche un millimetro di tutta la sua aggressività tratteggiata dalla matita di Adrian Newey, il progettista più vincente della Formula 1, con dieci mondiali all’attivo.

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Aston Martin Valkyrie. Le enormi aperture nel suo fondo, simili a quelle di un’auto da corsa, non sono gli unici effetti speciali della Valkyrie. Basta un’accensione per capire che lì sotto canta qualcosa di speciale: stiamo parlando di un V12 aspirato di 6.5 litri prodotto dalla Cosworth e con la zona rossa a 11.100 giri. È abbinato a un sistema ibrido di tipo Kers costruito dalla Rimac (1.176 CV in totale) ed è stato testato per un utilizzo superiore ai 100 mila chilometri.

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Aston Martin Valkyrie. L’attenzione maniacale al peso e all’aerodinamica la rendono una degna sfidante della AMG One (suono a parte: qui l’inglese vince a mani basse). Le prime consegne degli esemplari di serie sono iniziate nei mesi scorsi e chissà, magari prima o poi questo autentico ''alieno'' arriverà pure tra i cordoli di Vairano...

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GMA T.50. Dall’uomo che sviluppò la mitica McLaren F1, ecco la sua erede spirituale: non viene da Woking ma porta direttamente il nome di Gordon Murray, ha il posto guida centrale e un V12 che ha il proposito superare per piacere di guida qualunque motore termico mai prodotto fino a questo momento.

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GMA T.50. La ventola al posteriore è una citazione del passato, oltre che un utile elemento aerodinamico dedito alla pulizia dei flussi d’aria nel sottoscocca, ma la T.50 non è stata creata per battere i record di velocità. Al centro, nel vero senso della parola, ci sono le emozioni del pilota che attraverso acceleratore e cambio manuale ha il compito di dirigere da 0 a 11.500 giri l’orchestra del V12, anche in questo caso di origine Cosworth.

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GMA T.50. Sensazioni esclusive e già sold out: i 100 esemplari sono già stati tutti venduti a un prezzo di 2,3 milioni di sterline. A questi se ne aggiungono altri 25 della T.50s, la versione non omologata per la strada ma dedicata esclusivamente ai trackday.

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Rimac Nevera. La storia di successo di Mate Rimac, molto probabilmente, sarà presto un caso di studio per giovani apprendisti stregoni dell'elettrico. Partito, letteralmente, dal garage di casa con l’elettrificazione di una BMW Serie 3 E30, oggi non è soltanto l’ad della Bugatti, ma progetta le tecnologie per le EV di mezza industria automobilistica: e nel tempo libero ha pure tirato fuori dal cilindro una hypercar elettrica da 2.000 CV.

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Rimac Nevera. Non si tratta di una prima per la Rimac: famosa la vettura rimasta coinvolta nell’incidente del conduttore inglese Richard Hammond, ma con la Nevera si raggiungono nuovi target di velocità e accelerazioni: 0-100 km/h in due secondi, 0-300 km/h in 9,3 secondi e velocità massima di 412 km/h.

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Rimac Nevera. Il merito di tanta potenza è da attribuire a quattro motori elettrici (uno per ruota), tenuti a bada da una sofisticassima gestione elettronica. Ad alimentare il tutto, un grande pacco batteria da 120 kWh per 550 chilometri di autonomia dichiarata. Sempre che riusciate a tenere a bada i bollori del vostro piede destro.

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Koenigsegg Gemera. Ibrida sì, ma come nessuna: la prossima hypercar della svedese Koenigsegg non ha nulla a che vedere con il resto della produzione automobilistica mainstream: è una coupé da 1.700 CV con il motore centrale, ma ha la trazione (termica) anteriore, quattro posti veri e due lunghissime portiere che si aprono verso l’alto.

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Koenigsegg Gemera. Il motore a benzina in questione è anch’esso di inedita concezione: ha tre cilindri (2.0 la cilindrata), due turbocompressori e sviluppa 600 CV. Gli altri 1.100 CV arrivano da un poker di motori elettrici che si occupano, tra le altre cose, di muovere le ruote posteriori, grazie all’energia fornita dal turbobenzina e dal pacco batteria a 800 V da 16,5 kWh.

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Koenigsegg Gemera. Un nuovo modo di vivere il concetto di hypercar, quello della Gemera, che combina la possibilità di portare a bordo più persone con oltre 400 km/h di velocità massima e pure una grande attenzione all’efficienza e alla riduzione delle emissioni.

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Pagani C10. Sarà presentato il 12 settembre a Milano il terzo grande capitolo della Pagani Automobili: ancora più esclusiva, ancora più ricercata in ogni dettaglio, la C10 farà, come da tradizione, della lavorazione certosina del carbonio e della maniacale attenzione al peso le sue grandi qualità, oltre a offrire un notevole piacere di guida: per la prima volta, infatti, il V12 biturbo (profondamente aggiornato rispetto alla Huayra) sarà abbinabile anche al cambio manuale. Come avveniva ai tempi della Zonda, che era ovviamente aspirata.

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McLaren Speedtail. In comune con la McLaren F1 ha l’iconica posizione di guida centrale con i due passeggeri ai lati e l’aspirazione di essere, oltre che velocissima, anche una confortevole GT. Ma le somiglianze finiscono qui, perché la Speedtail è ingegnerizzata con un unico grande obiettivo, ovvero minimizzare la resistenza aerodinamica alla ricerca della massima velocità.

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McLaren Speedtail. Nessun record in pista, quindi, ma una forma della carrozzeria che, forte dei 1.050 CV del V8 biturbo coadiuvato da un motore elettrico simile a quello utilizzato dalle monoposto di Formula E, permette alla Speedtail di superare in scioltezza i 400 km/h e di raggiungere i 300 km/h in poco meno di 13 secondi.

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McLaren Speedtail. A stupire sono inoltre alcuni dettagli, come gli alettoni di fibra di carbonio flessibile, le telecamere retrattili al posto degli specchietti e le coperture fisse per le ruote anteriori. Un oggetto per pochi, tanto per il concetto stesso di hyper-granturismo che rappresenta, quanto per il prezzo: i 106 esemplari sono stati venduti a oltre 2 milioni di euro ciascuno.

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Hennessey Venom F5. Cosa succede quando un preparatore texano si mette in testa di costruire un’auto di serie da 500 km/h? Il risultato è la Hennessey Venom F5, una hypercar tanto avanzata (la monoscocca e la carrozzeria sono di carbonio, per soli 1.385 kg di peso) quanto brutale. E legata alla sua terra natìa, tramite un grande V8 con albero a gomiti a croce da 6.5 litri di cilindrata.

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Hennessey Venom F5. Un otto cilindri yankee che grazie a numerose componenti sofisticate, come le valvole d’aspirazione di titanio e quelle di scarico di inconel e due enormi turbocompressori (la girante è di 7,6 cm di diametro), riesce ad erogare la bellezza di 1.842 CV e 1.617 Nm di coppia. Non resta che scoprire se riuscirà effettivamente a battere Bugatti e Koenigsegg nel Guinness World Record.

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Lotus Evija. La rinascita della Lotus sotto l’egida del gruppo Geely ha una copertina, un vero e proprio spartiacque tra passato e presente: è la Evija, la hypercar elettrica da 2.000 CV, diretta concorrente della croata Rimac Nevera.

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Lotus Evija. Il suo stile innovativo ha indicato la strada del futuro della Lotus, tanto sul fronte delle sportive termiche, come la Emira, quanto su quello dei modelli a batteria, come la Eletre. Sotto la carrozzeria ci sono quattro motori elettrici sviluppati dalla Williams Advanced Engineering, per uno 0-200 km/h in meno di sei secondi.

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Lotus Evija. Dopo alcuni ritardi causati dalla pandemia, lo sviluppo della hypercar è ripreso presso il circuito di Hethel e i primi esemplari di serie sono attesi il prossimo anno. L’assegno da staccare per mettersela in garage? Almeno 2 milioni di sterline.

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Bugatti Centodieci. Non potevamo non concludere questa carrellata di auto multimilionarie senza parlare di lei, la Bugatti, e più in particolare della sua ultima creazione, la Centodieci, un omaggio da 1.600 CV alla Bugatti EB110 degli anni 90.

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Bugatti Centodieci. Con sempre più contendenti alle calcagna, oggi i numeri della Bugatti fanno meno notizia di quando la Veyron infranse per la prima volta i 400 km/h, ma i risultati ingegneristici che la rendono una delle vetture più semplici e fruibili di questa categoria non possono essere sottovalutati.

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Bugatti Centodieci. I rigidi diktat imposti da Ferdinand Piëch ai suoi ingegneri nello sviluppo della Veyron valgono ancora oggi. Come ancora valido è il W16 quadriturbo, capace di spaziare dalle elevatissime prestazioni di cui è capace all'utilizzo nel traffico di Montecarlo. Lo stesso vale per la trasmissione doppia frizione a otto rapporti, ancora oggi un riferimento per la combinazione tra rapidità e fluidità dei cambi marcia.

Sembra ieri, ma sono già passati dieci anni da quando Ferrari, McLaren e Porsche si sfidarono a colpi di ibrido nel costruire la hypercar più veloce ed emozionante di sempre con la LaFerrari, la P1 e la 918 Spyder. Auto super innovative, capaci di indirizzare verso il futuro tre istituzioni dell’automobilismo sportivo, sperimentando senza compromessi i vantaggi dell’elettrificazione su vetture che al “green” dell’ecologia preferiscono l’inferno verde del Nürburgring.

Senza limiti. Un apice è stato raggiunto, ma l’evoluzione tecnologica non si è di certo fermata e, mai come oggi, ci ritroviamo di fronte a così tante nuove e differenti hypercar: automobili che ancora una volta provano a ridefinire il concetto stesso di sportività proiettandosi senza compromessi verso il futuro o, magari, aggrappandosi a quel passato di motori termici che in tanti oggi hanno paura di perdere.

Elettrico, ibrido, turbo, aspirato. A dieci anni di distanza gli attori in gioco sono cambiati, come scopriremo più nel dettaglio nella nostra rassegna, con una certa prevalenza di vetture del Regno Unito - sebbene non manchino incursioni da Stati Uniti, Germania, Svezia e tanti altri Paesi. E se l’ibrido ha rappresentato il tratto distintivo della “Holy Trinity” italo-anglo-tedesca del 2013, oggi l’unico limite all’ingegnerizzazione di queste vetture pare essere la fantasia: una forbice amplissima, che va dall’elettrico puro ai V12 aspirati e che fotografa un periodo come questo di grandi cambiamenti e ben poche certezze sul domani della mobilità.

Le “big” osservano. I protagonisti dell’eroica sfida del decennio scorso sono coloro che per il momento si sono esposti meno. Dalle parti di Maranello la combinazione dell’ibrido con il 12 cilindri aspirato - ovvero la “ricetta” della LaFerrari - non è stata ancora applicata su larga scala. In compenso, con la ottocilindrica plug-in SF90 Stradale, la Ferrari ha raggiunto le prestazioni di una hypercar con un modello di normale serie. A Woking, la McLaren P1 non è stata l’unica multimilionaria a uscire dalle porte della fabbrica (come vedrete nella gallery), ma nessun modello ne ha davvero raccolto l’eredità. Mentre in terra tedesca gli ingegneri della Porsche, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, paiono essere concentrati su altri progetti. Ecco dunque la fotografia delle più importanti hypercar del momento. E i tratti distintivi che potrebbero renderle nuove pietre miliari della grande storia dell’automobile.