Citroën - Il Double Chevron compie 100 anni - FOTO GALLERY
Il fondatore. Cessato il primo conflitto mondiale, nel novembre del 1918 André Citroën dà il via alla conversione della sua fabbrica di granate in un’industria automobilistica. Il suo obiettivo è quello di produrre automobili accessibili a tutti.
La nascita. Il 4 giugno del 1919 il primo modello della Citroën viene presentato ai parigini: è la Type A, una torpedo equipaggiata con un motore quadricilindrico da 1.323 cc e 8 CV. Nel primo anno ne verranno ordinate circa 10 mila unità. Aggiornata e rinominata B2, sarà venduta fino al 1924 in 60 mila esemplari.
Il logo. Il Double Chevron, già adoperato da André Citroën a partire dal 1902 per la sua produzione di componenti meccaniche e per sua successiva attività imprenditoriale, riproduce in forma stilizzata degli ingranaggi con le fattezze di due "V" sovrapposte e rovesciate.
La traversata. Nel 1922 lo Scarabée d’Or della Citroën è il primo cingolato della storia a effettuare la traversata del Sahara. L’itinerario Touggourt-Timbuctù-Touggourt viene percorso dal 17 dicembre 1922 al 7 marzo 1923.
Tout acier. A metà degli anni 20, il Double Chevron adotta la carrozzeria di acciaio (acier). La capostipite è la B10 del 1924, le cui lamiere tuttavia si mostreranno piuttosto sensibili al movimento della vettura. Meglio dalla successiva B12 del 1925, equipaggiata con un telaio pensato ab origine per una carrozzeria interamente di metallo.
Suggestiva. Da un’idea del fiorentino Fernando Jacopozzi, nel 1925 la Tour Eiffel viene illuminata con il nome Citroën. Per l’occasione, vengono adoperati 600 km di cavi elettrici e 250.000 lampadine.
Nuovi modelli. Nell’ottobre del 1928 vengono presentate a Parigi le vetture C4 e C6. Al pari di altri modelli, i loro nomi verranno riadoperati sulle Citroën del nuovo millennio. Nella foto, un depliant italiano della C6F nelle versioni Torpedo e Guida Interna.
Motore flottante. Nel 1932 André Citroën acquista il brevetto del motore flottante, una tecnologia che filtra le vibrazioni, grazie all’interposizione di supporti elastici tra il telaio e il propulsore. Questa soluzione verrà adottata progressivamente su tutte le vetture del marchio.
La serie Rosalie. Nello stesso anno vengono presentate le varie 8CV, 10CV e 15CV, tutte con monoscocca d’acciaio e motore flottante. Nel 1933 verranno ribattezzate Serie Rosalie in omaggio ai successi ottenuti dalla C6 Petite Rosalie nel motorsport. In quell’anno la vettura percorre 300 mila km in 134 giorni a 93km/h di media: un record mondiale.
Monoscocca. Con la serie Rosalie la Citroën adotta su larga scala la monoscocca, altra innovazione del marchio. Nella foto, un autobus viene adoperato per mostrare al pubblico la resistenza della carrozzeria “monopièce” d’acciaio della 8CV.
Trazione anteriore. Agli inizi degli anni 30 André Citroën ha in mente di ammodernare la gamma del Double Chevron, avviando lo studio di una vettura dal nome di progetto PV ("Petite Voiture") che sarebbe poi diventata la prima auto di serie ad adottare la trazione anteriore. Nella foto, un prototipo impegnato in una prova di durata.
L’ingegnere. Nel 1933 viene assunto dal Double Chevron André Lefebvre, un ingegnere aeronautico licenziato dalla Renault proprio nel giorno in cui presenta al patron della Losanga un suo progetto di vettura a trazione anteriore. È lui a lavorare al nuovo progetto di auto a trazione anteriore.
La vettura. In soli 18 mesi la vettura è pronta per la produzione e al Salone di Parigi viene presentata la 7, il primo modello della gamma Traction Avant.
Orgoglio italiano. Per le forme del veicolo viene incaricato il designer e scultore Flaminio Bertoni, italiano di Masnago (Varese), che per la prima volta nella storia dell’auto dà vita a una maquette a tre dimensioni per studiare le linee della Traction Avant. Diventerà il padre di alcune tra le più belle auto di sempre.
Passaggio di testimone. Lo sviluppo di modelli come la Traction Avant porta in dissesto il Double Chevron, che viene così acquisito nel dicembre 1934 dai fratelli Édouard e André Michelin, fondatori dell'azienda di pneumatici.
L’utilitaria. Nel 1938 viene avviato lo studio un’utilitaria economica, dal nome di progetto interno TPV ("Toute petite voiture"), che in seguito darà vita alla 2CV. La vettura non deve essere bella: la priorità, in questo caso, va alla funzionalità.
Il diktat. "Voglio quattro ruote sotto a un ombrello, capaci di trasportare una coppia di contadini con gli zoccoli, cinquanta chili di patate e un paniere di uova attraverso un campo arato. Senza rompere un uovo", appunta Pierre Boulanger, amministratore delegato del marchio, sulla sua Moleskine.
La guerra. La presentazione della TPV è in programma nel 1940-41 ma gli eventi bellici rinviano il tutto. Boulanger ordina di distruggere i prototipi per evitare che finiscano nelle mani dei nazisti, ma i progettisti disobbediranno eliminando solo quelli già scartati e proseguendo gli studi con una decina di muletti già approvati. Nella foto, un prototipo monofaro.
La 2CV. Prima di essere approvato, il disegno della vettura, giudicato sgraziato dallo stesso Boulanger, viene rivisto e ingentilito da Flaminio Bertoni, inizialmente escluso dal progetto. La vettura fa così il suo esordio nel 1948 con il nome di 2CV: diventerà una delle auto più iconiche della storia.
Il furgone. Quando la 2CV arriva sul mercato, il Type H è già in vendita da tempo. Presentato nel 1947, sarà uno dei più apprezzati e iconici furgoni di sempre. Anche in questo caso il progetto è del duo Lefebvre-Bertoni.
Furgonata. Nel 1951, quando i tempi di attesa per avere la 2CV arrivano ormai a sei anni, viene presentata la sua variante "Fourgonette".
Il capolavoro. Al Salone di Parigi del 1955 viene presentata la DS, un’auto all’avanguardia per stile e dotazioni., che raccoglie in pochi giorni di esibizione 80 mila ordini. Di fatto sostituirà la Traction Avant, le cui vendite cessano nel 1957 dopo 750 mila unità.
Innovativa. Al di là dello stile di Flaminio Bertoni, questa vettura si distingue per il curioso sistema di sospensioni idropneumatiche, già portate al debutto sulla Traction Avant 15SixH, ideate da Paul Magès. Verranno adoperate sui modelli alto di gamma del marchio fino al 2017.
Modulare. André Lefebvre progetta la vettura con elementi di carrozzeria leggeri e molto semplici da rimuovere. I cofani sono in alluminio, il tetto viene realizzato in vetroresina mentre il lunotto posteriore è in plexiglass.
Scoperta. Nel 1960 è la volta della DS 19 in versione Cabriolet, carrozzata dall’atelier Chapron. Come a suo tempo la berlina, debutta al Salone di Parigi.
Famiglia allargata. Nel 1961 debutta la Ami 6, dal caratteristico lunotto posteriore invertito. Questa vettura allarga la gamma del Double Chevron, collocandosi tra la 2CV e la DS.
Giardinetta. A partire dal 1964 la Ami 6 è disponibile anche in versione Break, ovvero station wagon.
Altra icona. La famiglia si allarga ancora: nel 1967 arriva l’utilitaria Dyane, altra icona del marchio. La vettura si colloca tra la 2CV e la Ami 6. Mantiene la grande capote della 2CV, in questo caso dotata di un sistema di apertura ad azionamento semplificato, adoperabile anche dall’interno del veicolo.
Trasformista. Nel 1968 debutta la mitica Mehari, una spiaggina con carrozzeria di plastica, che non teme la corrosione.
Auto dell’anno. All’inizio degli anni 70 viene presentata la GS, berlina dalla linea aerodinamica con sospensioni idropneumatiche. Sarà nominata auto dell’anno 1971. Nella foto, una GSpecial del 1977.
Parigi-Persepoli. Nel frattempo, nel 1970, va in scena il raid Parigi-Persepoli-Parigi, al quale partecipano ben 1.300 ragazzi con le loro 2CV, Dyane e Mehari. I chilometri da percorrere sono 13.800.
L’erede. Nell’ottobre del 1974 viene presentata la CX, che ha il compito di sostituire la gloriosa DS, in pensione dall’aprile del 1975. Suo punto forte, anche in questo caso, sono le sospensioni idropneumatiche. Anche la CX, come la GS, viene nominata Auto dell’anno.
L’era Peugeot. Nel 1976 la Peugeot rileva la Citroën, acquisendo quasi il 90% del capitale azionario: l’operazione dà il via al gruppo PSA. Il primo modello sotto l’egida del Leone è la LN, un’auto economica derivata dalla Peugeot 104. Dal 1978 verrà affiancata dalla LNA (nella foto), con un’evoluzione del motore.
Muso di maiale. Nel 1978 viene presentata a Parigi la Visa: insieme alla LNA, anch’essa presentata dalla Casa francese allo stesso Salone, è la prima auto di serie con accensione elettronica integrale. Prima del restyling, la sua curiosa calandra a forma di trapezio le farà guadagnare il nomignolo di "muso di maiale".
Stile anni 80. Altro modello gettonato è la berlina BX, presentata nel settembre del 1983.
Sospensioni hi-tech. Lanciata nel 1989, la XM è la nuova ammiraglia del marchio Citroën. Per la prima volta nella storia, fanno la loro comparsa su una vettura delle sospensioni idropneumatiche a gestione elettronica, denominate Hydractive.
Le prime elettriche. Negli anni 90 il Double Chevron è tra i primi marchi che sperimentano la propulsione elettrica, anche con prototipi avveniristici, come la Activa 2 e la Citela (nella foto). Quest’ultima viene ospitata nel padiglione francese dell’Expo di Siviglia.
Elettrica di serie. La AX Electrique è la prima elettrica di serie del Double Chevron e viene prodotta già a partire dal 1993. Ha un’autonomia di 80 km e batterie al nichel cadmio.
La monovolume. Prodotta dal 1999, la Xsara Picasso è una monovolume di successo sviluppata sulla piattaforma della berlina compatta Xsara.
Nuovi nomi. A partire dalla C3 del 2002 (nella foto), quasi tutti i nuovi modelli della Citroën si ispireranno alle denominazioni delle primissime auto del marchio. Le linee dell’utilitaria, nate dalla matita di Donato Coco Jean Pierre Ploué, si ispirano alle forme della 2CV.
La leggenda. Nel 2004 prende il via una clamorosa striscia di nove titoli consecutivi nel campionato del mondo rally conquistati da Sébastien Loeb, in coppia con Daniel Elena (nella foto), alla guida di vetture Citroën (la Xsara, la C4 e la DS3 WRC).
Tornano le DS. Con la DS3, torna il nome DS tra i modelli del Double Chevron. L’idea della Casa francese è quella di realizzare un portafoglio prodotti premium caratterizzati da tale denominazione. Seguiranno anche la DS4 e la DS5, prima che la gamma DS diventi un marchio a sé nel 2015.
Futuro elettrico? Già presentata al recente Salone di Ginevra, la concept elettrica Ami One è uno dei modelli che celebrano il centenario della Casa francese. Configurabile, prenotabile e gestibile tramite smartphone, questa vettura è destinata a soluzioni flessibili di mobilità, dal car sharing al noleggio a lungo termine.
L’altra concept. Del resto, la tendenza verso un futuro elettrico è confermata anche dalla 19_19, l’altra concept del centenario che, secondo la Casa, ha un’autonomia elettrica di 800 km. Non mancano sospensioni intelligenti con smorzatori idraulici progressivi.
Una fabbrica di munizioni organizzata secondo il metodo taylorista, capace di produrre fino a 50 mila granate al giorno. Proprio qui, nello stabilimento di quai de Javel, sulla rive gauche della Senna, prende vita al termine della prima guerra mondiale una delle più innovative Case automobilistiche di sempre, la Citroën.
L’idea. L’intuizione è di André Citroën, un ex studente del Politecnico con alle spalle una brillante esperienza all’Automobiles Mors e un brevetto di ingranaggi a cuspide (un dettaglio a cui rende omaggio il logo della Casa), che alla cessazione del conflitto decide di convertire la produzione della sua fabbrica in un’industria automobilistica. Con una grande ambizione: dare vita a una torpedo da offrire a prezzi accessibili e già carrozzata, al contrario delle auto della concorrenza, all’epoca vendute solo con telaio e motore.
L’esordio. Già a marzo del 1919 la Casa acquista una pagina intera su tutti i principali quotidiani d’Oltralpe dove compaiono le parole "10HP, la prima automobile francese costruita in grande serie": di fatto, una delle primissime pubblicità del mondo automotive su carta stampata. Un paio di mesi dopo, il 4 giugno del 1919, i parigini affollano la salle d’exposition Alda, agli Champs Élysées, per ammirare la Type A che ha un costo, molto competitivo, di 7.250 franchi. È l’inizio di una storia centenaria, che ripercorriamo a grandi linee nella nostra galleria di immagini, con i modelli più iconici, le curiosità e i grandi personaggi, tra cui l’italiano Flaminio Bertoni, del Double Chevron.