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Riarmo europeo
Renault entra nella difesa: 600 droni al mese. E altre Case auto sono già pronte

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Riarmo europeo - Renault entra nella difesa: 600 droni al mese. E altre Case auto sono già pronte

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Riarmo europeo - Renault entra nella difesa: 600 droni al mese. E altre Case auto sono già pronte

E alla fine arrivò la conferma alle indiscrezioni: il gruppo Renault ha in programma di produrre droni militari a lunga gittata per il ministero della Difesa francese. Come evidenziano più fonti, il business dei velivoli senza pilota nel settore bellico sarà minoritario per il gigante transalpino, non intaccando il core strategico delle auto.

Cosa dice Cambolive

“Siamo stati contattati alcuni mesi fa dal ministero delle Forze Armate per un progetto volto a sviluppare un’industria francese dei droni”, ha dichiarato Fabrice Cambolive, CEO del marchio Renault, in un’intervista a BFM TV martedì. “Ci hanno interpellati per la nostra competenza industriale e produttiva. Il progetto è attualmente in corso”. Quindi, si tratta di rendere operativa l’idea. La Casa farebbe la struttura dei droni: il carico utile e altri componenti militari saranno integrati da partner specializzati. L’azienda partecipa così al programma Chorus, che nasce per unire la potenza produttiva di Boulogne-Billancourt con l’ingegno progettuale della Turgis & Gaillard, specializzata nel settore dell’aerospazio.

Le indiscrezioni sulla produzione a Le Mans e Cléon

Ogni mese, Renault produrrebbe 600 droni militari a lungo raggio a controllo remoto: usciranno dalle fabbriche di Le Mans e Cléon, in un contratto che potrebbe valere fino a un miliardo di euro in 10 anni se ci sarà la convalida degli ordini da parte della Direction Générale de l’Armement. I velivoli potrebbero essere impiegati sia per eseguire attività di intelligence sia in configurazioni d’attacco.

I fattori critici di un contesto delicato

La conferma di Renault segue voci che da mesi coinvolgono i principali player automotive e della componentistica: pesano vari fattori critici che stanno ridisegnando gli equilibri industriali globali. Anzitutto, la debolezza della domanda elettrica in Europa e la pressione esercitata dalla competitività dei marchi cinesi. Da Bruxelles, inoltre, arrivano segnali inequivocabili: l’Unione Europea deve accelerare sulla difesa in chiave di deterrenza anti Russia perché, col protrarsi del conflitto in Ucraina, servirebbe uno scudo continentale. L’incremento della spesa pubblica per la difesa e l’accesso agevolato ai fondi europei fungono da catalizzatori, rendendo attrattiva la riconversione degli impianti delle aziende automobilistiche.

I big in partita: Valeo, Schaeffler e Volkswagen

In Francia, la Valeo avrebbe sottoscritto un “patto droni” che include 100 società di varie dimensioni. In Germania, il gigante tedesco dell’indotto Schaeffler e la startup tedesca di droni Helsing hanno firmato un memorandum per cooperare sullo sviluppo e la produzione di droni. Il gruppo Volkswagen è disposto a valutare l’opzione di tornare a produrre veicoli armati. Intanto, il gigante tedesco della difesa Rheinmetall ha messo gli occhi sul sito VW di Osnabrück, fabbrica a rischio per la fine delle commissioni civili nel 2027.

Orizzonte incerto tra auto e difesa

La mossa di Renault potrebbe rappresentare un esperimento di diversificazione che riflette la complessità del momento storico, come attività marginale, per non farsi trovare impreparati di fronte ai nuovi assetti geopolitici. Il settore auto si muove infatti con orizzonti incerti condizionati dalla transizione energetica, spingendo i giganti industriali a esplorare strategie di adattamento.