Guerra in Iran
Auto elettriche e crisi energetica: perché i prezzi alle colonnine non sono ancora saliti (e cosa può succedere)
Mentre i prezzi dei carburanti si sono impennati, gli automobilisti che si spostano in elettrico si chiedono quando e se toccherà anche a loro. In fondo, il prezzo del gas, a cui è legato quello dell’elettricità, è già cresciuto a causa dell’ischemia nelle forniture provocata dalla chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transitano le navi cariche di gas qatariota, che rappresenta quasi un quinto del monte acquisti italiano. E questo ha già fatto sentire i suoi effetti sul PUN, il prezzo unico nazionale all’ingrosso dell’energia.
Ma tutto ciò finora, con sorpresa di molti, non si è tradotto in un salasso alla colonnina di ricarica. Come mai?
Il PUN, dall’inizio del conflitto a oggi, è aumentato del 60%, da 105,25 euro/MWh a 168,54 euro/MWh. “Ed è probabilmente destinato a salire ancora”, rileva Naso, “di pari passo con l’aumento del gas, che incide per circa il 30‑40% sulla formazione del PUN. Ma alla fine la componente energia è solo uno degli elementi che compongono il prezzo all’utente finale, di cui rappresenta circa un quarto”.
È evidente come il tempo sia un fattore chiave in questa situazione. “La durata della crisi è ovviamente una variabile rilevante. Più si protrarrà, più saranno probabili effetti destabilizzanti sui prezzi finali alle colonnine, perché il PUN continuerà a salire e aumenterà anche la probabilità che alcuni contratti di fornitura arrivino nel frattempo in scadenza, aprendo la strada a una revisione delle condizioni economiche”.