Cerca

Industria e Finanza

Guerra in Iran
Si può davvero tassare chi specula sui carburanti? Extraprofitti, l’idea di Meloni e cosa dice la legge

1 / 5

Guerra in Iran - Si può davvero tassare chi specula sui carburanti? Extraprofitti, l’idea di Meloni e cosa dice la legge

2 / 5

Guerra in Iran - Si può davvero tassare chi specula sui carburanti? Extraprofitti, l’idea di Meloni e cosa dice la legge

3 / 5

Guerra in Iran - Si può davvero tassare chi specula sui carburanti? Extraprofitti, l’idea di Meloni e cosa dice la legge

4 / 5

Guerra in Iran - Si può davvero tassare chi specula sui carburanti? Extraprofitti, l’idea di Meloni e cosa dice la legge

5 / 5

Guerra in Iran - Si può davvero tassare chi specula sui carburanti? Extraprofitti, l’idea di Meloni e cosa dice la legge

Nessuna discesa in campo dell’Italia nel conflitto iraniano, ma una risposta tutta interna, economica e mirata. È questo il messaggio arrivato oggi dal Senato, dove Giorgia Meloni ha tracciato la linea del governo davanti all’ennesima fiammata dei prezzi energetici.

L’idea è semplice, almeno nelle parole: evitare che l’emergenza si trasformi in un’occasione di guadagno per pochi, mentre famiglie e imprese pagano il conto. E se qualcuno sta “speculando sulla crisi”, il governo è pronto a intervenire.

Ma si può davvero tassare chi specula sui carburanti? E soprattutto: esiste già uno strumento per farlo? Per capirlo bisogna guardare a ciò che è già stato fatto in passato. In particolare, al precedente del governo Draghi, che nel 2022 mise mano agli extraprofitti dell’energia. Un modello che oggi torna al centro del dibattito.

Caro carburanti, no alla speculazione

“Riguardo all’attuale aumento dei prezzi dei carburanti”, ha spiegato Meloni, c’è un messaggio diretto “a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese”. L’obiettivo dichiarato è impedire che la crisi diventi terreno di speculazione, anche ricorrendo - se necessario - a una maggiore tassazione delle aziende responsabili.

Un avvertimento politico, prima ancora che tecnico. Ma che apre subito una domanda concreta: come farlo, senza effetti collaterali?

Il precedente: cosa fece Draghi nel 2022

Il riferimento implicito è il decreto legge 21/2022, varato nel pieno della crisi energetica. In quel contesto il governo Draghi introdusse un contributo solidaristico straordinario a carico delle imprese energetiche.

Il meccanismo era preciso: un’aliquota del 10% sull’incremento del saldo tra operazioni attive e passive, applicata solo alle aziende che avevano registrato un aumento significativo dei ricavi oltre 5 milioni di euro e almeno il 10% in più rispetto all’anno precedente.

Non una tassa sull’utile ordinario, ma un prelievo mirato sui profitti eccezionali, maturati grazie all’impennata dei prezzi di gas e petrolio.

Chi potrebbe essere colpito oggi

Se il governo Meloni decidesse di ripercorrere quella strada, il perimetro potrebbe essere simile. Non solo chi estrae gas o produce elettricità, ma l’intera filiera energetica:
società di estrazione, importatori di gas e petrolio, raffinatori, grossisti, distributori di prodotti petroliferi e alcuni operatori della vendita di energia.

Un raggio d’azione ampio, pensato proprio per intercettare i guadagni legati all’emergenza.

Il rischio boomerang sui prezzi

Il nodo resta sempre lo stesso: chi paga davvero alla fine?
In teoria, una tassa sugli extraprofitti potrebbe essere scaricata sui consumatori. Proprio per evitare questo effetto, il modello Draghi prevedeva una vigilanza rafforzata dell’Antitrust, con il supporto della Guardia di Finanza, contro eventuali ripercussioni indebite sui prezzi al consumo.

Un’impostazione prudente: colpire gli extra‑guadagni, senza alimentare nuovi rincari.

Dove finirebbero le risorse

Seguendo lo stesso schema, i proventi potrebbero essere destinati a misure di compensazione sociale:
dal rafforzamento dei bonus per le famiglie con ISEE basso ai crediti d’imposta per le imprese non energivore colpite dai rincari di elettricità e gas.

L’obiettivo sarebbe finanziare una sorta di economia di emergenza, legata alle tensioni in Medio Oriente, senza aumentare il debito pubblico.

Accise mobili: la porta resta socchiusa

Resta infine il tema delle accise mobili. “Stiamo valutando di attivarle nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile”, ha precisato Meloni.
Un meccanismo già visto: nel 2022, grazie alle entrate attese dagli extraprofitti, il governo Draghi tagliò le accise di 30 centesimi al litro, IVA inclusa.

La storia, ancora una volta, sembra pronta a ripetersi. Con le stesse domande di fondo: chi paga la crisi, e fino a che punto lo Stato può intervenire?