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F1, GP Cina
Kimi Antonelli conquista la sua prima pole in carriera

Davide Reinato
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F1, GP Cina - Kimi Antonelli conquista la sua prima pole in carriera

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F1, GP Cina - Kimi Antonelli conquista la sua prima pole in carriera

Shanghai arriva il lampo che mancava da quasi diciassette anni: Andrea Kimi Antonelli porta l’Italia in pole position, conquistando la prima posizione nello schieramento del Gran Premio della Cina. L’ultimo italiano a firmare una pole era stato Giancarlo Fisichella a Spa, nel 2009.

Il più giovane poleman della storia

Ci sono pole position che valgono per la classifica del weekend e altre che si prendono qualcosa di più. Quella di Andrea Kimi Antonelli a Shanghai appartiene alla seconda categoria. Perché non è soltanto la prima della sua carriera in Formula 1, ma anche quella che riporta un pilota italiano davanti a tutti dopo un’attesa infinita.

Il dato, però, non basta da solo a spiegare il peso del sabato del bolognese. Antonelli non si è ritrovato lì per un incastro favorevole o per una qualifica impazzita. Ha fatto la pole perché è stato rapido, pulito, freddo nel momento in cui bisognava mettere insieme il giro che conta. E nel farlo si è preso pure il record di più giovane poleman della storia del circus, togliendolo a Sebastian Vettel

Prima fila Mercedes, nonostante i problemi

Il sabato di Shanghai, in realtà, stava quasi per trasformarsi in un mezzo disastro per George Russell. L’inglese, che fin qui è sembrato il più solido del lotto, ha rischiato seriamente di non giocarsi la Q3 dopo essere rimasto fermo in pista appena iniziata la fase decisiva. Per qualche minuto si è anche pensato che la sua qualifica fosse sostanzialmente finita lì, congelata in una decima posizione che avrebbe avuto il sapore dell’occasione buttata.

Poi Russell è tornato a girare a tre minuti dalla fine e ha fatto quello che fanno i piloti forti quando il contesto si mette male: ha salvato il salvabile, e quasi l’ha trasformato in un colpo pieno. Secondo tempo, prima fila tutta Mercedes, e un’altra conferma di quanto la W17 sia, oggi, la monoposto di riferimento. 

Ferrari più vicina

La notizia migliore per Maranello è che il distacco in questa qualifica si è accorciato. Non abbastanza, ma quanto basta per evitare il tono sconsolato del venerdì. A Shanghai la Ferrari ha chiuso una parte del gap e ha terminato la qualifica con Hamilton terzo e Leclerc quarto, raccolti in pochi millesimi tra loro e a circa tre decimi dal vertice Mercedes.

Per Lewis il risultato ha quasi un’aria naturale, vista la confidenza che ha sempre avuto con questo circuito. Shanghai gli piace, e si vede. Il terzo posto racconta di una Ferrari che qui, almeno sul giro secco, è riuscita a trovare una forma più credibile. Leclerc gli è rimasto subito dietro, staccato di appena 13 millesimi, confermando che la SF-26, quando trova la finestra giusta, può stare molto più vicino alle Frecce d’Argento di quanto non si fosse visto all’inizio del weekend.

Poi resta il punto vero, che in casa Ferrari conoscono benissimo: la partenza potrebbe giocare di nuovo a vantaggio del Cavallino, ma a quel punto bisognerà fare un mezzo miracolo per sbarazzarsi delle due Mercedes e tentare il colpaccio. Missione difficile, certo, ma non certo impossibile.

Il resto della Top 10

Dietro al quartetto di testa, la McLaren è cresciuta col passare delle sessioni, ripresentandosi quando conta con un passo meno opaco del previsto. Piastri e Norris hanno rispettivamente chiuso quinto e sesto, senza però riuscire davvero a entrare nel discorso per le prime due file. Sono lì, presenti, ordinati, ma ancora senza il morso necessario per cambiare il quadro.

Molto più interessante, invece, il lampo di Pierre Gasly. Il francese ha portato l’Alpine al settimo posto con una qualifica di sostanza, di quelle che contano perché vanno oltre il semplice giro ben riuscito. L’A526 continua a sembrare una macchina decorosa, forse anche qualcosa in più, e il francese sta estraendo parecchio da un pacchetto che non parte certo con i favori del pronostico.

Subito dietro, però, c’è il dato che fa più rumore. Le due Red Bull sono finite alle spalle dell’Alpine, con Verstappen e Hadjar ottavo e nono. E non è tanto la posizione in sé a impressionare, quanto l’aria generale che accompagna la RB22: una monoposto senza mordente, incapace di salire davvero di tono quando la pista si gomma e il cronometro chiede chiarezza. Il fatto che tra i due piloti ci siano appena 129 millesimi racconta anche un’altra cosa: Hadjar si è già inserito bene, sì, ma soprattutto questa Red Bull, oggi, non sembra permettere a nessuno di inventarsi molto. A chiudere la top ten c’è Oliver Bearman

Nelle retrovie

Appena fuori dalla Q3 si è fermato Nico Hülkenberg, beffato per appena 2 millesimi. Una sberla minima, quasi offensiva per quanto è sottile, ma che non cancella il buon momento dell’Audi. La R26 si conferma una vettura da zona punti, mentre il tedesco continua a fare il suo mestiere con la precisione che gli si conosce.

In fondo, purtroppo, il paesaggio sta diventando fin troppo familiare. Williams, Aston Martin e Cadillac sono ancora le tre realtà eliminate già in Q1.  La Williams continua a portarsi dietro un sovrappeso enorme, 28 chili, che in Formula 1 sono un macigno. Albon e Sainz si sono dovuti fermare lì, in diciassettesima e diciottesima posizione. Fa quasi tenerezza, sportivamente parlando, il giro finale dello spagnolo: buono, pulito, persino notevole se letto alla luce delle condizioni della FW48.

Dietro di loro Alonso continua a recitare la parte dell’unico uomo che tiene in piedi l’immagine prestazionale dell’Aston Martin. Diciannovesimo non è una posizione da celebrare, ma oggi la AMR26 non consente molto di più. E perfino quel piazzamento assume un senso solo se lo si guarda rispetto a Stroll e alle due Cadillac, ancora una volta sul fondo. Perez scatterà ultimo dopo un weekend tormentato da problemi, mentre Bottas almeno si è tolto la soddisfazione minima di mettersi dietro il compagno e una Aston Martin.