Tesla
Dopo i vandalismi, arriva il doxxing di Dogequest
Immaginate che tutti i vostri dati finiscano online solo per aver comprato un’auto. Si tratterebbe di "doxxing", ovvero quanto sta succedendo a migliaia di statunitensi che fino a qualche mese fa potevano dirsi felici possessori di una Tesla. E che ora sono finiti su un sito, Dogequest. È solo l'ultimo avvitamento della spirale negativa di che sta accompagnando il marchio di elettriche dallo sbarco di Musk in politica: tra braccia alzate, molotov e auto incendiate non mancano neppure i contraccolpi di mercato, con un'emorragia globale delle vendite (tranne nel Regno Unito).
C'è pure la molotov. Ma torniamo a Dogequest. Il sito, che risulta registrato tramite un provider noto per attività fraudolente, offre una mappa interattiva degli Stati Uniti che permette di individuare gli acquirenti di Tesla, identificati tramite icone a forma di T, il logo della Casa. Ora risulta irraggiungibile, ma fino a un paio di giorni fa, cliccando sulle icone con un cursore a forma di molotov, si potevano conoscere i dettagli personali di migliaia di proprietari di Tesla: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono ed email.
Tra cani e "dogi". Accanto alle T ci sono le icone di un cane. Non certo un quadrupede qualsiasi ma Doge, lo shiba inu dall’aria non proprio intelligente che è la mascotte della criptovaluta-meme di Musk, Dogecoin, e ha dato il nome a quel Department of Government Efficiency (Doge, appunto) in cui Elon sta facendo saltare teste nell’amministrazione pubblica statunitense. Ecco, cliccando sui vari Doge si potevano conoscere invece i dettagli degli impiegati del nuovo dipartimento muskiano.
Prima vendi Tesla. Da ultimo, tramite la mappa è possibile conoscere dove si trovano i Supercharger statunitensi e gli showroom di Tesla. Diversi siti Usa e forum hanno controllato i dati di alcuni acquirenti e confermato che molti erano corretti (negozi e colonnine invece risultano spesso fuori posto). Un fatto grave, anzi illegale: il doxxing (o d0xing), la pratica nata col web di diffondere online informazioni personali e private, negli Usa come in Europa può portare a pene pecuniarie se non alla detenzione.
C'è anche la guida. E poco vale il proclamato intento goliardico degli autori (Dogequest "collega tra loro i proprietari di Tesla che la pensano allo stesso modo", scrivono) perché per essere cancellati, affermano, bisogna fornire la prova di aver venduto la propria Tesla. In più, a chi si imbarca in qualche missione "anti-Tesla", Dogequest consiglia di consultare il No Trace Project, un insieme di strumenti per "agire senza farsi prendere". Infine, un avvertimento: se Dogequest dovesse sparire, sarebbe facilissimo da duplicare. E lo stesso sito spiega come farlo.