Questioni di stile - Quelle brutte che (anni dopo) piacciono
Ford Anglia 105 E (1959-1967). Non si può catalogare come brutta una berlina che, per prima (la più spesso citata Citroën Ami 6 arrivò due anni dopo), ebbe la sfrontatezza di invertire il lunotto.
Ford Anglia 105 E (1959-1967). Non si può catalogare come brutta una berlina che, per prima (la più spesso citata Citroën Ami 6 arrivò due anni dopo), ebbe la sfrontatezza di invertire il lunotto.
Simca 1000 (1961-1978). Disegnata da Mario Revelli di Beaumont, è una delle rare piccole tre volumi che ha una sua armonia: non sembra, infatti, un’auto più grossa in scala ridotta.
Simca 1000 (1961-1978). Disegnata da Mario Revelli di Beaumont, è una delle rare piccole tre volumi che ha una sua armonia: non sembra, infatti, un’auto più grossa in scala ridotta.
Fiat Multipla (1998-2010). Il suo profilo "a caffettiera" non era solo bizzarro: serviva a far viaggiare, con decoroso confort, sei persone su due file in meno di quattro metri di lunghezza.
Fiat Multipla (1998-2010). Il suo profilo "a caffettiera" non era solo bizzarro: serviva a far viaggiare, con decoroso confort, sei persone su due file in meno di quattro metri di lunghezza.
Volvo 145 (1967-1974). Le sue forme angolose e severe, apparentemente negazione di ogni fantasia, fecero da base alla successiva Serie 200. Che impose la moda delle station in Italia.
Volvo 145 (1967-1974). Le sue forme angolose e severe, apparentemente negazione di ogni fantasia, fecero da base alla successiva Serie 200. Che impose la moda delle station in Italia.
Fiat 600 Multipla (1956-1967). "Come posso sostenere che quest’auto è una 600, se il davanti è tutto diverso?", si chiese l’ingegner Dante Giacosa. Facile: mantenendo uguale il posteriore…
Fiat 600 Multipla (1956-1967). "Come posso sostenere che quest’auto è una 600, se il davanti è tutto diverso?", si chiese l’ingegner Dante Giacosa. Facile: mantenendo uguale il posteriore…
Matra Ranch (1977-1984). La chiamavano "la Range dei poveri". Era in realtà un geniale incastro tra la scocca del pick-up Simca 1100 e una cellula posteriore in materiali plastici.
Matra Ranch (1977-1984). La chiamavano "la Range dei poveri". Era in realtà un geniale incastro tra la scocca del pick-up Simca 1100 e una cellula posteriore in materiali plastici.
Alfa Romeo Arna (1983-1987). La carrozzeria della Datsun Cherry, la meccanica della 33: un’idea non condivisibile sul piano industriale. Però lo stile non era orribile: solo anonimo.
Alfa Romeo Arna (1983-1987). La carrozzeria della Datsun Cherry, la meccanica della 33: un’idea non condivisibile sul piano industriale. Però lo stile non era orribile: solo anonimo.
NSU Prinz (1961-1973). Citava la linea personale della Chevrolet Corvair. Esattamente come faceva la Fiat 1300/1500. Ma in questo caso il motore posteriore la relegò tra le auto-barzelletta.
NSU Prinz (1961-1973). Citava la linea personale della Chevrolet Corvair. Esattamente come faceva la Fiat 1300/1500. Ma in questo caso il motore posteriore la relegò tra le auto-barzelletta.
Lancia Gamma (1976-1984). Accanto alla ben più riuscita coupé sfigurava. Ma aveva un posteriore originale e fu l’unica auto 100% Lancia dopo l’acquisizione da parte della Fiat.
Lancia Gamma (1976-1984). Accanto alla ben più riuscita coupé sfigurava. Ma aveva un posteriore originale e fu l’unica auto 100% Lancia dopo l’acquisizione da parte della Fiat.
Alfa Romeo Alfa 6 (1979-1987). Pronta nel 1973, rimase in stand by per ben sei anni a causa della crisi petrolifera. Non era sgradevole, semplicemente uscì vecchia. Il che è ben diverso.
Alfa Romeo Alfa 6 (1979-1987). Pronta nel 1973, rimase in stand by per ben sei anni a causa della crisi petrolifera. Non era sgradevole, semplicemente uscì vecchia. Il che è ben diverso.
Volkswagen-Porsche 914 (1969-1975). Da quasi mezzo secolo fa storcere il naso ai puristi, ma fu una cooperazione intelligente, con uno stile dai vari elementi di originalità.
Volkswagen-Porsche 914 (1969-1975). Da quasi mezzo secolo fa storcere il naso ai puristi, ma fu una cooperazione intelligente, con uno stile dai vari elementi di originalità.
Autobianchi A111 (1969-1972). Nata dal ripescaggio di un figurino di stile per la Fiat 124, questa berlina dalla linearità quasi estrema fu la prima auto italiana coi fari rettangolari.
Autobianchi A111 (1969-1972). Nata dal ripescaggio di un figurino di stile per la Fiat 124, questa berlina dalla linearità quasi estrema fu la prima auto italiana coi fari rettangolari.
Hyundai Atos (1997-1999). Le sue forme alte e strette, con tanto di finta presa d’aria sul montante posteriore, fecero discutere. È stata una delle citycar più intelligenti del suo tempo.
Hyundai Atos (1997-1999). Le sue forme alte e strette, con tanto di finta presa d’aria sul montante posteriore, fecero discutere. È stata una delle citycar più intelligenti del suo tempo.
Tatra 603 (1955-1975). Aveva forme ardite per l’epoca e un bel V8 montato a sbalzo dietro. Era l’auto dell’apparato cecoslovacco: avanti di molte lunghezze rispetto alle Zil sovietiche.
Tatra 603 (1955-1975). Aveva forme ardite per l’epoca e un bel V8 montato a sbalzo dietro. Era l’auto dell’apparato cecoslovacco: avanti di molte lunghezze rispetto alle Zil sovietiche.
Fiat Duna (1987-1991). Ha avuto una colpa: arrivare nel momento sbagliato, negli anni degli yuppies. Oggi, che siamo più concreti, la chiameremmo "no frills" (letteralmente, senza fronzoli). E non la disdegneremmo.
Fiat Duna (1987-1991). Ha avuto una colpa: arrivare nel momento sbagliato, negli anni degli yuppies. Oggi, che siamo più concreti, la chiameremmo "no frills" (letteralmente, senza fronzoli). E non la disdegneremmo.
Nissan Cube Z12 (2008-2013). È la sola auto al mondo con un posteriore così asimmetrico: con il portellone ad apertura laterale che, solo a sinistra, "sfonda" nella terza luce laterale.
Nissan Cube Z12 (2008-2013). È la sola auto al mondo con un posteriore così asimmetrico: con il portellone ad apertura laterale che, solo a sinistra, "sfonda" nella terza luce laterale.
BMW 700 (1959-1965). Guardata con sufficienza dai collezionisti, è una vetturetta di stile italiano (la disegnò Michelotti) grazie a cui la Casa di Monaco si salvò dalla crisi degli anni 50.
BMW 700 (1959-1965). Guardata con sufficienza dai collezionisti, è una vetturetta di stile italiano (la disegnò Michelotti) grazie a cui la Casa di Monaco si salvò dalla crisi degli anni 50.
Trabant 601 (1964-1991). A parte che ha fatto da simbolo al crollo del muro di Berlino, era avantissimo per l’epoca: trazione anteriore, ruote indipendenti, carrozzeria di plastica.
Trabant 601 (1964-1991). A parte che ha fatto da simbolo al crollo del muro di Berlino, era avantissimo per l’epoca: trazione anteriore, ruote indipendenti, carrozzeria di plastica.
Renault 14 (1976-1983). A rovinarne la reputazione provvide una pubblicità, che la paragonava a una pera. In realtà aveva forme altamente ardite e innovative.
Renault 14 (1976-1983). A rovinarne la reputazione provvide una pubblicità, che la paragonava a una pera. In realtà aveva forme altamente ardite e innovative.
Dino 208 GT4 (1974-1980). Dopo la bellezza della precedente 206/246, questa carrozzeria di Bertone fu poco apprezzata. Non negli Usa, dove l’importatore fu costretto a rimarcarla Ferrari.
Dino 208 GT4 (1974-1980). Dopo la bellezza della precedente 206/246, questa carrozzeria di Bertone fu poco apprezzata. Non negli Usa, dove l’importatore fu costretto a rimarcarla Ferrari.
Fiat 850 (1964-1971). Ricavata da un sostanzioso restyling della 600, fatto in economia, questa sgraziata, tenera vetturetta che ha motorizzato tante famiglie italiane inizia oggi a essere riscoperta.
Fiat 850 (1964-1971). Ricavata da un sostanzioso restyling della 600, fatto in economia, questa sgraziata, tenera vetturetta che ha motorizzato tante famiglie italiane inizia oggi a essere riscoperta.
Mazda 121 (1990-1996). Probabilmente, l’auto reale più vicina, per stile e simpatia, alla 313 di Paperino. Compatta (3,80 metri), raffinata (era un 16 valvole) e con un maxi tetto apribile di tela.
Mazda 121 (1990-1996). Probabilmente, l’auto reale più vicina, per stile e simpatia, alla 313 di Paperino. Compatta (3,80 metri), raffinata (era un 16 valvole) e con un maxi tetto apribile di tela.
Renault 4 (1961-1992). Per i canoni estetici degli anni 60, piuttosto rigidi, era considerata un’auto pratica fin che volete, ma brutta. Oggi nessuno si sogna nemmeno di considerarla tale.
Renault 4 (1961-1992). Per i canoni estetici degli anni 60, piuttosto rigidi, era considerata un’auto pratica fin che volete, ma brutta. Oggi nessuno si sogna nemmeno di considerarla tale.
Peugeot 604 (1975-1985). Squadratissima, venne giudicata anonima e severa. Oggi quella che fu l’auto di rappresentanza dei notabili francesi viene apprezzata per il suo understatement.
Peugeot 604 (1975-1985). Squadratissima, venne giudicata anonima e severa. Oggi quella che fu l’auto di rappresentanza dei notabili francesi viene apprezzata per il suo understatement.
Innocenti Regent (1973-1975). Omologa italiana dell’Austin Allegro, aveva un volante quadrangolare e uno stile tutto suo che non piacque. Però, diciamolo, non era poi così terribile.
Innocenti Regent (1973-1975). Omologa italiana dell’Austin Allegro, aveva un volante quadrangolare e uno stile tutto suo che non piacque. Però, diciamolo, non era poi così terribile.
Sfidando l’antica massima secondo la quale sui gusti non si discute, dopo avervi raccontato le vetture a nostro avviso meno riuscite della storia, quelle la cui poca grazia appariva fine a se stessa, vi proponiamo un percorso inverso, ma per certi versi complementare: i modelli, cioè, che - da sempre accompagnati da una fama di scarsa avvenenza - non meritavano di essere catalogati come flop, quantomeno non dal punto di vista estetico.
Riabilitiamole. Spesso, dietro queste bocciature un po’ affrettate, ci sono confusioni non da poco: se una vettura è stata un fallimento industriale, automaticamente si conclude che non è bella (e le due cose evidentemente non combaciano), e altrettanto avviene se non aveva tra i suoi massimi pregi quello della tenuta di strada (cosa che in un passato non vicino era tutt’altro che infrequente). Spesso, auto che gli americani catalogherebbero come lemon car (tradotto liberamente, ma efficacemente: bidoni) non sono state per forza di cose discutibili dal punto di vista estetico. Eccovi dunque, nella gallery sopra, una carrellata di vetture da riabilitare, in cui spieghiamo perché, secondo noi, non erano affatto da bocciare. Rimanendo, come sempre, aperti ai suggerimenti e alle controdeduzioni che vorrete condividere con noi.