La storia si può raccontare in tanti modi. Prendi quella della Fiat Panda, per esempio, che è cominciata nel 1980. Anno mitico, tra l’altro, non c’è che dire. Lo so, una definizione così non si potrebbe negare a nessuna annata, perché qualcosa di formidabile, in 365 giorni, succede per forza. Ma, tanto per mettere i puntini sulle “i”, qui i giorni sono 366. Insomma, è bisestile, nel bene e nel male.
Fiat Panda, il segreto di un successo
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Che anno il 1980!
Pronti via a gennaio, a Palermo, viene assassinato il fratello dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La cronaca nera prosegue poi con l’omicidio del giornalista Walter Tobagi e chiude, a New York, con quello del cantante John Lennon. Intanto a giugno, a Ustica, era precipitato il DC9 dell’Itavia mentre ad agosto esplodeva la bomba alla stazione di Bologna. Te l’avevo detto che era bisestile…
Cambiando colore alla cronaca, negli Usa succedono un altro paio di cose: Ronald Reagan, da attore a Hollywood, diventa presidente a Washington e, tanto per, nasce pure la CNN. Dall’altra parte del mondo, in Giappone, s’inventano Pac-Man, mentre l’eterno secondo che sarà, Toto Cutugno, trionfa a Sanremo! Insomma, in questa cornice pirotecnica ci mettiamo dentro una bella foto della nuova Fiat Panda e vissero tutti felici e contenti. Ma magari tu sei uno di quelli che pensano che per fare una storia non bastino solo nomi e numeri. Molto bene, perché lo sono anch’io. Specie quando bisogna raccontare un’auto che, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.
Nasce la “macchina jeans”
Ma la verità è che la Panda non nasce a Torino. Nessuna teoria complottista, per carità, riconosco a Giorgetto Giugiaro la paternità del disegno e a Carlo De Benedetti l’ideazione del modello. Non penso neanche che sia cascata dal cielo come un meteorite. Eppure, unendo puntini e allineando gli astri, salta fuori che la voglia di una 2CV all’italiana, una “macchina jeans”, come la definì il suo ideatore, fece la sua comparsa nel 1976.
Per la datazione non servono competenze da archeologi o esami al carbonio-14: De Benedetti, in Fiat, ci sta solo 100 giorni. Tanto facile. Un altro elemento da tener presente è che a metà degli anni 70, la cappa che si respira nelle città fa venir voglia di evasione. Gli anni di piombo tengono tutti col fiato sospeso e a rubare l’aria che resta ci pensano le automobili. E in tutto questo grigiore urbano, nel 1975 (nota bene, un anno prima del ‘76 di cui sopra), l’immaginario italiano riscopre che la provincia è bella, il campanilismo buono, le piazze gradevoli e il mulino… Bianco (già, il noto marchio di biscotti nasce proprio allora). Insomma, si comincia a sognare (e a far sognare) la casa in campagna, la vita all’aria aperta, il ritorno alle origini del “poveri, ma belli”. Come vedi l’habitat si fa sempre più giusto perché la nuova specie automobilistica si trovi sempre a suo agio.
Essenziale, non povera
Attenzione, non è che di punto in bianco le città smettono di attrarre chi è a caccia di fortuna, questo no, ma in campagna cominciano a ritirarsi quelli che la fortuna ha già baciato. Magari qualche generazione prima. Ecco perché quest’auto da sbarco con prezzi da saldi entra nei radar anche della gente che “tre volumi e possibilmente d’importazione, danke”. Essenziale, non povera, fa di necessità virtù.
E così la semplicità diventa minimalismo e dettagli come il parabrezza piatto (un bel risparmio per la Fiat) non sanno di taglio costi, ma di citazione dei mezzi che hanno fatto la guerra, e la storia. Dalla Jeep in giù. Il timing è perfetto e la Panda diventa l’equivalente a quattro ruote di un altro fenomeno di costume, quello dei mobili cosiddetti d’arte povera: che i contadini passati di livello buttavano dalla finestra e le mogli di avvocati e industriali facevano rientrare dalla porta di saloni di cascinali freschi di ristrutturazione, giusto in tempo per finire sulle riviste patinate.
Morale, la gentrification automobilistica in Italia comincia con questa “box” (e cito la pubblicità inglese dell’epoca), soprattutto grazie a chi pensa “out” da quella box. Perché se auto come la 500 o la 600 ce l’hanno avuta tutti, belli e brutti, ma sempre e solo per necessità, in questi anni 80 di mercati ricchi e variegati la Fiat Panda è stata una scelta di campo: di patate da rivendere al mercato o di fiori per farci un picnic sopra.
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