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Il diesel è morto? No: nell'usato domina e i costruttori non lo abbandonano

Mario Rossi
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Chi ha detto che il diesel è morto? Certo, nelle concessionarie è buio pesto, ma nel mercato dell’usato le cose non vanno poi così male. E, al contrario di quello che comunemente si pensa, l’industria europea, soprattutto quella tedesca, non ha ancora mollato la tecnologia che dai tempi del Dieselgate è sul banco degli imputati.

Non ci credete? Armatevi di pazienza e seguiteci in questa incursione nei numeri. Che, ovviamente, non hanno la pretesa di essere validi sempre, ovunque e per chiunque, come sempre succede quando si parla di dati medi.

Nel nuovo è un bagno di sangue

Iniziamo dalle auto nuove, Nel 2025 le immatricolazioni diesel sono crollate: -31,46% per le macchine alimentate solo a gasolio e -23,62% per le diesel nel loro complesso, ibride mild e full comprese.

Certo, come si può vedere dallo specchietto qui sotto, le hybrid hanno tenuto, ma si tratta di una fetta di mercato piccola, inferiore persino a quella che nel 2025 si sono ritagliate le elettriche (6,21%). Il risultato è che, in termini di quota di mercato, il diesel in senso lato ha perso quasi 4,3 punti scendendo al 15% (nel 2018, per dire, era al 51%...).

Gasolio leader nell'usato

Nell’usato, però, il gasolio appare tuttora sotto un’altra luce. Certo, l’arretramento c’è stato anche lì (la quota gasolio nei passaggi di proprietà è diminuita di 2,6 punti), ma il “solo diesel” la fa ancora da padrone nei piazzali dell’usato e nelle compravendite tra privati, con il 40,8% dei passaggi di proprietà netti registrati al Pra nel 2025 rispetto al 36,6% delle auto solo a benzina (rispettivamente 42,7% e 46% includendo le rispettive ibride).

Le quotazioni e il valore residuo non crollano

Si dirà: ok, gli acquisti di macchine usate tengono grazie all’enorme circolante a gasolio accumulato negli anni in cui questa alimentazione ha dominato le immatricolazioni, i prezzi, però…

E invece no. Premesso che, in generale, nel 2025 è proseguito il calo delle quotazioni dopo i forti rialzi registrati negli anni post Covid, il valore residuo medio del gasolio non ha registrato particolari scossoni. Anzi. A fronte di un arretramento medio complessivo di 4,75 punti percentuali del superindice dell’usato di Quattroruote Professional, tra gennaio 2025 e gennaio 2026 il diesel (Hev e Mhev comprese) ha perso solo 3,89 punti, in linea con il dato medio delle auto a benzina (-3,80). Insomma, non è vero, statistiche alla mano, che l’usato a gasolio è diventato invendibile, come sostiene qualcuno.

In un anno l'offerta non è cambiata

Anche perché l’industria nel diesel sembra credere ancora. Secondo la Banca dati di Quattroruote Professional, a gennaio 2026 risultano in vendita in Italia 113 modelli (il 14,4% del totale) con almeno una versione a gasolio (ibride mild e full comprese, plug-in escluse). Complessivamente, le versioni diesel sono ben 1215, il 22,5% di tutte quelle a listino. La cosa un po’ sorprendente è che l’offerta non è cambiata rispetto a gennaio 2025 (anche se, va detto, si era sensibilmente ridotta nel corso del 2024).

Ormai è un affare della Germania

Ma quali Case offrono tuttora versioni a gasolio? Secondo Quattroruote Professional, 24 su 75, una su tre. La maggior parte dei modelli con almeno una versione diesel, però, è presente nei listini di solo quattro brand: Mercedes-Benz, BMW, Audi e Volkswagen offrono attualmente il 57% di tutti i modelli in vendita (il 55% un anno fa) e il 70% di tutte le versioni (il 71% un anno fa). Insomma, il diesel, oggi, parla quasi solo tedesco.