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Nissan Micra 2026, missione Roma: come va la nuova elettrica tra sampietrini e traffico caotico

Paolo Odinzoff
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A volte certe auto ritornano. È il caso della Nissan Micra che, dopo essersi trasformata più volte nel corso della sua lunga esistenza, con la sesta generazione punta a riproporre in chiave attuale - e soprattutto elettrica - stilemi e contenuti della seconda serie. Quella con cui il modello esordì da noi nel 1993, rimasta ancora oggi nella memoria di molti per lo stile friendly e per la praticità nell’utilizzo quotidiano in città.

Test drive nella Capitale

Proprio per questo motivo ho provato la nuova Micra sulle strade di Roma, lasciandomi accompagnare lungo il percorso dai ricordi che mi hanno riportato indietro nel tempo: il modo migliore per capire, senza entrare troppo nei tecnicismi, quanto di quello spirito furbo e originale sia rimasto in un’auto che oggi parla addirittura il linguaggio della mobilità sostenibile.

Bisogna dire che, tra sampietrini, buche e il traffico caotico della Capitale, la giapponese non ha deluso le aspettative. Lunga 3,97 metri, larga 1,83 metri, alta 1,50 metri e con un passo di 2,54 metri, si è dimostrata facile da gestire negli spazi più ridotti, rivelando nella marcia un buon compromesso tra confort e comportamento anche su fondi sconnessi o scivolosi.

Architettura e prestazioni elettriche

Il merito è dell’architettura sotto la carrozzeria. Basata sulla piattaforma elettrica AmpR Small - la stessa utilizzata dalla Renault 5 - la nuova Micra beneficia di un baricentro basso che contribuisce all’equilibrio complessivo della vettura. Questo grazie alle batterie collocate nel sottoscocca che, a seconda della versione, hanno una capacità di 40 o 52 kWh. La prima è abbinata a un motore da 90 kW (120 CV), mentre la seconda porta il powertrain a 110 kW (150 CV).

Per il test ho scelto la configurazione più potente, constatando che nella veste elettrica la Micra ha guadagnato rispetto alle precedenti serie maggiore versatilità nelle prestazioni, assicurando anche un certo divertimento al volante e contando su 4 modalità di guida (Comfort, Sport, Eco e Perso), facendo affidamento su una completa suite di ADAS. La coppia del motore elettrico di 245 Nm, disponibile fin da subito, rende infatti le ripartenze pronte ma sempre progressive: caratteristica che nell’impiego urbano si traduce in un’andatura fluida e rilassata.

La presenza della frenata rigenerativa regolabile su più livelli consente inoltre di rallentare l’auto nelle fasi di rilascio dell’acceleratore fino a fermarsi sfruttando la funzione e‑Pedal: soluzione particolarmente utile per ridurre lo stress quando si procede incolonnati o si è in coda ai semafori.

Autonomia e ricarica

Riguardo all’autonomia, la Micra con batteria da 52 kWh dichiara fino a 416 chilometri nel ciclo WLTP: valore che durante la prova, stando ai dati del computer di bordo, si è dimostrato abbastanza veritiero. La ricarica rapida in corrente continua arriva fino a 100 kW e permette di passare dal 15 all’80% della capacità in circa 30 minuti.

Interni e tecnologia di bordo

Passando agli interni, l’abitacolo della compatta nipponica punta su un’impostazione moderna e tecnologica. La plancia è dominata da due schermi da 10,1 pollici: uno dedicato alla strumentazione digitale configurabile e uno al sistema di infotainment con servizi Google integrati, che include navigazione Maps, comandi vocali e la possibilità di scaricare applicazioni direttamente dal Play Store.

Non mancano tuttavia alcuni compromessi. Lo spazio per i passeggeri posteriori è sufficiente ma non abbondante, soprattutto per le gambe, mentre il bagagliaio da 326 litri si colloca nella media del segmento. Alcuni comandi sul lato destro del piantone risultano infine piuttosto ravvicinati e richiedono un po’ di familiarità prima di prenderci la mano.

Si tratta comunque di pecche accettabili su un’auto della categoria e, nella sua sesta generazione, proposta con prezzi a partire da circa 29.500 euro - escludendo gli incentivi Nissan fino a 4.510 euro - la Micra sembra aver ritrovato il DNA di quella “piccola” che negli anni Novanta ha cambiato il modo di muoversi in città.