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Ecco la AMR26, la prima Aston Martin firmata da Newey

Davide Reinato
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Formula 1 - Ecco la AMR26, la prima Aston Martin firmata da Newey

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C’è un filo verde che lega passato e futuro. A Dhahran, all’Ithra – il King Abdulaziz Center for World Culture – la Aston Martin ha tolto i veli alla livrea 2026, primo atto concreto di un progetto che non vuole più essere solo ambizioso, ma strutturalmente competitivo.

La AMR26 nasce in un momento spartiacque: nuove regole tecniche, nuove power unit, nuovi carburanti sostenibili. E, soprattutto, una nuova identità. Per la prima volta, Aston Martin si presenta al via come team ufficiale a tutti gli effetti, con una libertà progettuale che cambia il perimetro delle possibilità, grazie alla partnership esclusiva siglata insieme alla Honda

Porta (anche) la firma di Newey

La AMR26 è la prima monoposto disegnata sotto la regia tecnica di Adrian Newey – che quest’anno vestirà anche i panni del team principal - con la supervisione del Chief Technical Officer Enrico Cardile.

Il geniale progettista inglese, che ha abbracciato questo nuovo progetto dopo tanti anni in Red Bull Racing, ha così commentato l’inizio di questa nuova avventura: “Il 2026 rappresenta un momento raro in Formula 1 perché, per la prima volta, i regolamenti su telaio e power unit cambiano contemporaneamente. Con regole completamente nuove, la filosofia migliore non è mai immediatamente evidente e la comprensione evolve man mano che la vettura viene sviluppata. Con la AMR26 abbiamo adottato un approccio olistico: non si tratta di un singolo componente che spicca, ma di come l’intero pacchetto lavora insieme. L’attenzione è stata rivolta a fondamenta solide, al potenziale di sviluppo e a una monoposto dalla quale Lance e Fernando possano estrarre prestazione in modo costante”.

Questa rivoluzione è terreno fertile per chi sa leggere le pieghe del regolamento, come più volte Newey ha dimostrato di saper fare egregiamente. 

Works team

Il salto più significativo è anche organizzativo. Aston Martin entra nel 2026 come full works team, come si dice in gergo, ossia un costruttore a tutto tondo che non è costretto a comprare le power unit e adattarle alle monoposto. Un risultato ottenuto grazie alla partnership con la Honda, a cui si uniscono le collaborazioni con Aramco per quanto riguarda i carburanti sostenibili e Valvoline per i lubrificanti.

Certo, la McLaren ha già dimostrato la scorsa stagione che essere un team cliente non vuol dire non poter lottare per la vittoria, ma avere il controllo totale della filiera è sicuramente una condizione ideale per chi vuole dettare strade innovative di sviluppo, perché si ha a disposizione integrazione più stretta e maggiore controllo. Di contro, questo vuol dire anche meno alibi.

A supporto del progetto c’è l’AMR Technology Campus di Silverstone, ora completato e dotato del nuovo CoreWeave AIR Tunnel e di un simulatore di ultima generazione entrato in funzione lo scorso anno. Strutture che mettono il team sullo stesso piano infrastrutturale dei top player.

La più fotografata in pista

A Dhahran è stata svelata una concept car con la livrea definitiva, mentre la vera AMR26 ha già visto l’asfalto a Barcellona a fine gennaio e ha catalizzato l’attenzione degli addetti ai lavori. Nonostante la vettura inglese paghi quattro mesi di ritardo sullo sviluppo – stando a quanto dichiarato dallo stesso Adrian Newey - la monoposto è sicuramente una delle più innovative viste in pista durante lo shakedown di Barcellona.

Tante novità interessanti sono state individuate sia a livello di sospensioni che di packaging e raffreddamento: se pensiamo che quella era la versione basica, ben diversa da quella che vedremo alla prima gara a Melbourne, ci sarà da divertirsi alle prese con la lente d'ingrandimento per cercare di scovarne tutti i segreti.