Il primo e più semplice grado dell’elettrificazione, che dà comunque diritto allo status di auto ibrida anche sulla carta di circolazione, consiste nella sostituzione dell’alternatore con una macchina elettrica più potente (fino a un massimo di 11 kW) in grado di recuperare energia nelle decelerazioni e di stivarla in una piccola batteria al litio dedicata al sistema. Questa energia viene successivamente utilizzata per riavviare in modo rapido e silenzioso il motore termico, spento dopo le brevi soste dal dispositivo Start&stop, e per azionare il motogeneratore stesso, facendo in modo che fornisca coppia meccanica negli spunti all’unità a benzina o a gasolio, riducendone consumo ed emissioni. I sistemi più semplici lavorano con una tensione a 12 Volt, quelli più sofisticati arrivano a 48. In ogni caso, visto che il motore termico è l’unico che agisce sulle ruote, le mild hybrid non marciano mai con la sola trazione elettrica. La guida delle ibride leggere è comunque del tutto identica a quella delle auto a benzina o diesel: le uniche differenze percepibili consistono nell’avviamento più silenzioso del motore e in un’azione del freno motore un po’ più energica.