Elettrica high-tech
La chiave cambia colore: ecco come funziona la ‘meraviglia’ della Ferrari Luce
Una chiave Ferrari è un gioiello pensato anche per essere esibito. E sulla nuova Luce, la prima Ferrari elettrica, non è solo un semplice telecomando per aprire l'auto e avviarla: è un concentrato di tecnologia che riassume tutta la raffinatezza di questo progetto. Realizzata in Corning Gorilla Glass - il primo vetro automotive ingegnerizzato per avere un’elevatissima resistenza ai graffi a fronte di prestazioni visive eccellenti - mette insieme soluzioni derivate da Kindle ed e‑book simili per dire addio ai cavi di ricarica. (Altre Case, come BMW, hanno schermi sulle loro chiavi, che necessitano però di essere ricaricate). Qui, invece, viene integrato un display a colori con il logo del Cavallino, che varia a seconda della sua posizione.
Quando ce l’hai in tasca o sul tavolino del bar, mostra il classico simbolo giallo che ha reso famosa Maranello in tutto il mondo. Quando invece la inserisci nel suo alloggiamento sul tunnel centrale della Luce, diventa nera, fondendosi visivamente con il vetro delle superfici nelle quali si integra e lasciando a colori, in evidenza, solo la bandiera italiana.
Ma come fa un oggetto così piccolo a offrire tutto questo?
Inchiostro digitale
Il segreto è un display e‑ink, in tutto e per tutto simile a quelli utilizzati dagli e‑book reader, quei piccoli tablet con schermi monocromatici o a colori che servono per leggere libri digitali e che richiedono ricariche molto di rado, poiché hanno un bassissimo assorbimento di energia. Questo è possibile grazie a una trovata estremamente arguta, ripresa anche dalla chiave della Ferrari Luce.
In pratica, questa “carta elettronica” utilizza un inchiostro elettroforetico che, a differenza dei classici display a cristalli liquidi (come quello che state utilizzando per leggere questo articolo), non ha bisogno di retroilluminazione per mostrare i pixel, ma li riflette direttamente grazie alla luce ambientale.
Come funziona a livello tecnico
Se volete capire nello specifico come funziona, continuate a leggere; altrimenti, se i tecnicismi non vi interessano, potete saltare direttamente al paragrafo finale.
I display e‑ink della nuova chiave Ferrari si basano sul principio dell’elettroforesi, un processo elettrocinetico che sfrutta il movimento di ioni - particelle elettricamente cariche immerse in un fluido - per generare immagini quando viene applicato un campo elettrico. In pratica, queste particelle vengono attirate da un elettrodo con carica opposta alla loro per formare pixel e, conseguentemente, immagini.
Il segreto sono le microsfere
La maggior parte dei display e‑ink è realizzata tramite l’impiego di microsfere: ognuna di esse è per metà nera e per metà bianca. Queste “capsule” vengono gestite da piccolissimi elettrodi posti dietro lo schermo, girandosi in base alla carica elettrica per creare un’alternanza tra pixel neri e bianchi e disegnare così forme complesse. Una volta formate, rimangono “stampate” senza necessitare di un continuo approvvigionamento di corrente: l’energia serve solo quando si vuole modificare l’immagine.
È questo il vero punto di forza della tecnologia: consumi bassissimi e batterie che non devono essere ricaricate spesso.
Per ottenere immagini a colori, come nel caso della Ferrari, alle microsfere viene sovrapposto uno strato aggiuntivo pensato per filtrare la luce riflessa, generando un colore. Ne esistono vari tipi, ma possono essere utilizzati solo per sistemi “semplici” come questo, che richiedono immagini fisse: il refresh rate non è abbastanza elevato per smartphone, TV o computer.
Giallo perfetto
L’iconico logo del Cavallino Rampante sulla chiave è in materiale cromato nero, creato tramite la tecnica della deposizione fisica da vapore (PVD). La fotoincisione, una tecnologia simile alla produzione di semiconduttori, è stata utilizzata per creare dettagli più piccoli di 300 micron, raggiungendo una precisione elevatissima.
In Ferrari sono perfezionisti - ed è la loro forza - e non si sono accontentati di un giallo qualsiasi. Una parte significativa dello sviluppo è stata dedicata al perfezionamento dei colori, con l’obiettivo di ottenere il giallo Ferrari perfetto. Per trovare la tonalità corretta sono servite centinaia di prove, utilizzando un inchiostro speciale che fa apparire gialla la copertura di vetro.
Nel suo “stato bianco”, la luce si riflette mostrando un giallo vibrante. Quando la chiave è nell’alloggiamento sul tunnel centrale, invece, il display e‑ink diventa quasi nero, assorbendo la luce e creando un aspetto scuro. Rimangono visibili solo il Cavallino Rampante, la scritta Ferrari e - come unica nota di colore - la bandiera italiana.
Il team guidato da Jony Ive ha voluto creare un effetto visivo che simboleggiasse un passaggio dalla chiave alla vettura: il giallo si “trasferisce” al selettore del cambio, dando vita all’auto.