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Sergio Marchionne"Non so se faremo la Giulia station wagon"

 

"Non lo so se faremo la Giulia Station Wagon: per adesso stiamo guardando come va la Stelvio in questo momento non sono convinto se dare priorità a fare una station, invece di insistere sulla strategia delle Suv Alfa Romeo. Quella delle familiari, del resto, è una partita tutta e solo europea". Sergio Marchionne, parlando al Salone di Detroit, frena sull'ipotesi di una Giulia con il portellone.

Investimenti Usa. Incontrando i giornalisti alla rassegna americana, il ceo di FCA è tornato anche sulle novità politiche in arrivo alla Casa Bianca, bollando come "speculazioni" le ipotesi di annullamento dell'accordo di libero scambio Nafta, che lega Usa, Canada e Messico. "Non abbiamo ancora avuto rapporti diretti con Trump", ha dichiarato. "La mossa annunciata poche ore fa sui nuovi investimenti in America non è legata all'insediamento del nuovo presidente. Del resto, non siamo gli unici a non essere stati toccati dai tweet di Trump: anche Mercedes e Volkswagen non sono state menzionate finora. Gli impianti in Messico, comunque, sono stati concepiti in funzione del Nafta: è chiaro che se cambiassero le condizioni dovremmo riconsiderare tutto. E potremmo anche ritirarci da quel Paese. Ma, oggi come oggi, non c’è chiarezza, e noi (come tutti gli altri) abbiamo bisogno di chiarezza sul quadro che avremo di fronte in futuro. Senza certezze non possiamo decidere nulla".

Thank's Fiat. Intanto, la prima reazione alle dichiarazioni sugli investimenti in Usa non si è fatta attendere: Donald Trump ha postato la notizia sul suo profilo Twitter, accompagnandola con un "Thank's Fiat". Ai giornalisti che gli hanno fatto vedere il tweet, Marchionne ha risposto con un sorriso. "Era un atto dovuto a questo Paese: ricordatevi dove eravamo nel 2009", ha aggiunto.

Le berline Usa e il marchio Jeep. Sul tema delle nuove Jeep, Marchionne ha precisato che "per l’erede della Grand Cherokee serve una nuova piattaforma. Non abbiamo ancora preso una decisione definitiva ma quella dell’Alfa (Giorgio, ndr) mi pare la più indicata". Per quanto riguarda le nuove berline compatte, invece, Marchionne ha detto di "non aver trovato partner validi né dal punto di vista delle architetture né dei costi". "Comunque, ha aggiunto, "la necessità di rinnovarle non c'è, perché l'80% dell'aumento delle vendite dal 2011 a oggi è arrivato da Suv e pick-up. Se lo avessimo saputo all'epoca, non avremmo investito in quel modo sulla Dart. Alcuni, in questi anni si sono addirittura ritirati da quel segmento e per noi la priorità resta quella di globalizzare il marchio Jeep, alla luce degli sviluppi commerciali".

Guida autonoma entro cinque anni. Marchionne, inevitabilmente, ha parlato anche di guida autonoma: "Sono sicuro che arriveremo al livello 4 di autonomia nei prossimi cinque anni, e sono sicuro che Google sia pronta a quella sfida. Per il livello 5 dipende anche dal sistema che si deve adattare".

Ottimista sugli obiettivi. Il titolo FCA, fresco di guadagni record in Borsa, ha destato la curiosità e l'entusiasmo di analisti e investitori: "Credo che gli osservatori si siano accorti che riusciremo a centrare gli obiettivi del 2018: mancano solo otto trimestri e vediamo il traguardo. Non parlo ancora di risultati 2016: forniremo informazioni il 26, ma per il momento non ho notizie negative", ha scherzato l'ad. Che ha confermato l'obiettivo dell'azzeramento del debito e "a seconda della chiusura del 2017" il ritorno al dividendo.

Verso le elettriche. Nella consueta panoramica su tutti i grandi temi che attendono FCA nei prossimi anni, Marchionne ha parlato anche di elettrificazione. "Andremo avanti su questo fronte, perché non basta Trump a fermarla. La Cina e anche l'Europa detteranno i ritmi, e poi è anche un atto dovuto. Io non credo che il mondo si sveglierà un giorno e ci saranno solo auto elettriche, per ragioni ecologiche ed anche economiche, ma la tendenza è quella". E a proposito di alimentazioni, Marchionne si è soffermato anche sul futuro del diesel: "Per via degli eventi degli ultimi anni, il diesel oggi si ritrova con una pessima e ingiusta reputazione. Il dato di fatto è che l’adeguamento dei motori al prossimo step delle norme europee sulle emissioni lo mette a rischio di fattibilità economica, con costi che andrebbero al di là di quelli degli ibridi elettrico-benzina. Basti un dato, adeguare l’80% dei nostri motori alle norme future comporta un investimento di mezzo miliardo di euro. È chiaro che a queste condizioni il futuro del diesel nel campo automobilistico è seriamente a rischio".

Uscita di scena a fine 2018. Non si è parlato, invece, di novità per l'Italia: "La macchina produttiva italiana va bene, abbiamo tanto da fare, ma non ci sono grandi novità per gli stabilimenti italiani". Marchionne, che si è definito "scioccato" per l'arresto del manager VW avvenuto nelle scorse ore, ha inoltre confermato che intende lasciare il timone del Gruppo FCA alla fine del 2018. "Il piano di successione procede", ha spiegato, "il mio successore sarà un manager interno. L'annuncio arriverà da John (Elkann, ndr) e dal consiglio. Ancora non possiamo dire quando. Il mio obiettivo è completare il piano 2018: vogliamo 9 miliardi di utile operativo, 5 di utile netto".  

Le alleanze con GM e le tech company. Nel corso dell'incontro con la stampa si è parlato molto anche di partnership. "Ci ho provato e sono stato respinto'', ha detto il manager italo-canadese, alludendo al tentativo di alleanza con la GM finito con un nulla di fatto nel 2015. "Non so dare una risposta su futuri merger", ha poi aggiunto Marchionne, "perché da un lato ci sono i costruttori tradizionali, ma dall'altro c'è tutta un'industria nuova, quella californiana, che sta cercando di entrare nell'auto, con i fondi e le capacità economiche per intervenire in forze. La nostra stessa capitalizzazione vale una frazione di certi giganti hi-tech. Quindi fare previsioni su alleanze con eventuali partner in questo momento è del tutto impossibile". ''Non stiamo inseguendo nessuno", ha poi aggiunto, "nessuno ha voluto ballare, e la musica si è fermata". ''C'è comunque da dire che alla fine degli anni 90 abbiamo già visto tutto questo, con la bolla della new economy. Uber non ha mai guadagnato un dollaro, ma ha una capitalizzazione quattro volte superiore alla nostra. Io non credo che certe valutazioni possano durare per sempre. Anche se questo non significa che non dobbiamo continuamente cercare strade nuove, come fanno in California". Un approccio che rimane sempre aperto dunque, anche sul fronte delle alleanze: "Le cose cambiano nell'arco di sei mesi. Non escludo nuove intese prima della mia uscita di scena. E l'accordo con Google, di cui siamo partner di sviluppo e non solo fornitori, lo dimostra: è un'intesa che va oltre la flotta sperimentale delle cento Pacifica, e da cui non stiamo perdendo soldi, che è già tanto".

Niente spin-off Alfa-Maserati, possibilista su Magneti Marelli. Rispondendo poi alle domande dei cronisti, Marchionne ha spiegato che il marchio Fiat resterà negli Stati Uniti come brand di nicchia. Smentite, invece, le voci di spin-off dei marchi Alfa Romeo e Maserati "C'è un limite a tutto", ha commenato il manager al riguardo. Più possibilista, invece, sulla cessione di Magneti Marelli: "Dobbiamo chiederci se è essenziale per FCA", ha dichiarato. "E la risposta è no".   

Da Detroit, Fabio Sciarra