Bizzarrini Aperta Lusso, dopo oltre 60 anni il progetto perduto di Giugiaro diventa realtà
Esistono auto che nascono da un foglio bianco e altre che, semplicemente, aspettano il momento giusto per essere costruite. La Bizzarrini Aperta Lusso appartiene a questa seconda categoria. Disegnata da Giorgetto Giugiaro nel 1964 e rimasta per oltre sessant'anni confinata in uno schedario, oggi vede finalmente la luce grazie alla rinascita del marchio Bizzarrini.
Non si tratta di una reinterpretazione moderna, né di un esercizio nostalgico: la Aperta Lusso completa una storia rimasta incompiuta, riportando su strada una delle idee più affascinanti mai concepite durante l'età d'oro dell'automobile italiana. Ne saranno realizzati soltanto 10 esemplari, ciascuno costruito a mano e personalizzato secondo le richieste del proprietario.
A lezione di storia
Fu una delle prime automobili progettate con un approfondito studio in galleria del vento, sotto la supervisione di Nuccio Bertone, una scelta rivoluzionaria per l'epoca. I risultati arrivarono presto: nel 1965 la Bizzarrini conquistò la vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans, dimostrando quanto l'aerodinamica potesse fare la differenza in un periodo in cui Enzo Ferrari guardava ancora con una certa diffidenza a questo approccio.
Già nel 1962, inoltre, Giugiaro immaginò una versione aperta della vettura con un elegante arco strutturale e tetto asportabile. Il progetto non si concretizzò ma anticipò di fatto una soluzione che, dal 1965, sarebbe diventata celebre con il nome di Targa.
Non chiamatela restomod
Definire la Aperta Lusso un restomod sarebbe riduttivo. Non prende una 5300 GT esistente per aggiornarla con componenti moderni, né vuole reinterpretare liberamente un classico. Piuttosto, realizza oggi un progetto rimasto incompiuto. Per questo motivo Bizzarrini preferisce parlare di "Nuova Classica": una vettura costruita con tecnologie contemporanee ma fedele, nello spirito e nelle proporzioni, al progetto originale firmato da Giugiaro e Bizzarrini.
La struttura riprende l'architettura della 5300 GT Revival, ma è stata profondamente rivista. L'assenza del tetto ha imposto un importante lavoro di irrigidimento del tunnel centrale e della scocca, permettendo di ottenere una rigidità torsionale addirittura superiore a quella della coupé originale.
Il V8 resta protagonista
Anche il motore rimane fedele alla filosofia dell'epoca. Sotto il lungo cofano trova posto uno V8 Small Block di origine Chevrolet da 5.3 litri, montato in posizione arretrata dietro l'asse anteriore secondo lo schema tanto caro a Giotto Bizzarrini. La prima accensione, in questo caso, è datata 1965. Più originale di così non si può.
La potenza supera i 400 CV, ma la vera evoluzione è nascosta alla vista. I tradizionali carburatori Weber lasciano infatti spazio a un moderno impianto di iniezione elettronica, accuratamente mascherato per conservare l'aspetto del vano motore originale. La trasmissione è affidata a un cambio manuale Tremec a cinque marce, mentre l'impianto di scarico in Inconel promette un sound degno delle migliori sportive degli anni Sessanta.
Carbonio fuori, anima anni Sessanta
Tecnologia invisibile
Per pochi eletti
Della Bizzarrini Aperta Lusso saranno prodotti soltanto dieci esemplari. Ognuno verrà costruito interamente a mano e configurato insieme al cliente, rendendo ogni vettura un pezzo unico. La prima commissione porta il nome di La Dolce Vita, omaggio al film di Fellini. Verniciata nell'esclusiva tinta Azzurro Gaia, ispirata alle sfumature del Mar Ligure e dedicata alla figlia del proprietario, rappresenta perfettamente la filosofia del progetto.
Non nasce per inseguire record in pista, ma per riscoprire il piacere della guida. L'idea del suo committente era semplice: lasciare alle spalle notifiche, riunioni e smartphone, mettersi al volante e percorrere le strade della Riviera italiana con l'unico obiettivo di guidare.