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In Francia, nella regione dell’Alsazia, si trova un luogo magico: la fabbrica Bugatti di Molsheim. Entrarci è un privilegio per pochi. L’accesso, infatti, è generalmente consentito solo a clienti e dipendenti. Ma oggi la Casa francese ha fatto un'eccezione e ci aperto le porte della sua sede per mostrarci come nascono le sue hypercar e farci scoprire i luoghi in cui, nei primi anni del secolo scorso, Ettore Isidoro Arco Bugatti diede vita a un marchio unico nel suo genere. Gli edifici originali, come la villa dove visse il fondatore, le stalle, l’Orangerie e le Remise Nord e Sud, sono ora di proprietà del costruttore, che li ha restaurati per creare il suo nuovo quartier generale. Qui la Bugatti è rinata con la Veyron e ora è pronta a espandersi con nuove vetture che affiancheranno la Chiron.

Dove tutto ebbe inizio. Entro nella Remise Sud, dove ad attendermi c’è Frank Heyl, capo del design. Dietro di lui, La Voiture Noire, un omaggio voluto dal presidente Stephan Winkelmann all’iconica Type 57 SC Atlantic. Un modello che incarnava le massime espressioni di eleganza e raffinatezza e al quale la nuova hypercar da 11 milioni di euro (più tasse) si ispira. Heyl mi parla del suo lavoro, che non si esaurisce dopo aver disegnato la vettura, ma continua al fianco dei clienti, aiutandoli nella scelta di materiali, tessuti e finiture. Per i colori della carrozzeria la tavolozza da cui attingere è infinita: l'unica condizione è che la tinta passi tutti i test di qualità e a volte servono oltre sei mesi di tempo prima che sia data l’approvazione finale. Passo poi al piccolo museo ricavato nella Remise Nord, dove è presente anche una curiosa vettura elettrica dei primi del ‘900 che veniva utilizzata da Ettore Bugatti per spostarsi all’interno della tenuta di Molsheim. Non mancano anche due Veyron, di cui una Vitesse, e una Type 35 in scala ridotta, realizzata personalmente da Ettore per il quarto compleanno del figlio Roland. Sulla parete il disegno di un elefante in equilibrio su una palla, che rappresenta le caratteristiche alla base del marchio Bugatti: potenza ed equilibrio.

Nella “fabbrica” della Chiron. Prima di procedere verso la produzione, visito quella che una volta era Casa Bugatti e che oggi ospita gli uffici della presidenza e i locali per l’accoglienza dei clienti: Château St. Jean. Qui trovo il presidente Stephan Winkelmann, che negli ultimi anni ha saputo trasformare radicalmente la Bugatti, ampliando la gamma dei prodotti e quasi raddoppiando i volumi, consolidando i fatturati. L’edificio che ospita le linee produttive è quello più moderno: all’interno di un grande spazio vengono assemblate fino a 12 vetture simultaneamente. A fianco dell’officina, dove vengono anche restaurati i modelli d’epoca, sono presenti due sale dedicate al collaudo dei freni e al controllo qualità finale. La ricerca della perfezione è maniacale, basti pensare che per realizzare una Chiron sono necessari un team di 20 tecnici e sei mesi di lavoro. 

Su strada con la Pur Sport. Uscito dalla “fabbrica”, se così si può definire un luogo così esclusivo, arriva finalmente il momento di mettersi al volante della Chiron Pur Sport. Proposta con prezzi attorno ai 3 milioni di euro, questa serie limitata condivide con le altre Chiron il W16 quadriturbo da 1.500 CV e 1.600 Nm di coppia massima, ma è più leggera di 50 kg, ha un carico aerodinamico maggiore e dispone di una rapportatura del cambio specifica. L’abitacolo è diviso in due dal tunnel centrale, che disegna una C ispirata alla forma del caratteristico giroporta delle Chiron. Una volta accesa, basta una piccola pressione dell’acceleratore per farla muovere docilmente. Fin dai primi metri l’impressione è quella di essere alla guida di un “pachiderma”, ma questa sensazione muta non appena si affonda sul gas, confermando come questa hypercar sia l’incarnazione moderna dell’elefante equilibrista di Ettore Bugatti. Ovviamente non sono arrivato a toccare la velocità massima di 350 km/h, né ho cronometrato lo 0-100 km/h, ma quello che ho provato al volante della Chiron non l’avevo mai sentito su altre vetture. Facile da guidare, si lascia domare senza metterti a disagio. Il ruggito del 16 cilindri è adrenalinico, così come il suono cupo generato dall’aria che defluisce dalle quattro turbine in fase di rilascio. La Chiron è davvero un’auto unica, tanto per la sua tecnica raffinata quanto per le sensazioni che è in grado di regalare a chi la guida. Ma quale sarà il destino della Bugatti? Con il passaggio di proprietà alla joint venture tra Rimac e Porsche, a Molsheim potrebbe esserci spazio per l’elettrico. Lo stesso Mate Rimac, infatti, ha garantito che "i prossimi anni saranno molto emozionanti". Chissà se le Bugatti del futuro riusciranno a mantenere quel magico Dna da elefante equilibrista.