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Nuova Twingo elettrica, è tornato il genio? Guida e autonomia della citycar nata in 100 settimane - VIDEO

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Nel 1992 la Renault Twingo fa invecchiare la concorrenza in un colpo solo. Oggi, a distanza di quasi 35 anni, quella stessa idea torna in strada in veste elettrica.
Quando la Twingo è arrivata nelle concessionarie, l'utilitaria tipo era un oggetto razionale, semplice, pensato per le città che negli anni ’80 si scoprivano frenetiche e sempre di corsa. La Twingo rompeva le regole, dicendo, in sostanza, che un’auto pratica può anche essere sbarazzina, simpatica, quasi amica. Quell’intuizione ha lasciato un segno che si è protratto fino a oggi, conquistando oltre quattro milioni di clienti. Ecco: al volante della nuova generazione, ho cercato di capire se la Twingo incarna ancora lo spirito che l’ha resa una pioniera.

Le utilitarie elettriche hanno un mercato?

Renault è stata diretta: la maggior parte dei costruttori europei ha rinunciato a fare utilitarie elettriche che rispettino le normative e "reggano" industrialmente. Una resa silenziosa, mai ammessa apertamente ma evidente nei listini. Eppure, basta uno sguardo alle strade delle nostre città per capire che la domanda c’è.

“Sappiamo che l’auto elettrica non è per tutti, almeno per ora", ci racconta lo stesso AD di Renault Italia, Sébastien Guigues. "Crediamo però che con il giusto mix di autonomia, contenuti e prezzo potremmo attrarre molte più persone di quelle che i numeri di mercato facciano oggi pensare”.

La nuova Twingo elettrica nasce quindi con l’intento di intercettare necessità che per Renault sono latenti, ma reali. E il miracolo della cinese Leapmotor T03 lo dimostra.

Un progetto sviluppato in 100 settimane

Per raggiungere gli obiettivi, Renault ha messo in campo una velocità di sviluppo insolita per gli standard europei: appena 100 settimane dalla prima idea al lancio sul mercato. Poco più di due anni.

Un tempo record, e una scelta precisa, quasi una dichiarazione: per competere con i costruttori cinesi bisogna iniziare a ragionare come loro, e lavorare con loro.

Batteria LFP e costi sotto controllo

Del resto, la scelta della batteria racconta molto della filosofia del progetto. Per la Twingo Renault ha optato per la chimica LFP, fornita da CATL, mentre il motore è prodotto da Shanghai e‑Drive, abbandonando materiali più costosi e critici come cobalto e nichel.

Non è solo una questione ambientale: è una scelta industriale precisa che, abbinata a un’architettura cell‑to‑pack, permette di ridurre il costo delle celle di circa il 20%. Meno costosa da produrre, più semplice da approvvigionare. È questo il ragionamento che sta dietro a un prezzo che, sulla carta, dovrebbe rendere la Twingo accessibile a chi finora ha guardato all’elettrico come a qualcosa fuori portata.

Peso, consumi e autonomia reale

Partiamo da un dato rappresentativo: il peso. La massa dell’auto si attesta attorno ai 1.200 kg, e questo si porta dietro l’efficienza tipica di vetture semplici e leggere. 

La potenza è di 82 CV e 175 Nm, l’accumulatore è da 27,5 kWh, con percorrenze dichiarate di 263 km che, tradotte nel mondo reale - tra autostrada, statale e città - diventano circa 210 km: alla fine del mio test, infatti, il computer di bordo ha registrato un consumo di 13,5 kWh/100 km. Un dato onesto per un’auto di questo tipo e di questo uso, a patto di non aspettarsi qualcosa che non è. E che comunque andrà verificato con gli strumenti del nostro Centro Prove.

“I nostri clienti percorrono in media una trentina di chilometri al giorno”, commenta Vittorio D’Aurienzo, VP Prodotto Renault Group, “crediamo quindi che questa autonomia sia sufficiente a coprire una tipica settimana d’uso con una carica”. 

Motore e piattaforma condivisa

Il motore della Twingo, dal canto suo, è brillante quanto basta per muoversi con disinvoltura in città, campo d’elezione della francese. Nei piani del marchio saranno R5 e R4 - che condividono la piattaforma, rinominata per l’occasione da AmpR Small a RGEV, con la nuova arrivata - a rispondere a chi cerca una soluzione più a 360 gradi.

Spazio e modularità da Twingo

Della nuova Twingo colpisce la coerenza con il progetto originale. La francesina mette in campo soluzioni intelligenti, ereditandone alcune proprio dalla progenitrice, a cominciare dalla cura dello spazio.

I vani portaoggetti sono ovunque: 19 litri di volume utile distribuiti qua e là, una generosità che nelle citycar è tutt’altro che scontata.

E poi c’è lo spazio posteriore, che sulla carta ti aspetti risicato salvo scoprire che così non è: i due sedili, indipendenti, possono scorrere fino a 17 cm, gli schienali si regolano in tre posizioni, e i due passeggeri posteriori - l’auto è omologata per quattro - hanno così agio a sufficienza.

Sempre con l’idea di aumentare la modularità, si può anche ribaltare lo schienale del sedile del passeggero anteriore, portando la lunghezza dei colli fino a 2 metri.

Design funzionale e personalità

Come sulla Twingo originale, anche qui il portellone verticale è protagonista: un’idea semplice ma efficace, oggi come ieri, per accorciare gli ingombri e aumentare l’abitabilità, con il bagagliaio che arriva fino a 360 litri.

La lunghezza è contenuta (3,79 metri) e il passo cresce fino a 2,49 metri, lasciando più spazio agli occupanti e rafforzando la personalità della Twingo. In questo senso lavorano anche i cerchi in lega da 18” e la scelta dei sei colori: Rosso Assoluto, Verde Assoluto, Giallo Mango, Nero Etoilé, Grigio Scisto e Bianco Ghiaccio.

Salendo a bordo, lo spirito è coerente con quello che ha guidato la matita dei designer degli esterni: colorato, razionale, senza giochi superflui. La plancia è dominata dal doppio display orizzontale - 7 pollici per la strumentazione, 10 per l’infotainment - con una grafica vivace. I comandi fisici sono ridotti all’essenziale, ma quelli che ci sono sono esattamente dove te li aspetti.

Quanto costa la nuova Twingo

Infine, i prezzi: la Renault Twingo parte da 19.500 euro per l’allestimento Evolution e sale a 21.100 euro per la versione Techno. Non è un’auto pensata per fare tutto, né per tutti: è un’auto che sceglie con chiarezza il proprio ruolo. E proprio per questo, come la Twingo del 1992, potrebbe essere l'idea giusta al momento giusto. Semplice e geniale.