I primi dieci anni del nostro giornale sono una gara a che cosa si muove più in fretta: il boom economico, la motorizzazione o la joie de vivre. Da 600 e 500 si passa alla Mini, sulle note dei Beatles, sognando la spider
«Tutti potranno dire della Fiat 500: è mia». Così lo spot di “Carosello” del 1957, prima pubblicità televisiva di automobili in Italia, fotografava già un'epoca. In cui la macchina per tutti stava gradualmente diventando una realtà. Nel 1956, l'anno in cui inizia questo viaggio nell'Italia che cambia, le auto circolanti sulle nostre strade sono una manciata sopra il milione. Una soglia psicologica che può suonare storica, se raffrontata alle circa 350 mila che giravano per le strade della nostra Penisola all'inizio degli anni 50, in un Paese che della guerra allora portava ancora suoni, cicatrici e odore sulla pelle. Pochine, però, al confronto dei 41 milioni odierni. Aveva dunque un che di profetico il sottotitolo – “Rivista mensile per gli automobilisti di oggi e di domani” – che dal numero di aprile accompagnava una testata di motori nata a febbraio di quell'anno: Quattroruote. Una visione lungimirante – messa nero su bianco nel primo editoriale («Sta per tramontare l'epoca in cui gli uomini si dividevano in quelli che hanno e quelli che non hanno l'automobile. Tutti, tra pochi anni, avranno l'automobile») – che non solo conferma l'intuito editoriale di Gianni Mazzocchi, già ideatore di testate come L'Europeo (1945) e Il Mondo (1949), ma che presto sarà suggellata dai numeri: 2 milioni di targhe sfiorati appena quattro anni più tardi, nel 1960, 6 milioni superati nel 1966.
In mezzo, una borghesia, anche piccola, in espansione. Qui c'è spazio per sognare e sempre più per realizzare quei sogni: magari una coupé o una cabriolet, specchio dell'ottimismo di un'era. Per sentirsi come in un film. Nelle sale infatti l'auto diventa protagonista quasi quanto gli attori, che sia la splendida Lancia Aurelia B24 de “Il sorpasso” o la fantasmagorica Aston Martin DB5 di James Bond in “Operazione Goldfinger”. La “dolce vita” è la sublimazione simbolica di un Paese in movimento turbinoso, sulle note dei Beatles e con le gambe sempre più libere di agitarsi sotto quella minigonna che la stilista londinese Mary Quant consacra nel '65 tra le icone dell'epoca. Automobilisticamente, e non solo, potremmo definirla l'età dell'innocenza. Quattroruote a quel punto ha già compiuto dieci anni e vinto tante battaglie, da quella per il bando dei cartelloni pubblicitari dalle strade a quella per la cancellazione della sovrattassa imposta sulla benzina dopo la crisi di Suez del 1956. Un anno più tardi, mentre i Trattati di Roma piantano il seme della futura Unione Europea, i sovietici lanciano i primi due satelliti Sputnik: sul secondo la cagnolina Laika, primo essere vivente in orbita, che anticipa di cinque anni il volo, umano, di Yuri Gagarin. L'era spaziale è cominciata, e avrà riflessi anche sulle automobili. Ma questa è un'altra storia. Che ci proietta in un nuovo decennio.
… E LE ALTRE
1955 - Alfa Romeo Giulietta
La prima auto del Biscione prodotta con metodi industriali e in volumi rilevanti è il modello che “democratizza” (entro certi limiti) il marchio. Per questo si guadagna il nomignolo di “fidanzata degli italiani”. Costa 1.330.000 lire di allora.
1955 - Citroën DS
Basta leggere la data di uscita, un anno prima che nascesse Quattroruote, e pensare alla produzione coeva, per capire al volo la modernità della “dea” firmata da Flaminio Bertoni. Da segnalare fari direzionali e sospensioni pneumatiche.
1956 - Triumph TR3
La roadster inglese – protagonista del film di Fellini “La dolce vita”, del 1960 – è un simbolo, con le altre aperte dell'epoca (dalle MG A e B alle più esclusive BMW 507 e Mercedes 190 SL), dei magici anni del boom.
1959 - Morris Mini
Motore e trazione anteriori, a vantaggio dell'abitabilità: Alec Issigonis ribalta i canoni dell'epoca con un'auto che diventa moda. La Fiat, che controlla l'Autobianchi, risponde solo nel 1964 con la Primula, archetipo delle compatte di oggi.
I RISULTATI DEL SONDAGGIO
- Citroën DS: 44%
- Alfa Romeo Giulietta: 37%
- Morris Mini: 14%
- Triumph TR3: 5%
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Citroën DS 44%
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Alfa Romeo Giulietta 37%
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Morris Mini 14%
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Triumph TR3 5%