Il periodo che prende avvio dal Dieselgate sarà ricordato nei libri di storia come il suicidio industriale dell'Europa. Che, in nome del green, ha buttato a mare la propria leadership tecnologica
C’è un punto, nella storia recente dell'automobile europea, in cui il discorso pubblico smette di interrogare la tecnologia e inizia a parlare d'altro, senza però dichiararlo. Non coincide con l'emergere di una soluzione tecnica né con una discontinuità progettuale, ma con una frattura di natura simbolica. Quel punto ha un nome, Dieselgate (esplode nel settembre del 2015, ma se ne iniziano a comprendere davvero le implicazioni l'anno successivo), e ridurlo a uno scandalo tecnico significherebbe mancarne l'autentico significato. Il Dieselgate segna, infatti, la fine di una zona grigia di tolleranza, di un equilibrio pragmatico che per decenni aveva reso compatibili industria, regolazione e consenso sociale. Un equilibrio mai esplicitato, ma ampiamente condiviso: la tecnica avanzava per approssimazioni successive, la norma interveniva a posteriori e la distanza tra il dichiarato e il praticato restava entro limiti considerati accettabili. Non era un sistema trasparente, tutt'altro, ma funzionava. Ed è proprio questo equilibrio che con il Dieselgate viene meno. Fino ad allora, l'automotive europeo aveva vissuto dentro un sistema imperfetto, ma leggibile. Era un assetto fondato su mediazioni continue e su una fiducia istituzionale implicita. La sua fragilità stava, però, nella crescente distanza tra obiettivi normativi e possibilità di controllo reale, soprattutto sulle emissioni. Una distanza che restava sostenibile finché rimaneva implicita.
… E LE ALTRE
2016 - Alfa Romeo Giulia
Una vita dopo la 75, il Biscione torna alla trazione posteriore per il proprio storico pièce de résistance: la berlina sportiva a quattro porte. Ancora oggi rimane un esempio di perfezione dinamica. Ma il successo non è stato quello atteso.
2016 - Suzuki Ignis
Potrebbe sembrare una scelta balzana, ma la giapponese ha il grande merito di aver mantenuto disponibile la trazione integrale anche nel settore più economico del mercato dopo la morte della rimpiantissima Panda 4x4.
2017 - Volkswagen T-Roc
Uno dei migliori progetti del Konzern degli ultimi anni: una Suv di dimensioni medie di eccellente caratura tecnica, costruita bene e venduta al giusto prezzo. Ancora oggi rimane una besteller a livello europeo.
2020 - Cupra Formentor
Nel 2018, Luca de Meo lancia il nuovo brand spagnolo: è un’intuizione che si rivelerà vincente. Il primo modello al 100% Cupra è una Suv sportiva che porta la bella guida anche in un ambito dove non è mai stata essenziale.
I RISULTATI DEL SONDAGGIO
- Alfa Romeo Giulia: 75%
- Cupra Formentor: 11%
- Volkswagen T-Roc: 10%
- Suzuki Ignis: 4%
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Alfa Romeo Giulia 75%
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Cupra Formentor 11%
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Volkswagen T-Roc 10%
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Suzuki Ignis 4%