Con la fine del boom economico, l'Italia entra in una fase turbolenta e l'auto cambia volto: si guarda ai consumi più che alle performance, si punta alla razionalità progettuale. Inizia l'era della Volkswagen Golf
Se gli anni dal 1956 al 1965 sono uno dei periodi più fulgidi della storia moderna d’Italia, nel decennio successivo il quadro assume tinte decisamente più fosche. Il “miracolo economico” si conclude già nel 1963, quando ormai sono alle spalle i tempi in cui il ritornello della canzone più famosa di Domenico Modugno (“Nel blu dipinto di blu”) era l’emblema di una nazione pronta a volare per lasciarsi alle spalle le tragedie e le macerie della guerra. Certo, l’Italia continua a correre, ma a un ritmo assai meno sostenuto. Siamo sempre la terra della “dolce vita”, viviamo ancora i benefici dello straordinario salto nella ristretta lista delle maggiori potenze industriali dell’Occidente, ma iniziano a emergere segnali di stanchezza. Gli italiani chiedono alla politica un cambio di passo e, sull’onda del ’68 parigino, scendono in strada, inscenano le prime, grandi manifestazioni di protesta. E così si palesano le spaccature di un Paese alle prese con le istanze di modernità e libertà di fasce sempre più ampie della popolazione. Poi irrompono gli anni di piombo: nel dicembre del 1969, la strage di piazza Fontana, a Milano, segna la fine dei sogni e apre un periodo flagellato dalla strategia della tensione, dalle Brigate Rosse, dai gruppi eversivi di estrema destra. Attentati, omicidi politici e sequestri di persona monopolizzano le prime pagine dei giornali.
Purtroppo, l’auto si trasforma pure in una “vacca da mungere”. Nel 1974, l’Iva sui beni di lusso (tra cui le vetture di cilindrata da due litri in su) sale dal 18 al 30% (al 35% nel ’77 e al 38% nell’82), colpendo il made in Italy di fascia alta in modo pesantissimo. Due anni dopo entrano in vigore il famigerato superbollo sulle auto diesel, abolito solo tra il 1997 e il 2004, e un provvedimento disastroso: il governo blocca i progetti di nuove autostrade, arrestando quel processo infrastrutturale che aveva alimentato il boom economico. Del resto, sono gli anni dell’austerità: le luci del “miracolo” sono ormai spente, la società italiana muta pelle. Non cambia, invece, la missione di Quattroruote a tutela degli automobilisti, come nel caso del sostegno all’introduzione dell’obbligo di assicurazione dal 1° gennaio 1970, e a difesa dei loro portafogli. Lo testimoniano il titolo di un articolo del novembre 1975 (“Fisco più esoso degli sceicchi”), le inchieste sul bollo e gli editoriali del nostro fondatore, Gianni Mazzocchi, per la sua abolizione: una richiesta ancora oggi attuale.
… E LE ALTRE
1970 - Range Rover
Anticipa di decenni il concetto moderno di Suv, combinando per la prima volta le capacità fuoristradistiche della Land Rover con il confort e lo stile di una berlina, fissando nuovi standard nell’alto di gamma.
1971 - Fiat 127
Erede dell’850, è una svolta per la Fiat e un riferimento per le rivali. Tante le novità (trazione e motore trasversale all'anteriore, sospensioni MacPherson all'avantreno), enorme la popolarità: ben 5 milioni di auto vendute fino al 1987.
1972 - Renault 5
Il design anticonformista, la versatilità e alcune innovazioni (è la prima auto europea con paraurti di plastica) la rendono un fenomeno culturale e di mercato, imponendo nuovi stilemi tra le compatte.
1975 - BMW Serie 3
Rappresenta un pilastro nella storia della Casa bavarese grazie al ruolo decisivo nel sostenere la crescita dei volumi e l'espansione all'estero. Con le sue sette generazioni, incarna al meglio il Dna sportivo dell'Elica da ormai mezzo secolo.
I RISULTATI DEL SONDAGGIO
- Fiat 127: 34%
- Bmw Serie 3: 27%
- Range Rover: 24%
- Renault 5: 15%
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Fiat 127 34%
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Bmw Serie 3 27%
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Range Rover 24%
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Renault 5 15%