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1966 | 1975

Non è più tempo di miracoli

Con la fine del boom economico, l'Italia entra in una fase turbolenta e l'auto cambia volto: si guarda ai consumi più che alle performance, si punta alla razionalità progettuale. Inizia l'era della Volkswagen Golf

Se gli anni dal 1956 al 1965 sono uno dei periodi più fulgidi della storia moderna d’Italia, nel decennio successivo il quadro assume tinte decisamente più fosche. Il “miracolo economico” si conclude già nel 1963, quando ormai sono alle spalle i tempi in cui il ritornello della canzone più famosa di Domenico Modugno (“Nel blu dipinto di blu”) era l’emblema di una nazione pronta a volare per lasciarsi alle spalle le tragedie e le macerie della guerra. Certo, l’Italia continua a correre, ma a un ritmo assai meno sostenuto. Siamo sempre la terra della “dolce vita”, viviamo ancora i benefici dello straordinario salto nella ristretta lista delle maggiori potenze industriali dell’Occidente, ma iniziano a emergere segnali di stanchezza. Gli italiani chiedono alla politica un cambio di passo e, sull’onda del ’68 parigino, scendono in strada, inscenano le prime, grandi manifestazioni di protesta. E così si palesano le spaccature di un Paese alle prese con le istanze di modernità e libertà di fasce sempre più ampie della popolazione. Poi irrompono gli anni di piombo: nel dicembre del 1969, la strage di piazza Fontana, a Milano, segna la fine dei sogni e apre un periodo flagellato dalla strategia della tensione, dalle Brigate Rosse, dai gruppi eversivi di estrema destra. Attentati, omicidi politici e sequestri di persona monopolizzano le prime pagine dei giornali.

Sono anni di grandi stravolgimenti anche per il mondo dell’auto. Gli operai incrociano di frequente le braccia per chiedere migliori condizioni di lavoro, per ottenere un riconoscimento del loro contributo al boom economico. Le rivendicazioni sindacali cambiano il volto del tessuto sociale, facendo sentire i loro effetti sulla grande protagonista delle quattro ruote dell’epoca, la Fiat degli Agnelli. Eppure l’alba del decennio è di tutt’altro tenore. Nel 1966, Gianni Agnelli sostituisce Vittorio Valletta al vertice del Lingotto e tre anni dopo acquista la Lancia ed entra nella Ferrari. È l’avvio di un’espansione a prima vista senza freni, ma tutto cambia, appunto, con l’autunno caldo del 1969, una fase controversa della nostra storia: c’è chi la dipinge come una pietra miliare nel processo di cambiamento e chi la bolla come un mero detonatore di un conflitto sociale da anni latente. L’occupazione di Mirafiori è il primo indizio di un decennio complesso, per certi versi fosco. E il peggio deve ancora arrivare. Un quadro già di per sé negativo viene esacerbato dalla crisi petrolifera: arrivano le domeniche a piedi, si manifesta l’incubo dell’inflazione. E la Fiat entra in crisi, salvandosi solo grazie al controverso intervento della compagnia statale libica Lafico. È l’inizio di una svolta finanziaria che produrrà effetti decenni dopo. Intanto, sul mercato spuntano i giapponesi con la Honda N360 (nel numero di dicembre 1970, Quattroruote dedica per la prima volta una prova su strada a una vettura nipponica: la Nissan Datsun 1200), mentre il rincaro del petrolio spinge l’industria a ripensare i suoi paradigmi operativi: servono auto dai bassi consumi e facili da costruire. È il trionfo di una razionalità progettuale che dà vita, nel segno di Giorgetto Giugiaro, prima all’Alfasud, poi alla Volkswagen Golf e (siamo già nell’80) alla Fiat Panda. Peraltro, le linee squadrate e le lamiere piatte erano state anticipate da concept di tutt’altro segno: emozionali e immaginifiche, come l’Alfa Romeo Carabo, la Stratos Zero e la Lamborghini Marzal della Bertone o la Modulo della Pininfarina. L’industria, inoltre, scopre anche le virtù di un materiale sintetico, la plastica, che dal design e dall’arredamento sbarca sempre di più negli abitacoli.
Purtroppo, l’auto si trasforma pure in una “vacca da mungere”. Nel 1974, l’Iva sui beni di lusso (tra cui le vetture di cilindrata da due litri in su) sale dal 18 al 30% (al 35% nel ’77 e al 38% nell’82), colpendo il made in Italy di fascia alta in modo pesantissimo. Due anni dopo entrano in vigore il famigerato superbollo sulle auto diesel, abolito solo tra il 1997 e il 2004, e un provvedimento disastroso: il governo blocca i progetti di nuove autostrade, arrestando quel processo infrastrutturale che aveva alimentato il boom economico. Del resto, sono gli anni dell’austerità: le luci del “miracolo” sono ormai spente, la società italiana muta pelle. Non cambia, invece, la missione di Quattroruote a tutela degli automobilisti, come nel caso del sostegno all’introduzione dell’obbligo di assicurazione dal 1° gennaio 1970, e a difesa dei loro portafogli. Lo testimoniano il titolo di un articolo del novembre 1975 (“Fisco più esoso degli sceicchi”), le inchieste sul bollo e gli editoriali del nostro fondatore, Gianni Mazzocchi, per la sua abolizione: una richiesta ancora oggi attuale.
1966
Gianni Agnelli. Il capostipite della famiglia torinese sostituisce Vittorio Valletta alla presidenza della Fiat, diventando un simbolo dell’Italia nel mondo
1969
L’autunno caldo. Gli operai della Fiat occupano Mirafiori e devastano le catene di montaggio per chiedere migliori condizioni di lavoro: questa fotografia è stata scattata il 29 ottobre 1969
1973
Domeniche a piedi. La guerra dello Yom Kippur innesca la prima crisi petrolifera: arrivano misure di austerity come il blocco totale della circolazione

L'ICONA

Volkswagen Golf

E TUTTO CAMBIÒ La crisi petrolifera del 1973 ha effetti devastanti: l’inflazione record e la stagnazione economica impongono misure di austerity e un cambio di paradigma per le auto. Servono vetture dai bassi consumi e facili da costruire: con queste direttive la Volkswagen affida a Giorgetto Giugiaro il progetto della Golf. Prodotta dal 1974, la tedesca diventa il simbolo di un razionalismo stilistico di grande successo e dagli effetti duraturi nel tempo: conquista rapidamente il podio di auto più venduta in Europa e per anni sarà un esempio da seguire per l'intera industria continentale.

L'ICONA

Volkswagen Golf

L'ICONA

Volkswagen Golf

L'ICONA

Volkswagen Golf

L'ICONA

Volkswagen Golf

L'ICONA

Volkswagen Golf

L'ICONA

Volkswagen Golf

L'ICONA

Volkswagen Golf

… E LE ALTRE

1970 - Range Rover

Anticipa di decenni il concetto moderno di Suv, combinando per la prima volta le capacità fuoristradistiche della Land Rover con il confort e lo stile di una berlina, fissando nuovi standard nell’alto di gamma.

1971 - Fiat 127

Erede dell’850, è una svolta per la Fiat e un riferimento per le rivali. Tante le novità (trazione e motore trasversale all'anteriore, sospensioni MacPherson all'avantreno), enorme la popolarità: ben 5 milioni di auto vendute fino al 1987.

1972 - Renault 5

Il design anticonformista, la versatilità e alcune innovazioni (è la prima auto europea con paraurti di plastica) la rendono un fenomeno culturale e di mercato, imponendo nuovi stilemi tra le compatte.

1975 - BMW Serie 3

Rappresenta un pilastro nella storia della Casa bavarese grazie al ruolo decisivo nel sostenere la crescita dei volumi e l'espansione all'estero. Con le sue sette generazioni, incarna al meglio il Dna sportivo dell'Elica da ormai mezzo secolo.

I RISULTATI DEL SONDAGGIO

  • Fiat 127: 34%
  • Bmw Serie 3: 27%
  • Range Rover: 24%
  • Renault 5: 15%
  • Fiat 127 34%
  • Bmw Serie 3 27%
  • Range Rover 24%
  • Renault 5 15%

RAPPORTO QUATTRORUOTE

L’INDUSTRIA

Fabbrica italia: i primati di ieri, il (quasi) deserto di oggi

Il settore automobilistico ha fornito un contributo decisivo all'ascesa dell'Italia tra i Paesi più industrializzati e ricchi al mondo, ma i tempi della grande Mirafiori e di una Fiat capace di conquistare la leadership europea sono oggi lontani e, probabilmente, irripetibili.

Le mappe mostrano l'evoluzione della rete degli impianti di assemblaggio a partire dal 1956: il progressivo spostamento dei maggiori siti dal Nord al Mezzogiorno è stato accompagnato da una fase di deindustrializzazione legata a diverse chiusure tra Piemonte e Lombardia. L'apice della nostra industria, anche sul fronte del numero delle fabbriche, è stato raggiunto tra i primi anni 70 e la fine del decennio successivo: il massimo storico dei volumi si tocca nel 1989. Da allora, anche per le crisi della Fiat, le produzioni sono scese costantemente: nel 2024 si è tornati ai livelli del 1956 e il 2025 ha visto un ulteriore peggioramento. In base ai dati della Fim-Cisl sugli stabilimenti Stellantis (213.716 vetture; -24,5% sul 2024) e alle nostre stime sull'andamento di altri costruttori (circa 40 mila auto tra DR, Ferrari e Lamborghini), i volumi dovrebbero attestarsi intorno alle 250 mila unità, poco più che nel 1955, agli albori di quel miracolo economico che vide l'automobile affermarsi tra i maggiori fenomeni sociali ed economici dell'epoca.

RAPPORTO QUATTRORUOTE

L’INDUSTRIA

VOLUMI

L’andamento della produzione di tutti gli impianti italiani e quella di tre grandi marchi (fonte: Anfia)

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L’INDUSTRIA

Fabbrica italia: i primati di ieri, il (quasi) deserto di oggi

Il settore automobilistico ha fornito un contributo decisivo all'ascesa dell'Italia tra i Paesi più industrializzati e ricchi al mondo, ma i tempi della grande Mirafiori e di una Fiat capace di conquistare la leadership europea sono oggi lontani e, probabilmente, irripetibili.

Le mappe mostrano l'evoluzione della rete degli impianti di assemblaggio a partire dal 1956: il progressivo spostamento dei maggiori siti dal Nord al Mezzogiorno è stato accompagnato da una fase di deindustrializzazione legata a diverse chiusure tra Piemonte e Lombardia. L'apice della nostra industria, anche sul fronte del numero delle fabbriche, è stato raggiunto tra i primi anni 70 e la fine del decennio successivo: il massimo storico dei volumi si tocca nel 1989. Da allora, anche per le crisi della Fiat, le produzioni sono scese costantemente: nel 2024 si è tornati ai livelli del 1956 e il 2025 ha visto un ulteriore peggioramento. In base ai dati della Fim-Cisl sugli stabilimenti Stellantis (213.716 vetture; -24,5% sul 2024) e alle nostre stime sull'andamento di altri costruttori (circa 40 mila auto tra DR, Ferrari e Lamborghini), i volumi dovrebbero attestarsi intorno alle 250 mila unità, poco più che nel 1955, agli albori di quel miracolo economico che vide l'automobile affermarsi tra i maggiori fenomeni sociali ed economici dell'epoca.

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Il settore automobilistico ha fornito un contributo decisivo all'ascesa dell'Italia tra i Paesi più industrializzati e ricchi al mondo, ma i tempi della grande Mirafiori e di una Fiat capace di conquistare la leadership europea sono oggi lontani e, probabilmente, irripetibili.

Le mappe mostrano l'evoluzione della rete degli impianti di assemblaggio a partire dal 1956: il progressivo spostamento dei maggiori siti dal Nord al Mezzogiorno è stato accompagnato da una fase di deindustrializzazione legata a diverse chiusure tra Piemonte e Lombardia. L'apice della nostra industria, anche sul fronte del numero delle fabbriche, è stato raggiunto tra i primi anni 70 e la fine del decennio successivo: il massimo storico dei volumi si tocca nel 1989. Da allora, anche per le crisi della Fiat, le produzioni sono scese costantemente: nel 2024 si è tornati ai livelli del 1956 e il 2025 ha visto un ulteriore peggioramento. In base ai dati della Fim-Cisl sugli stabilimenti Stellantis (213.716 vetture; -24,5% sul 2024) e alle nostre stime sull'andamento di altri costruttori (circa 40 mila auto tra DR, Ferrari e Lamborghini), i volumi dovrebbero attestarsi intorno alle 250 mila unità, poco più che nel 1955, agli albori di quel miracolo economico che vide l'automobile affermarsi tra i maggiori fenomeni sociali ed economici dell'epoca.

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Fabbrica italia: i primati di ieri, il (quasi) deserto di oggi

Il settore automobilistico ha fornito un contributo decisivo all'ascesa dell'Italia tra i Paesi più industrializzati e ricchi al mondo, ma i tempi della grande Mirafiori e di una Fiat capace di conquistare la leadership europea sono oggi lontani e, probabilmente, irripetibili.

Le mappe mostrano l'evoluzione della rete degli impianti di assemblaggio a partire dal 1956: il progressivo spostamento dei maggiori siti dal Nord al Mezzogiorno è stato accompagnato da una fase di deindustrializzazione legata a diverse chiusure tra Piemonte e Lombardia. L'apice della nostra industria, anche sul fronte del numero delle fabbriche, è stato raggiunto tra i primi anni 70 e la fine del decennio successivo: il massimo storico dei volumi si tocca nel 1989. Da allora, anche per le crisi della Fiat, le produzioni sono scese costantemente: nel 2024 si è tornati ai livelli del 1956 e il 2025 ha visto un ulteriore peggioramento. In base ai dati della Fim-Cisl sugli stabilimenti Stellantis (213.716 vetture; -24,5% sul 2024) e alle nostre stime sull'andamento di altri costruttori (circa 40 mila auto tra DR, Ferrari e Lamborghini), i volumi dovrebbero attestarsi intorno alle 250 mila unità, poco più che nel 1955, agli albori di quel miracolo economico che vide l'automobile affermarsi tra i maggiori fenomeni sociali ed economici dell'epoca.

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L’andamento della produzione di tutti gli impianti italiani e quella di tre grandi marchi (fonte: Anfia)

COPERTINE DAL 1966 AL 1975

Copertina Quattroruote Gennaio 1966 Copertina Quattroruote Febbraio 1966 Copertina Quattroruote Marzo 1966 Copertina Quattroruote Aprile 1966 Copertina Quattroruote Maggio 1966 Copertina Quattroruote Giugno 1966 Copertina Quattroruote Luglio 1966 Copertina Quattroruote Agosto 1966 Copertina Quattroruote Settembre 1966 Copertina Quattroruote Ottobre 1966 Copertina Quattroruote Novembre 1966 Copertina Quattroruote Dicembre 1966 Copertina Quattroruote Gennaio 1967 Copertina Quattroruote Febbraio 1967 Copertina Quattroruote Marzo 1967 Copertina Quattroruote Aprile 1967 Copertina Quattroruote Maggio 1967 Copertina Quattroruote Giugno 1967 Copertina Quattroruote Luglio 1967 Copertina Quattroruote Agosto 1967 Copertina Quattroruote Settembre 1967 Copertina Quattroruote Ottobre 1967 Copertina Quattroruote Novembre 1967 Copertina Quattroruote Dicembre 1967 Copertina Quattroruote Gennaio 1968 Copertina Quattroruote Febbraio 1968 Copertina Quattroruote Marzo 1968 Copertina Quattroruote Aprile 1968 Copertina Quattroruote Maggio 1968 Copertina Quattroruote Giugno 1968 Copertina Quattroruote Luglio 1968 Copertina Quattroruote Agosto 1968 Copertina Quattroruote Settembre 1968 Copertina Quattroruote Ottobre 1968 Copertina Quattroruote Novembre 1968 Copertina Quattroruote Dicembre 1968 Copertina Quattroruote Gennaio 1969 Copertina Quattroruote Febbraio 1969 Copertina Quattroruote Marzo 1969 Copertina Quattroruote Aprile 1969 Copertina Quattroruote Maggio 1969 Copertina Quattroruote Giugno 1969 Copertina Quattroruote Luglio 1969 Copertina Quattroruote Agosto 1969 Copertina Quattroruote Settembre 1969 Copertina Quattroruote Ottobre 1969 Copertina Quattroruote Novembre 1969 Copertina Quattroruote Dicembre 1969 Copertina Quattroruote Gennaio 1970 Copertina Quattroruote Febbraio 1970 Copertina Quattroruote Marzo 1970 Copertina Quattroruote Aprile 1970 Copertina Quattroruote Maggio 1970 Copertina Quattroruote Giugno 1970 Copertina Quattroruote Luglio 1970 Copertina Quattroruote Agosto 1970 Copertina Quattroruote Settembre 1970 Copertina Quattroruote Ottobre 1970 Copertina Quattroruote Novembre 1970 Copertina Quattroruote Dicembre 1970 Copertina Quattroruote Gennaio 1971 Copertina Quattroruote Febbraio 1971 Copertina Quattroruote Marzo 1971 Copertina Quattroruote Aprile 1971 Copertina Quattroruote Maggio 1971 Copertina Quattroruote Giugno 1971 Copertina Quattroruote Luglio 1971 Copertina Quattroruote Agosto 1971 Copertina Quattroruote Settembre 1971 Copertina Quattroruote Ottobre 1971 Copertina Quattroruote Novembre 1971 Copertina Quattroruote Dicembre 1971 Copertina Quattroruote Gennaio 1972 Copertina Quattroruote Febbraio 1972 Copertina Quattroruote Marzo 1972 Copertina Quattroruote Aprile 1972 Copertina Quattroruote Maggio 1972 Copertina Quattroruote Giugno 1972 Copertina Quattroruote Luglio 1972 Copertina Quattroruote Agosto 1972 Copertina Quattroruote Settembre 1972 Copertina Quattroruote Ottobre 1972 Copertina Quattroruote Novembre 1972 Copertina Quattroruote Dicembre 1972 Copertina Quattroruote Gennaio 1973 Copertina Quattroruote Febbraio 1973 Copertina Quattroruote Marzo 1973 Copertina Quattroruote Aprile 1973 Copertina Quattroruote Maggio 1973 Copertina Quattroruote Giugno 1973 Copertina Quattroruote Luglio 1973 Copertina Quattroruote Agosto 1973 Copertina Quattroruote Settembre 1973 Copertina Quattroruote Ottobre 1973 Copertina Quattroruote Novembre 1973 Copertina Quattroruote Dicembre 1973 Copertina Quattroruote Gennaio 1974 Copertina Quattroruote Febbraio 1974 Copertina Quattroruote Marzo 1974 Copertina Quattroruote Aprile 1974 Copertina Quattroruote Maggio 1974 Copertina Quattroruote Giugno 1974 Copertina Quattroruote Luglio 1974 Copertina Quattroruote Agosto 1974 Copertina Quattroruote Settembre 1974 Copertina Quattroruote Ottobre 1974 Copertina Quattroruote Novembre 1974 Copertina Quattroruote Dicembre 1974 Copertina Quattroruote Gennaio 1975 Copertina Quattroruote Febbraio 1975 Copertina Quattroruote Marzo 1975 Copertina Quattroruote Aprile 1975 Copertina Quattroruote Maggio 1975 Copertina Quattroruote Giugno 1975 Copertina Quattroruote Luglio 1975 Copertina Quattroruote Agosto 1975 Copertina Quattroruote Settembre 1975 Copertina Quattroruote Ottobre 1975 Copertina Quattroruote Novembre 1975 Copertina Quattroruote Dicembre 1975