Ferrari - Le più belle scoperte di Maranello – FOTO GALLERY
Ferrari 342 America (1952). Dotata di un 4.1 litri V12 da 200 CV, viene allestita da diversi carrozzieri: prima di tutti la Ghia, alla quale farà seguito la Pinin Farina (così il nome dell’atelier fino al 1962), che con la Casa di Maranello darà vita a un lungo sodalizio.
Ferrari 250 GT Cabriolet Pinin Farina (1957). Progettate sulla base della 250 GT con motore da 3 litri a 12 cilindri e telaio a longheroni e traverse, le 250 GT Spider e Cabriolet verranno costruite in diverse decine di esemplari, anche in versioni one-off.
Ferrari 250 GT Spider California (1957). Pensata per gli Usa, viene disegnata dalla Pinin Farina e carrozzata dalla Scaglietti. Nella foto, un esemplare battuto per più di 8,5 milioni di dollari da Sotheby’s.
Ferrari 400 Superamerica Cabriolet (1962). Si tratta della versione en plein air della 400 SA, che al debutto al Salone di Bruxelles presenta una linea molto simile alle 250 GT scoperte. Ne verranno prodotti solo nove esemplari, ai quali se ne aggiungerà uno carrozzato da Scaglietti.
Ferrari 275 GTS (1964). Nelle versioni GTB e GTS, la 275 è la prima auto di serie del Cavallino dotata di sospensioni posteriori a ruote indipendenti e cambio a 5 marce collocato al retrotreno. La linea è firmata Pininfarina, mentre la carrozzeria viene prodotta dalla Scaglietti.
Ferrari 330 GTS (1966). Presentata al Salone di Parigi del 1966, ha un motore V12 di 4 litri con tre carburatori che eroga una potenza massima di 300 CV. Ne verranno prodotti un centinaio di esemplari.
Ferrari 365 Spider California (1966). Realizzata in sole 14 unità, ha una linea firmata Pininfarina e un motore a 12 cilindri di 4.4 litri. A richiesta può avere i fari a scomparsa. Nella foto, un esemplare battuto all’asta da Sotheby’s.
Ferrari 275 GTB/4 Spider Nart (1967). Questa vettura viene prodotta in dieci unità dalla Scaglietti su richiesta di Luigi Chinetti, importatore delle auto di Maranello negli Usa e titolare della Scuderia Nart.
Ferrari 365 GTS/4 Daytona (1969). Pensata soprattutto per gli Usa, questa scoperta viene realizzata in 122 esemplari. In una seconda fase la fascia di perspex che ingloba i fari verrà sostituita da gruppi ottici a scomparsa.
Ferrari 365 GTS (1969). Si tratta dell’evoluzione della gamma 330, caratterizzata dall’adozione del 12 cilindri di 4.4 litri da 320 CV, 20 in più rispetto al modello che sostituisce. Insieme alla coupé GTC verrà prodotta complessivamente in poco più di 170 esemplari.
Ferrari Dino 246 GTS (1972). Dotata di motore a 6 cilindri da 2.4 litri e 195 CV di potenza, questa targa ha il tetto asportabile di materiale plastico, riponibile dietro i sedili, e il rollbar.
Ferrari 308 GTS (1977). È la Rossa resa celebre dalla serie TV Magnum P.I.. Viene presentata per la prima volta al Salone di Francoforte nel 1977 e, a partire dal 1980, verrà dotata dell’iniezione elettronica Bosch nonché, nel 1982, della testata a 4 valvole per cilindro.
Ferrari Mondial Cabriolet (1983). Versione en plein air della Mondial 8, è la prima vettura di Maranello completamente scoperta dai tempi della 365 GTS/4 Daytona. Disegnata dalla Pininfarina, è spinta da un V8 da 3 litri e 240 CV di potenza.
Ferrari 328 GTS (1985). Evoluzione della 308, ha motore aspirato da 3.2 litri con testa a 32 valvole. La potenza massima è di 270 CV.
Ferrari GTS Turbo (1986). Raccoglie l’eredità della 208 GTS sovralimentata, con sostanziose novità meccaniche: l’8 cilindri bialbero è ora equipaggiato con un nuovo turbocompressore. Cresce la potenza (ora di 254 CV), ma soprattutto la coppia (+37%).
Ferrari 348 TS (1989). La sigla TS sta per “Trasversale Spider”. Il motore è un 8 cilindri di 3.4 litri e il telaio integra nella scocca scatolata di lamiera di acciaio una struttura tubolare a traliccio. Con l’aggiornamento, al debutto nel 1993, verrà ribattezzata 348 GTS.
Ferrari 348 Spider (1993). Alla versione targa (TS/GTS), la Ferrari decide di introdurre nella gamma della 348 anche la Spider, priva di rollbar. Il lancio avviene a Hollywood e gli esemplari prodotti fino al 1995 saranno 1.090.
Ferrari F355 GTS (1995). La struttura tubolare della 348, che rimpiazza, è sostituita da elementi scatolati, integrati con un traliccio posteriore, che le conferiscono un aumento della rigidità torsionale del 22%. Nella foto, un esemplare del 1999 battuto all’asta da Sotheby’s per 95.200 dollari.
Ferrari F50 (1995). Svelata già al Salone di Ginevra del 1995, è la vettura che celebra in anticipo il 50° anniversario della Casa (1997). Prodotta in 349 esemplari, è dotata di un telaio monoscocca di fibra di carbonio e di un tetto rigido asportabile.
Ferrari F355 Spider (1995). Anche nella gamma della F355 la GTS viene affiancata dalla Spider. Si tratta della prima Ferrari con capote di tela ad azionamento elettrico. Il motore è il V8 da 3.5 litri e 380 CV. La versione F1 (1997) ha un cambio sequenziale elettroattuato a 6 marce.
Ferrari 360 Spider (2000). Presentata al Salone di Ginevra del 2000, ha una capote ad azionamento automatico, richiudibile in una ventina di secondi. Il powertrain è lo stesso della berlinetta, con un V8 di 3.6 litri e 400 CV.
Ferrari 550 Barchetta (2000). Al Salone di Francoforte dello stesso anno, la Casa di Maranello presenta un’altra vettura scoperta, derivata in questo caso dalla 550 Maranello. Prodotta in 448 esemplari, rispolvera la storica denominazione Barchetta.
Ferrari F430 Spider (2005). Erede della 360 scoperta, ha la capote ad azionamento automatico e i dispositivi di settaggio elettronico dei parametri dinamici, già presenti sulla berlinetta.
Ferrari Superamerica (2005). Basata sulla 575M, ha un tetto di cristallo, ideato da Leonardo Fioravanti, che la trasforma in pochi secondi da coupé a spider, ritraendosi in uno scomparto ricavato dietro i sedili.
Ferrari California (2008). Segue la moda delle coupé-cabriolet, con un tetto di metallo retraibile elettricamente in 14”. Il motore V8 è collocato anteriormente e deriva dalla F430.
Ferrari Scuderia Spider 16M (2008). Questa versione en plein air della 430 Scuderia nasce per celebrare i 16 mondiali Costruttori del Cavallino in Formula 1. È un’edizione limitata: ne verranno prodotte 499 unità.
Ferrari SA Aperta (2010). “SA”, come Sergio e Andrea Pininfarina. Costruita in soli 80 esemplari, ha una capote di fortuna e un parabrezza dai montanti particolarmente inclinati. Due pinne posteriori, collegate ai rollbar, caratterizzano la coda.
Ferrari F458 Spider (2011). Per la prima volta una vettura a motore centrale viene dotata di un tetto rigido ripiegabile che occupa solo 100 litri nel suo alloggiamento ed è realizzato di alluminio.
Ferrari California T (2014). Evoluzione della California, è mossa da un 3.9 litri V8 a iniezione diretta che segna il ritorno della Casa di Maranello ai propulsori sovralimentati: il motore è dotato infatti di turbocompressori Twin Scroll.
Ferrari 458 Speciale A (2014). Si tratta della versione aperta della 458 Speciale e, con i suoi 499 esemplari, celebra i successi nella categoria GT del Mondiale Endurance (di cui la 458 è due volte campione) e nelle corse di durata.
Ferrari F12 TRS (2014). Si tratta di una one-off realizzata dalla Casa sulla base della F12 berlinetta nell’ambito del programma “Progetti Speciali” per un facoltoso cliente. Il modello è ispirato alla 250 Testarossa del 1957.
Ferrari F60 America (2014). Prodotta in dieci esemplari per celebrare i 60 anni delle Rosse negli Usa, ha solo una capotina di emergenza utilizzabile fino a una velocità di 120 km/h.
Ferrari Sergio (2015). È derivata dalla 458 ed è stata prodotta in soli sei esemplari, uno dei quali (quello nella foto) messo in vendita nel 2017 con un annuncio sul portale James Edition per 4,3 milioni di euro, circa il doppio del suo prezzo originale.
Ferrari 488 Spider (2015). Disegnata dal Centro stile della Casa, è la versione en plein air della 488 GTB. Il motore con doppia sovralimentazione eroga 670 CV a 8.000 giri/min.
Ferrari J50 (2016). Nasce per celebrare i 50 di presenza della Casa in Giappone, ed è spinta dall’8 cilindri di 3.9 litri della 488 da cui deriva, che qui però eroga 690 CV.
Ferrari LaFerrari Aperta (2016). Mantiene le stesse doti di rigidità torsionale della versione coperta da cui deriva, e nasce per celebrare i 70 anni del marchio. La produzione è limitata a 210 esemplari.
Ferrari Portofino (2017). Erede della California T, è anch’essa mossa dal V8 da 3.9 litri a doppia sovralimentazione, che su questa Rossa eroga 40 CV in più, per un totale di 600.
Ferrari 488 Pista Spider (2018). Presentata in agosto a Pebble Beach, è la cinquantesima “scoperta” della Casa, nonché la spider di Maranello con il miglior rapporto peso/potenza di sempre: 1,92 kg/CV.
Ferrari Monza SP1 (2018). Insieme alla SP2, questa barchetta monoposto inaugura una nuova gamma di modelli a tiratura limitata denominata Icona. Deriva dalla 812 Superfast, e ha piccoli deflettori d’aria al posto del parabrezza.
Ferrari Monza SP2 (2018). Variante biposto della Monza, come la SP1 ha un V12 6.5 aspirato da 810 CV e 719 Nm e ha una massa a secco di 1.520 kg (1.500 la monoposto), ottenuta grazie al carbonio utilizzato per la scocca e la carrozzeria.
A poche settimane dal debutto a Pebble Beach della 488 Pista Spider, la cinquantesima vettura scoperta nella Storia del Cavallino, la Casa di Maranello è tornata a stupire gli appassionati presentando non una, ma ben due versioni dell’inedita barchetta Monza: la monoposto SP1 e la biposto SP2, ovvero le prime proposte di Icona, la nuova gamma a tiratura limitata, ispirate alle Rosse degli anni 50.
La rassegna. In un momento in cui nelle fasce di mercato più popolari le scoperte scarseggiano, le vetture a cielo aperto continuano a mostrare grande vitalità tra i marchi extralusso. Su tutte la Ferrari, che negli oltre 70 anni della sua storia ha dato vita a molte tra le più belle spider, barchette e targa di sempre, di serie o speciali. Così, per celebrare il debutto delle nuove Monza, che gli appassionati potranno ammirare al Salone di Parigi (4-14 ottobre), abbiamo raccolto nella nostra rassegna le auto en plein air più accattivanti della storia di Maranello, dalla 342 America alle SP1 e SP2.