Great Wall Steed
Il Great Wall Steed è un pick-up di produzione cinese che ha iniziato a essere importato in Italia alla fine del 2008 e che di norma è omologato come autocarro. Prodotto sia a cabina singola che a doppia cabina, nel nostro Paese è diffuso più che altro con questa seconda variante di carrozzeria. Arrivato sul mercato come Steed 5, ha beneficiato di un restyling nel corso del 2011. Questo facelift ha introdotto un look più automobilistico e un aggiornamento delle dotazioni, oltre che della gamma motori. Nel 2017 è quindi apparso lo Steed 6, che ha voltato pagina dal punto vista estetico, guadagnando un aspetto più importante e raffinato. Sotto il profilo tecnico, la Great Wall ha sempre preferito un’impostazione classica da lavoro. Gli Steed di tutte le epoche hanno quindi un telaio a longheroni e traverse, abbinato a sospensioni posteriori a ponte rigido con molle a balestra, la soluzione migliore per affrontare i terreni accidentati anche a pieno carico. Lo Steed è disponibile anche in versione a passo lungo, una differenza che si traduce pari pari in un allungamento del piano di carico del cassone.
I MOTORI
A differenza della maggior parte dei pick-up concorrenti, disponibili soltanto a gasolio, il Great Wall Steed offre un’alternativa a livello di alimentazione. Al debutto sul mercato, questo modello fu infatti proposto con un motore 2.4 a benzina di derivazione Mitsubishi, poi proposto anche in versione bifuel a Gpl. L’ingresso in listino di un propulsore turbodiesel è arrivato solo in coincidenza con il facelift del 2011, che ha portato in dote un due litri TDI. Con l’avvento dello Steed 6 è tornata quindi in auge l’alimentazione a gas. Per quanto riguarda il reparto trasmissione, alcuni esemplari sono solo a due ruote motrici, con trazione posteriore, mentre altri prevedono una trazione integrale part-time. Quanto al cambio, a monopolizzare la scena è un classico selettore manuale, il più indicato per un uso gravoso, anche con eventuali marce ridotte.
PRO E CONTRO
Qualche piccolo distinguo tra le due generazioni di questo modello è doveroso. Il Great Wall Steed 5 è un pick-up piuttosto spartano, pensato senza troppi compromessi per un un utilizzo prettamente professionale, mentre lo Steed 6 ha un’impostazione un po’ più automobilistica dell’abitacolo e in particolare della plancia. Ciò si traduce in un equipaggiamento più completo e nell’impiego di materiali più nobili per la componentistica, che continua comunque a badare più alla sostanza che alla forma. Su strada, una prima critica va all’eccessivo diametro di sterzata, che costringe a qualche manovra di troppo quando si vuole invertire direzione negli spazi stretti. Il confort è nel complesso discreto, sia dal punto di vista dell’insonorizzazione dell’abitacolo sia sotto il profilo dell’assorbimento delle asperità, che, come spesso accade sui mezzi di questo tipo, è più efficace quando si viaggia carichi. Infine, non entusiasma l’impianto frenante misto composto da dischi anteriori e tamburi posteriori, che fa registrare spazi d’arresto un po’ lunghi.
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I MOTORI
A differenza della maggior parte dei pick-up concorrenti, disponibili soltanto a gasolio, il Great Wall Steed offre un’alternativa a livello di alimentazione. Al debutto sul mercato, questo modello fu infatti proposto con un motore 2.4 a benzina di derivazione Mitsubishi, poi proposto anche in versione bifuel a Gpl. L’ingresso in listino di un propulsore turbodiesel è arrivato solo in coincidenza con il facelift del 2011, che ha portato in dote un due litri TDI. Con l’avvento dello Steed 6 è tornata quindi in auge l’alimentazione a gas. Per quanto riguarda il reparto trasmissione, alcuni esemplari sono solo a due ruote motrici, con trazione posteriore, mentre altri prevedono una trazione integrale part-time. Quanto al cambio, a monopolizzare la scena è un classico selettore manuale, il più indicato per un uso gravoso, anche con eventuali marce ridotte.
PRO E CONTRO
Qualche piccolo distinguo tra le due generazioni di questo modello è doveroso. Il Great Wall Steed 5 è un pick-up piuttosto spartano, pensato senza troppi compromessi per un un utilizzo prettamente professionale, mentre lo Steed 6 ha un’impostazione un po’ più automobilistica dell’abitacolo e in particolare della plancia. Ciò si traduce in un equipaggiamento più completo e nell’impiego di materiali più nobili per la componentistica, che continua comunque a badare più alla sostanza che alla forma. Su strada, una prima critica va all’eccessivo diametro di sterzata, che costringe a qualche manovra di troppo quando si vuole invertire direzione negli spazi stretti. Il confort è nel complesso discreto, sia dal punto di vista dell’insonorizzazione dell’abitacolo sia sotto il profilo dell’assorbimento delle asperità, che, come spesso accade sui mezzi di questo tipo, è più efficace quando si viaggia carichi. Infine, non entusiasma l’impianto frenante misto composto da dischi anteriori e tamburi posteriori, che fa registrare spazi d’arresto un po’ lunghi.