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Industria e Finanza

Tesla
Elon Musk lascia la presidenza, ma resta ad

Rosario Murgida
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Tesla - Elon Musk lascia la presidenza, ma resta ad

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Elon Musk ha raggiunto un accordo di patteggiamento con la Sec, l'organo di vigilanza dei mercati finanziari statunitensi, per chiudere la causa legale avviata dalla commissione giovedì scorso presso presso la Corte Federale di Manhattan per la vicenda dei cinguetti sulla privatizzazione della Tesla Motors. L'intesa prevede una serie di concessioni: Musk ha accettato di lasciare la presidenza per almeno tre anni pur di mantenere l'incarico di amministratore delegato.

Sanzioni anche per la Tesla. Musk e la Tesla pagheranno anche una multa di 20 milioni di dollari a testa. Non solo. La Sec ha imposto anche una serie di modifiche immediate alla governance dell'azienda e alla gestione della comunicazione alla luce delle ripercussioni dei tweet dello stesso Musk sull'andamento delle azioni della Casa californiana quotate a Wall Street. In particolare, l'imprenditore dovrà lasciare l'incarico di presidente nel giro di 45 giorni, mentre la Tesla sarà obbligata a nominare nel consiglio di amministrazione due nuovi membri indipendenti e a costituire al suo interno un comitato permanente di consiglieri sempre indipendenti. L'accordo, che comunque è subordinato all'approvazione della corte federale di Manhattan, impone anche il rispetto da parte di Musk di precise disposizioni nella diffusione di notizie riguardanti la casa automobilistica. "Come conseguenza dell'accordo, Elon Musk non sarà più presidente della Tesla, il consiglio di amministrazione adotterà importanti riforme - incluso l'obbligo di sorvegliare le comunicazioni di Musk con gli investitori - ed entrambi pagheranno sanzioni finanziarie", ha affermato il funzionario della Sec Steven Peikin. "Il patteggiamento ha l'obiettivo di prevenire ulteriori perturbazioni del mercato e danni agli azionisti della Tesla".

L'accusa di frode. La possibilità di un compromesso con la Sec è iniziata a circolare subito dopo un venerdì nero per il titolo Tesla, che ha perso ben 7 miliardi di capitalizzazione di Borsa in un solo giorno di scambi per i timori degli investitori sulle pesanti conseguenze della causa legale avviata dalla commissione. L'organo di vigilanza ha chiesto la defenestrazione di Musk da qualsiasi incarico accusandolo di frode e di dichiarazioni false e ingannevoli. L'imprenditore, che poco prima del deposito della causa legale si era rifiutato di accettare un primo accordo di patteggiamento per difendersi nelle aule giudiziarie, rischiava di perdere tutti i suoi ruoli non solo nella Tesla, ma anche in altre aziende quotate e di pagare una multa multimiliardaria. Dal canto suo, la Casa californiana avrebbe probabilmente subito danni pesanti con l'uscita del suo co-fondatore: sono in molti a ritenere che il valore di Borsa della Tesla, fino a venerdì superiore a quello della General Motors, sia il frutto non tanto delle performance finanziarie (in 15 anni di vita non ha mai chiuso un bilancio in utile) quanto della fiducia degli investitori sulle abilità, le visioni strategiche e le idee innovative di Musk. 

La vicenda dei tweet. Il caso nasce il 7 agosto con un cinguettio con cui viene annunciata l'idea di lanciare un'operazione di privatizzazione della Tesla grazie a "finanziamenti garantiti” e disponibili per un'offerta pubblica d'acquisto al prezzo di 420 dollari per azioni e per un controvalore complessivo di 72 miliardi. Si sarebbe trattato di una maxi-operazione di delisting con ben pochi precedenti a Wall Street. Il tweet non ha solo alimentato il rally borsistico delle azioni, ma anche i dubbi degli investitori e di molti organi di stampa. Qualcuno ha pensato anche a uno dei soliti scherzi di Musk, già in passato protagonista di provocazioni sui social network come in occasione del pesce di aprile su un imminente fallimento della sua Tesla. A generare sorpresa è stato soprattutto il prezzo di 420 dollari, che ha spinto la Sec e altre autorità ad aprire un'indagine, anche perché nel giro di pochi giorni è arrivata la decisione dello stesso Musk di abbandonare l'idea della privatizzazione.

La causa della Sec. La commissione ha accusato di Musk di aver annunciato un progetto senza alcun fondamento e soprattutto senza alcun finanziamento garantito e di aver così danneggiato gravemente gli investitori. La Tesla è stata invece criticata per non aver imposto procedure di controllo sulla diffusione dei tweet e quindi per non aver mai implementato gli strumenti necessari per verificarne la correttezza. La Sec ha da una parte messo nel mirino il prezzo di 420 dollari accusando Musk di aver "dichiarato di aver arrotondato il prezzo a 420 dollari perché recentemente aveva appreso il significato del numero nella cultura della marijuana e pensava che la sua ragazza lo avrebbe trovato divertente, il che non è un buon motivo per scegliere un prezzo". Dall'altra, ha messo sotto accusa i finanziamenti garantiti dall'imprenditore sotto forma di un intervento del fondo sovrano dell'Arabia Saudita: "non ha mai trattato, e nemmeno confermato, i termini chiave dell'operazione, compreso il prezzo dell'offerta, con qualsiasi potenziale fonte di finanziamento". "Questa iniziativa ingiustificata da parte della Sec", ha replicato Musk, "mi lascia profondamente rattristato e deluso. Ho sempre agito nel migliore interesse della verità, della trasparenza e degli investitori: l'integrità è il valore più importante della mia vita e i fatti dimostreranno che non l'ho mai compromessa in alcun modo". La Tesla e il consiglio di amministrazione hanno, dal canto loro, espresso "piena  fiducia in Elon, nella sua integrità e nella sua leadership". Ora la vicenda si chiude con una prima vittoria della Sec. Ma il patteggiamento non risolve altri fronti legali e, anzi, genera molti rischi per Musk e la Tesla. Il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine parallela, diversi azionisti hanno depositato cause di risarcimento danni e alcuni studi legali hanno avviato la raccolta delle deleghe per una class action. In tutti i casi i vari avvocati o inquirenti coinvolti potranno far leva su tutta la documentazione svelata dalla Sec per sostenere la validità e la fondatezza delle loro richieste contro l'imprenditore e la sua creatura.