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Industria e Finanza

Tesla
La Sec avvia una causa legale contro Musk

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Elon Musk rischia di pagare caro l'ormai famoso cinguettio sull'ipotesi di privatizzazione della Tesla. La Sec (Securities and exchange commission), il massimo organo di vigilanza dei mercati finanziari statunitensi, ha depositato una causa civile contro l'imprenditore di origini sudafricane con l'accusa di frode e con la relativa richiesta di defenestrazione da qualsiasi incarico manageriale all'interno della Casa californiana.

Chieste anche sanzioni. La causa legale, avviata presso la Corte Federale di Manhattan, include anche la richiesta di comminare sanzioni a Musk per la vicenda dei vari tweet con cui ha annunciato prima l'ipotesi di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto per togliere le azioni da Wall Street e poi un quasi immediato dietrofront. Si tratta dell'iniziativa di maggior profilo intrapresa negli ultimi anni dalla commissione contro un dirigente di impresa e, per quanto non sia certo l'esito del procedimento, rischia di infliggere un duro colpo alla Tesla. La Casa californiana potrebbe infatti perdere non solo la sua guida. Il suo destino è infatti considerato strettamente legato a Musk al punto che secondo gli analisti la maggior parte dei 50 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato non è altro che il frutto della fiducia degli investitori sulle abilità, le visioni strategiche e le idee innovative del suo attuale presidente e amministratore delegato. Non è un caso se le azioni hanno perso oltre il 12% nelle contrattazioni after-hours, ossia dopo la chiusura degli scambi regolari. 

Il mercato è stato ingannato. La Sec ha citato in giudizio Musk (e non la Tesla), per aver diffuso false dichiarazioni al mercato, aver ingannato gli investitori su informazioni considerate rilevanti ai fini di un investimento e quindi di aver prodotto danni agli azionisti a causa della volatilità delle azioni. Le accuse si basano non tanto sull'annuncio della possibile offerta quanto sulla rassicurazione di finanziamenti  per il lancio di un'Opa da 72 miliardi di dollari già garantiti da presunti investitori. Inizialmente sembrava che dietro il progetto di Musk ci fosse il fondo sovrano dell'Arabia Saudita, che successivamente ha scommesso 1 miliardo di dollari sulla Lucid Motors. È stato lo stesso Musk a confermare le trattative con gli arabi prima nel suo blog con un post del 13 agosto in cui ha parlato di frequenti contatti per una possibile Opa e poi davanti ai funzionari della commissione. Nella causa viene invece accusato di "non aver mai trattato, e nemmeno confermato, i termini chiave dell'operazione, compreso il prezzo dell'offerta, con qualsiasi potenziale fonte di finanziamento". La Sec si riferisce in particolare al prezzo di 420 dollari per azione indicato da Musk nei suoi cinguettii. Per la commissione l'imprenditore avrebbe scelto tale valore sulla base di un ragionamento non discusso con nessun’altro se non con se stesso. Musk ha prima pensato di dover offrire un premio del 20% sulle quotazioni di Borsa dei primi di agosto arrivando così alla cifra di 419 dollari e poi ha arrotondato di 1 dollaro per arrivare a 420. "Musk - accusa la Sec - ha dichiarato di aver arrotondato il prezzo a 420 dollari perché recentemente aveva appreso il significato del numero nella cultura della marijuana e pensava che la sua ragazza lo avrebbe trovato divertente, il che non è un buon motivo per scegliere un determinato prezzo".

La replica di Musk. È stata probabilmente questa accusa a spingere l'imprenditore e i suoi legali a decidere, all'ultimo minuto disponibile, di difendersi nelle aule giudiziarie invece di risolvere la questione con una sorta di accordo di patteggiamento, tra l'altro già definito e approvato dai commissari dell'agenzia. "Questa iniziativa ingiustificata da parte della Sec mi lascia profondamente rattristato e deluso", ha affermato Musk in una nota. "Ho sempre agito nel migliore interesse della verità, della trasparenza e degli investitori: l'integrità è il valore più importante della mia vita e i fatti dimostreranno che non l'ho mai compromessa in alcun modo". La Tesla e il consiglio di amministrazione hanno, da parte loro, espresso "piena  fiducia in Elon, nella sua integrità e nella sua leadership". 

La rapidità della Sec. La causa legale è destinata ad assumere un ruolo probabilmente senza precedenti. Sul tavolo non ci sono solo le conseguenze per i mercati finanziari dell'utilizzo dei social network per diffondere informazioni cosiddette "price-sensitive" ma anche il ruolo della stessa Sec, da anni accusata di non aver agito con prontezza nell'affrontare importanti vicende legate alla crisi finanziaria scatenata dal fallimento della Lehman Brothers e negli ultimi mesi criticata per aver ridimensionato le sue attività di controllo. Nel caso della Tesla, invece, la commissione è stata rapidissima. Nel giro di meno due mesi (dal tweet del 7 agosto in poi), ha prima avviato l'indagine e ora ha depositato la causa con la possibilità di ottenere la vittoria e infliggere pesanti sanzioni a Musk. L'imprenditore potrebbe infatti essere il più importante dirigente aziendale a essere multato dalla Sec dal procedimento del 2010 contro Angelo Mozilo, ex amministratore delegato della Countrywide Financial, costretto a pagare ben 67,5 milioni di dollari per risolvere le accuse di aver ingannato gli investitori sui mutui subprime. Mozilo, come oggi Musk, non ha mai ammesso la propria colpevolezza ma non ha neanche negato le accuse della Sec. E in tale scenario non vanno trascurate le indagini parallele avviate da altri organi di vigilanza abbiano avviato indagini come il Dipartimento di Giustizia, le richieste di risarcimento danni presentate da diversi azionisti e l’avvio della raccolta delle deleghe per class action da parte di alcuni studi legali.

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