Elon Musk ci ripensa e torna sui suoi passi abbandonando l'idea di lanciare un'offerta sulla Tesla per toglierla dai listini di Wall Street. A poche settimane dall'annuncio shock di un'operazione dal valore di oltre 70 miliardi di dollari, l'imprenditore ha deciso che la strada migliore per la Casa californiana è infatti quella di rimanere quotata.
Dal sorprendente cinguettio al dietrofront. A inizio agosto Musk ha sorpreso i mercati e gli investitori con un cinguettio dal suo account Twitter annunciando l'intenzione di valutare la possibilità di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto al prezzo di 420 dollari per ogni azione. Da allora sono state molte le indiscrezioni circolate sui mercati, a partire dal possibile coinvolgimento del fondo sovrano saudita per arrivare alla decisione di alcune banche d'affari come Morgan Stanley e Goldman Sachs di non sospendere i report dei loro azionisti sulla società in quanto coinvolte nell'operazione, e anche le autorità di vigilanza si sono mosse per indagare sulle reali intenzione di Musk per non parlare di alcuni azionisti pronti a fargli causa. La Sec, la commissione di controllo dei mercati finanziari statunitensi, ha aperto un'inchiesta mettendo nel mirino non solo il cinguettio di inizio agosto, ma anche una serie di informazioni sull'andamento della produzione della Model 3 che hanno determinato una forte volatilità per le azioni Tesla quotate sul Nasdaq di New York. Ora è arrivato il dietrofront, spiegato dallo stesso Musk con un comunicato ufficiale e non tramite Twitter, nonché dal comitato speciale costituito in seno al Cda per le opportune valutazioni del caso.
I colloqui con gli azionisti. L'imprenditore, titolare del 20% circa del capitale della Tesla, ha in particolare motivato la sua decisione di tornare sui suoi passi con i riscontri ricevuti dagli azionisti e dagli investitori. "All'inizio di questo mese, ho annunciato che stavo pensando di rendere privata la Tesla. Come parte del processo, era importante capire se i nostri attuali investitori ritenessero se questa sarebbe stata una buona mossa strategica e se avrebbero voluto partecipare a una Tesla privata", ha spiegato Musk, sottolineando di aver lavorato con la Silver Lake, uno dei maggiori fondi di private equity statunitensi, protagonista in passato di altri delisting come quello storico della Dell, e con Goldman Sachs e Morgan Stanley per valutare la portata dell'operazione e raccogliere eventuali soggetti interessati a partecipare all'offerta. "Ho anche speso molto tempo ad ascoltare gli attuali azionisti, grandi e piccoli, per comprendere i loro pensieri su quali sarebbero i migliori interessi di lungo termine della Tesla", ha aggiunto. Alla fine dei colloqui è arrivata la decisione di abbandonare la strada dell'offerta. "Alla luce dei riscontri ricevuti, è evidente che la maggior parte degli attuali azionisti della Tesla ritiene che stiamo meglio come società pubblica", ha argomentato Musk.
Ora focus sulla Model 3. Musk ha quindi spiegato che il processo di delisting avrebbe fatto perdere tempo e creato distrazioni rispetto agli attuali obiettivi prioritari dell'azienda: accrescere la produzione della Model 3 e farla diventare redditizia, a partire già dai prossimi mesi. Non è mancata una punta di rammarico nelle sue parole: "La mia convinzione che ci siano finanziamenti più che sufficienti per rendere la Tesla privata è stata rafforzata durante il confronto con gli investitori". Ma, evidentemente, il mercato ha preferito la strada della conferma della quotazione e anche il consiglio di amministrazione ha optato per una strada diversa da quella vagheggiata da Musk.
COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it