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Megacasting Volvo, efficienza svedese: al via la produzione di EX60

Andrea Cartapani
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Megacasting Volvo, efficienza svedese: al via la produzione di EX60

Volvo, villa, vovve” (Volvo, casa, cane). È un simpatico modo di dire svedese, che riporta i tre obiettivi della vita adulta, ma dimostra anche l’orgoglio per il marchio nazionale. L’ha ripetuto persino Ebba Busch, viceministro di Stato e ministra per l’energia, le imprese e l’industria, in un giorno vissuto con grande importanza strategica per la Casa e la Nazione: sono uscite oggi dalla linea di assemblaggio le prime Volvo EX60, la nuova SUV full electric di segmento medio e prima auto elettrica progettata, sviluppata e prodotta in Svezia.

Upgrade in fabbrica

Lo stabilimento di Torslanda, poco distante dal quartier generale di Göteborg, è stato per l’occasione aggiornato con un investimento di circa 10 miliardi di corone svedesi (oltre 900 milioni di euro) per poter ospitare un nuovo impianto per l’assemblaggio delle batterie, una linea di verniciatura completamente rinnovata e le presse dedicate al Megacasting. Il tutto senza mai interrompere la produzione di quello che è uno stabilimento fondamentale per Volvo, da cui escono 6.000 auto a settimana.

Megacasting

Seguendo la scuola del Gigacasting sviluppato da Tesla e dalla bresciana Idra, produttrice delle Gigapresse, anche Volvo ha deciso di adottare lo stampaggio a iniezione su grossa scala. Cambia leggermente il nome, cambia il fornitore dei macchinari (la svizzera Bühler), ma resta la stessa filosofia con relativi vantaggi: sostituire ciò che normalmente sarebbe composto da decine di pezzi con un unico manufatto. Nella fattispecie, la piattaforma SPA3 su cui si basa EX60 adotta il megacasting per una grossa porzione posteriore del telaio. Così, 8.500 tonnellate di forza di chiusura dello stampo e un getto di alluminio fuso a 700 ºC permettono di ottenere in due minuti ciò che normalmente sarebbe composto da 100 singoli componenti saldati. E i vantaggi non si fermano a tempi e costi di produzione: si ottiene anche un telaio più rigido e leggero.

Per ogni stampaggio vengono iniettati 93kg di alluminio, ma tolti canali ed eccessi si ottiene un pezzo di appena 43kg, circa la metà rispetto alla stessa porzione di telaio tradizionalmente prodotta in lamiera sulla sorella XC60. Peraltro gli scarti di alluminio possono essere immediatamente rifusi nel forno presente a monte della pressa, a differenza di quanto avviene con i ritagli di lamiera che possono essere riciclati solo esternamente.
Ovviamente il passaggio a questa tecnologia produttiva è tutt’altro che banale e impone un radicale cambiamento nella progettazione. Se con la lamiera si lavora con fogli bidimensionali che vengono poi sagomati, lo stampaggio a iniezione permette molta più fantasia su geometrie e spessori. Ma mentre la costruzione tradizionale permette di spaziare fra materiali diversi (per esempio per avere parti più rigide e altre più duttili) il Megacasting impone un unico materiale. Un vincolo non da poco quando si parla per esempio di assorbimento degli impatti. Ed è proprio per questo che per ora la tecnologia è adottata solo per la porzione posteriore del telaio. “Abbiamo rimosso ogni vincolo, ogni limitazione sia oggettiva che mentale che ci portiamo dietro dai motori termici per ottenere il massimo” - Anders Bell, Chief Engineering and Technology Officer.

Piattaforma versatile

Oltre all’adozione del Megacasting, progettare da zero una piattaforma pensata esclusivamente per la trazione elettrica ha permesso di ripensare e ottimizzare molte altre aree tecniche, come la gestione dei volumi, della posizione dell’asse anteriore e degli organi di sterzo in relazione all’abitacolo per massimizzare l’abitabilità. Libertà che permette alla piattaforma SPA3 anche di essere potenzialmente scalata dal segmento B all’F, visto che decade la limitazione del dover alloggiare motori più voluminosi man mano che si sale di segmento.

Fondamentale in questo processo di ottimizzazione anche l’adozione di una batteria cell-to-body in cui le singole celle sono fissate direttamente al pacco batteria che a sua volta costituisce parte integrante del telaio, evitando l’effetto “matrioska” di ulteriori involucri intermedi.

Efficienza

La riduzione del peso nella costruzione del telaio, lo sappiamo, è una preziosa alleata delle elettriche per compensare l’aggravio dato da batterie di grossa capacità e aumentare efficienza e autonomia. Proprio questo sarà un punto di forza di Volvo EX60: con batterie che vanno da 80 a 112 kWh netti, promette autonomie dai 600 agli 810 km da ciclo Wltp combinato, con ricarica dal 10 all’80% in 16 minuti grazie alla piattaforma a 800 Volt.

Ma altrettanto importante è l’efficienza produttiva, che permette a EX60 di avere un listino sostanzialmente allineato alla sorella plug-in XC60 (con cui per altro condivide la linea produttiva), con prezzi a partire da 65.350 euro.

Oltre le aspettative

Nonostante la produzione sia appena partita e le prime consegne siano previste per l’inizio dell’estate, il mese scorso Volvo ha annunciato un aumento dei volumi di produzione di EX60 per il 2026, grazie a una forte domanda in mercati chiave come Svezia e Germania, vendite sopra le previsioni interne in tutti i principali mercati europei e l’imminente apertura degli ordini nei mercati americani e asiatici.