Umberto Agnelli è morto nella notte fra il 27 e il 28 di maggio nella sua casa della Mandria, vicino a Torino. Il presidente della Fiat era malato di cancro ed era in cura per un linfoma.
I timori per il suo stato di salute si erano rafforzati l'11 maggio scorso quando, all'indomani delle prime voci sulla malattia, fu costretto a disertare l'assemblea dei soci della Fiat partecipando solo in videoconferenza. Nato il 1° novembre 1934 a Losanna, Umberto era il più giovane dei figli di Edoardo (il figlio del senatore Giovanni, fondatore dell'azienda), prematuramente scomparso in un incidente aereo nel 1935.
Da sempre in posizione defilata rispetto al fratello Giovanni, Umberto, a lungo presidente dell'Ifil e dell'Ifi, le due finanziarie di famiglia, senatore nei banchi della DC per una legislatura, aveva preso in mano le redini della multinazionale torinese solo dopo la morte dell'Avvocato, il 24 gennaio 2003, pilotandola, insieme all'amministratore delegato, Giuseppe Morchio, e con l'appoggio di tutta la famiglia, durante uno dei periodi più difficili della sua ultrasecolare storia.
L'ultima uscita pubblica di Agnelli risale al 26 aprile scorso, quando presenziò alla cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Veterinaria alla moglie Allegra. I funerali sono in programma per sabato 29 maggio, alle 18 in forma privata a Villar Perosa, in Val Chisone, il paese d'origine della famiglia, lo stesso dove si erano svolte le esequie del figlio Giovanni Alberto, morto nel 1997, del nipote Edoardo, morto nel 2000 e, lo scorso anno, del fratello Gianni.
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