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Industria e Finanza

Guerra in Iran
C’è un petrolio di “carta” ed è quello delle speculazioni che gonfiano i prezzi alla pompa

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Mentre il mondo guarda col fiato sospeso i distributori di benzina e diesel, la vera partita si gioca lontano dalle pompe di carburante, nei mercati finanziari dove il petrolio “cartaceo” detta legge. A muovere l’economia non è solo il greggio fisico, ma soprattutto una mole enorme di contratti virtuali che, alla prima scintilla geopolitica, accendono i rincari ben prima che un solo barile venga raffinato. Vediamo allora come gli speculatori fanno affari d’oro.

C’è un petrolio di “carta” ed è quello delle speculazioni che gonfiano i prezzi alla pompa

La scossa della guerra

Lo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran, avvenuto il 28 febbraio 2026, ha scosso i mercati energetici. Dalla prima apertura dei mercati successiva al fine settimana, le quotazioni del greggio Brent sono balzate del 10%, mentre quelle del gasolio raffinato registravano un incremento del 20% in poche ore. Il bilancio è quello di uno shock sistemico: tra il 27 febbraio e il 6 marzo, la quotazione del Brent è salita da 72,87 a 92,69 dollari al barile, segnando un +27,2% con punte che hanno portato il Brent in area 100 dollari.

Ancora più pesante è stata l’escursione per i prodotti raffinati. Il gasolio ha subìto un’impennata di 396 dollari per tonnellata (+51,9%), con la benzina che segnava un +24,8%. Traducendo questi numeri in valori al litro sulla piazza del Mediterraneo (IVA inclusa), il raffinato della benzina è passato da 0,566 a 0,721 euro per litro, mentre il gasolio è esploso da 0,666 a 1,033 euro.

In Italia, i prezzi medi alla pompa hanno rispecchiato questa tensione: il gasolio self è salito del 10,9%, portando la media nazionale a 1,911 euro e spingendo quasi la metà dei punti vendita sopra la soglia psicologica dei 2 euro.

C’è un petrolio di “carta” ed è quello delle speculazioni che gonfiano i prezzi alla pompa

Il “mito” del petrolio comprato prima

Davanti a rincari così repentini, l’opinione pubblica punta spesso il dito contro i petrolieri, accusandoli di vendere in Italia a prezzi stellari carburante che sarebbe stato comprato prima a costi inferiori. Premesso che non parliamo di enti di beneficenza, ma di società nate per macinare profitti, la tesi è comunque discutibile per varie ragioni.

Anzitutto, non è dato sapere cosa significhi “comprato prima”. Prima quando? E poi sono gli stessi Stati UE a imporre l’obbligo di tenere riserve strategiche da usare in caso di emergenza. Infine, la dinamica di “comprare prima e raffinare dopo” vale ovunque nel mondo.

Paragone a spanne

Immaginiamo che il confronto sia col greggio di tre mesi fa, quando veleggiava a 64 dollari al barile. Il fatto è che nel serbatoio dell’auto non ci va il greggio. Tra estrazione e distributore si inserisce la raffinazione, un processo complesso che trasforma il barile in diversi prodotti (benzina, gasolio, jet fuel, olio combustibile) con logiche di mercato proprie. Ogni prodotto risponde a una domanda variabile e stagionale che influenza costi e margini.

A incidere è il crack spread: la taratura dei margini in funzione del prodotto che esce dalla raffineria. Questo determina il margine medio di una raffineria che lavora diversi derivati. A dicembre 2025, per esempio, il crack spread in Europa era di 23 dollari al barile per la benzina e 24 per il gasolio.

C’è un petrolio di “carta” ed è quello delle speculazioni che gonfiano i prezzi alla pompa

Speculazione “cartacea”: sta qui il vero business

Se la filiera fisica ha le sue regole tecniche, la vera pressione speculativa che gonfia i prezzi va ricercata nel mercato finanziario “cartaceo” dei futures: contratti che impegnano ad acquistare o vendere una determinata quantità di petrolio a un prezzo stabilito oggi, ma con consegna e pagamento previsti a una data futura. Pezzi di carta scambiati in fretta migliaia di volte, senza che ci sia qualcuno a ritirare un litro di oro nero.

Qui si scambiano volumi di petrolio virtuale che superano di molte volte le consistenze fisiche reali. Un mercato pronto a cogliere i premi di rischio derivanti da ogni crisi: in questo caso, la guerra.

La partita di poker fra vincenti e perdenti

La speculazione finanziaria anticipa i movimenti del mercato fisico, trasferendo le tensioni dei titoli cartacei sui listini dei raffinati prima che il greggio acquistato mesi fa venga lavorato. Nel “mercato di carta” si fanno gli affari d’oro, sfruttando emotività e incertezza. Nell’ombra ci sono operatori finanziari che effettuano scommesse davvero azzardate, pronti a riscuotere somme gigantesche generate dal fumo delle esplosioni in Medio Oriente. E talvolta sono costretti a subire sconfitte cocenti che si traducono in perdite miliardarie. È il salto nel buio del giocatore di poker.

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