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La Cina spinge sull’export per compensare il calo interno: quanto è sostenibile questa corsa?

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Mentre il mercato automobilistico domestico frena a marzo 2026 per il sesto mese consecutivo, la Cina preme ancor più l’acceleratore sulle esportazioni: una strategia di compensazione che espone il Paese a crescenti incertezze sulla sostenibilità dei ritmi esteri a lungo termine, anche in ragione delle tensioni in Medio Oriente. Il tutto mentre i rivenditori restano sotto pressione a causa dell’eccesso di scorte.

La Cina spinge sull’export per compensare il calo interno: quanto è sostenibile questa corsa?

I numeri

Le vendite nazionali sono diminuite del 15,2% rispetto a marzo 2025, attestandosi a 1,67 milioni di veicoli (ma +59% su febbraio 2026). Pesano soprattutto tre fattori: l’aumento dei prezzi del carburante, che ha frenato la domanda di modelli a combustione, il rincaro dei costi di produzione e la riduzione degli incentivi per le auto elettriche. In un mercato interno sempre più competitivo, dove le vendite di BEV e ibride plug-in sono crollate del 14,4% a 848.000 unità, è sempre più forte la concorrenza fra le decine di marchi.

Di contro, l’export registra un boom del 73,7%, volando a 700.000 vetture, la metà delle quali elettriche e PHEV, secondo i dati diffusi dalla China Passenger Car Association. “Le esportazioni sono entrate in una fase di crescita elevatissima, superando le nostre aspettative”, ha dichiarato il segretario generale Cui Dongshu.

Nonostante l’export da record, a sollevare dubbi sulla reale tenuta del Dragone sono l’accumulo di scorte invendute, le tensioni globali e il caro energia: affidarsi all’estero in questo contesto espone Pechino al rischio di una dipendenza difficile da sostenere.

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