Ti viene da pensare che ci sia un tragico destino ad accompagnare le grandi dinastie torinesi dell'automobile: dopo gli Agnelli, adesso tocca ai Pininfarina vivere un dolore tanto grande quanto inatteso, capace di segnare per sempre la vita di questa famiglia che moltissimo ha fatto per far crescere il prestigio del made in Italy nel mondo. Andrea, in questa dinastia, rappresentava la terza generazione, dopo il mitico Pinin e un uomo di grande valore come il papà, Sergio.
Chi si occupa di industria e di finanza, sa che non è mai facile raccogliere testimoni così impegnativi: Andrea l'aveva fatto con coraggio, investendo sulla vocazione industriale della Pininfarina in anni in cui molti suoi colleghi tiravano il freno per dedicarsi ad attività meno rischiose. E proprio adesso stava raccogliendo i frutti di una lunga e difficile ristrutturazione, che avrebbe visto l'ingresso in azienda di nuovi soci per irrobustire la compagine societaria in vista di nuove sfide, prima tra tutte l'auto elettrica.
Proprio per cominciare a parlare di questo affascinante progetto, c'eravamo dati appuntamento per i primi di settembre in quel di Cambiano: l'occasione per una bella chiacchierata e qualche scatto fotografico del prototipo destinato a diventare la star del Salone di Parigi di inizio ottobre. Credo che dovere morale di chi prenderà il posto dell'ingegner Andrea sia di condurre in porto quest'avventura, dimostrando agli scettici che ancora una volta i Pininfarina avevano visto giusto.
Davanti a notizie drammatiche come questa, i ricordi si affastellano. Mi viene in mente una sera del marzo scorso, a Ginevra, nelle giornate del Salone: ero stato invitato alla cena all'Hotel Inter Continental durante la quale Sergio Pininfarina sarebbe stato acclamato nuovo membro della Hall of Fame di Automotive News, la celebre rivista specializzata americana. Accanto al mio tavolo, c'era la famiglia Pininfarina al completo e ricordo la tenerezza con cui figli e nipoti si coccolavano il nonno Sergio. Una bella famiglia italiana. Stamani, appena ho appreso del terribile incidente, ho avvisato al telefono l'Editore di Quattroruote, Giovanna Mazzocchi, che si trova all'estero: era compresibilmente commossa, mi ha parlato di una famiglia perbene, con una solida etica del lavoro. Vorrei chiudere queste breve e un po' confuso ricordo citando le parole con le quali Enzo Ferrari definiva il lavoro del carrozziere che ha disegnato per il Cavallino le macchine più belle: "Se guardi una macchina carrozzata da Pininfarina sul momento non ti accorgi di nulla, ma se non stacchi gli occhi dopo un po' ti accorgi che Pinin non è schiavo delle mode, il suo design ha una personalità autonoma, che non invecchia mai". Ecco, Andrea, come Sergio, è rimasto sempre fedele agli insegnamenti del nonno e le ultime Ferrari, sempre targate Pininfarina, sono lì a dimostrarlo.
Ma non è questo il momento per parlare di macchine: siamo di fronte prima di tutto a un grande dolore privato, davanti al quale ci inchiniamo, facendo le più affettuose condoglianze alla moglie, ai tre figli, al papà Sergio con la mamma, ai fratelli Lorenza e Paolo.
Mauro Tedeschini
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