Sottolineando “una visione comune di lungo respiro” con l’associazione degli industriali, come l’ha definita il direttore generale di Audi Italia, Timm Barlet, la Casa premium tedesca ha riunito all’auditorium romano di Confindustria i suoi dealer per la convention 2026 del marchio, integrandola con un ampio spazio di riflessione sul canale flotte. Professionisti del settore, esperti di fisco, noleggiatori, rappresentanti del fleet management si sono confrontati su ciò che Barlet ha indicato come un “elemento strategico del mercato”, che investe ogni attività del brand, dalla formazione al network di ricarica delle auto elettrificate. La complessità della nuova disciplina fiscale sui fringe benefit, illustrata dal dottore commercialista Luca Gaiani, e i suoi riflessi sugli equilibri di mercato e sul nuovo tipo di servizio da offrire alle imprese, secondo il capo dei prodotti Mobility di Volkswagen Financial Services Italia, Claudio Caprotti, nella definizione della car list, devono spingere la rete a coinvolgere più dipartimenti aziendali rispetto al consueto dialogo coi fleet manager: risorse umane, acquisti, gestione delle strutture e finanziaria.
Valore residuo e costo totale di gestione
Sui difficili equilibri di un mercato che, oltretutto, nella scelta delle alimentazioni, non si muove in sintonia con gli altri major market europei, si sono espressi dal palco dell’auditorium i rappresentanti dei marchi del noleggio a lungo termine, moderati da Pier Luigi Del Viscovo. Le auto plug-in ed elettriche guidano la trasformazione – è la conclusione di tutti e quattro i relatori – ma con sfumature differenti a seconda della dimensione della flotta. E sul tema spinoso del valore residuo, Massimiliano Abriola, consulting director di Arval Italia, definisce le Phev appetibili anche per i clienti dell’usato ex flotte, a condizione che il privato sensibile al Tco segua le stesse regole generale di utilizzo e ricarica; per questo la consulenza è fondamentale, meglio se accompagnata da una politica di incentivazione.
La gradualità nella domanda e richiede gradualità nella regolamentazione
Patrizio Bellini, direct account p.a. manager di Leasys, ha notato nella clientela una richiesta di cambiamento attraverso Phev a Bev piuttosto graduale, e per questo condivide le perplessità delle associazioni dei noleggiatori sulla mancanza di progressività degli interventi nazionali e comunitari sulla decarbonizzazione delle flotte. Antonio Stanisci, commercial director di Ayvens, concorda che le costrizioni non hanno senso e conferma la crescita delle plug-in non solo nell’immatricolato ma anche negli ordini, anche se nel 2026 vede ancora spazio per il diesel, almeno per alcuni profili di utenza. Stefano Forcato, direct fleet director di Volkswagen Financial Services, sottolinea, nell’andamento del valore residuo delle Phev, il ruolo dei clienti che cercano auto premium, dove si concentra la una quota consistente dell’offerta di ibride a ricarica esterna, e, pur ricordando che la domanda di elettrificazione da parte delle flotte sarà guidata anche dall’adesione ai requisiti Csrd, conclude che il mercato italiano ha necessità di maggiore gradualità rispetto ad altri.
Fleet manager: spendere di più o scendere a un segmento inferiore?
Infine, la parola ai fleet manager, o meglio ai loro rappresentanti. Claudio Passeri, consigliere dell’Osservatorio Top Thousand, testimonia il cambiamento radicale nell’attività dei gestori delle flotte e rimarca il sentimento di costrizione diffuso nella categoria riguardo alla prospettiva di un obbligo di immatricolazione di ingenti quantitativi minimi di auto a basse o zero emissioni per le aziende. E anche se ai fleet manager e agli assegnatari delle auto l’elettrificazione piace, riconosce che la transizione ha imposto a diverse aziende, al momento di ridefinire le car list, il dilemma se scegliere di rimanere sugli stessi segmenti pagando di più per le versioni elettrificate oppure di passare a Phev o Bev, riducendo però la taglia delle vetture. Un aspetto riconosciuto anche da Gian Luca Paolinelli, consigliere dell’Osservatorio Top Hundred, che rileva la necessità di incrementare la formazione interna; attività più facile per le aziende che gestiscono anche veicoli operativi più complessi, abituate all’addestramento dei conducenti.
Fra welfare, sostenibilità e canone di noleggio
Anche Federico Antonio Di Paola, presidente di Best Mobility, rimarca come, specie nel caso delle plug-in, sia necessario diffondere fra i driver la cultura dell’attenzione ai consumi; e sottolinea la difficoltà di trovare un corretto equilibrio fra le ragioni del welfare, della sostenibilità e il canone di noleggio. Stefano Granati, della stessa organizzazione, fa notare come le grandi flotte possano beneficiare di un passaggio più facilitato all’elettrificazione, ma che comunque trovino difficoltà nell’assenza di plug-in nei segmenti più bassi, dove si stanno affacciando i costruttori cinesi. Tutti concordano che, con l’aumento della complessità dei veicoli, la fase della consegna è diventata essenziale, e che le reti ufficiali offrano maggiori garanzie.
Se l’auto resta nel circuito della Casa
Alla discussione dei fleet manager ha partecipato Vincenzo Vavalà, direttore vendite di Audi Italia, che sottolinea proprio il lavoro della Casa per portare il maggior numero di attività nelle mani esperte degli staff dei concessionari, anche nel caso di auto oggetto di contratti con società di noleggio multimarca. E rivendica il merito della Casa dei quattro anelli nel mantenere saldo il contatto con le aziende attraverso il programma Audi for business e nel rispondere alle sfide della gestione grazie alla competenza della rete, alla calibrazione dei listini, agli elevati contenuti tecnologici e alla difesa sistematica del valore residuo, anche grazie alla gestione all’interno della rete di tutta la vota operativa (nuovo, postvendita e remarketing) di gran parte del parco circolante del marchio.
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