Buenos Aires si stringe oggi intorno ai concorrenti della Dakar 2015, che accoglie in Plaza de Mayo, con un palco eretto di fronte alla Casa Rosada, sede della presidenza argentina, dove i concorrenti sono chiamati a sfilare per un momento di gloria destinato a tutti, equipaggi ufficiali, team privati, eroici motociclisti. Perché, per molti di loro, essere qui è già una vittoria, dopo un anno di preparazione, speranze, ricerche di sponsor. Poi, certo, c'è chi è in lotta per la vittoria: a partire dal team X-Raid che schiera tre Mini Countryman ALL4 Racing e ne assiste altre sette di clienti competitivi, primo fra tutti Nasser al-Attyah.
La conferenza. "Abbiamo lavorato molto allo sviluppo dell'auto", ha spiegato Svan Quandt, patron del team X-Raid durante la conferenza stampa di presentazione della squadra, "dedicandoci alla messa a punto di particolari come l'aerodinamica: ma per vincere per la quarta volta consecutiva dobbiamo poter contare sulla grande affidabilità della nostra Mini e su piloti che non fanno errori". La Mini ha perso Peterhansel, passato alla Peugeot che torna quest'anno alla Dakar, ma può contare su un agguerrito Nani Roma, vincitore della scorsa edizione. "Quello che temiamo di più", ha proseguito Quandt, "è la tappa marathon (che dura due giorni durante in quali solo l'equipaggio può intervenire sulla vettura, ndr): chi esce in testa da quella prova, ha ottime probabilità di vincere la gara". E la Peugeot? "Una squadra simile è sempre da rispettare", conclude Quandt, "e la sua presenza rende ancora più prestigiosa e difficile la Dakar. Ma non sottovalutiamo neppure le Toyota, che sono molto affidabili".
La parola ai piloti. Dal canto suo Nani Roma racconta di "aver lavorato molto negli ultimi mesi, in vista di una gara che si presenta diversa e ancora più dura del solito; in particolare, abbiamo lavorato sulla preparazione fisica, anche con un team building effettuato alle Canarie, per abituarci ai due giorni che passeremo a 4.000 metri di altitudine. In soli 250 km passeremo dal livello del mare a quell'altezza, quindi lo sforzo è notevole, per le macchine, i motori e gli equipaggi; abbiamo cercato di abituarci utilizzando maschere di ossigeno ed esercizi fisici, perché conservare la concentrazione e non commettere errori sarà essenziale". Parole condivise anche dagli altri due piloti di punta del team, l'argentino Orlando Terranova ("Il mio primo obbiettivo è fare di più del quinto posto, il mio miglior risultato ottenuto finora") e Krzysztof Holowczyc, che si è dichiarato "molto soddisfatto dei test condotti in Marocco e del nuovo navigatore, esperto di WRC". Per tutti, vale la sua conclusione: "we are ready, just let's dance...". Domani, s'inizia a fare sul serio, con il via della prima tappa.
Da Buenos Aires, Emilio Deleidi
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