Certe lezioni dovrebbero bastare una volta sola. La 24 Ore di Le Mans 2026 ne ha impartita una che vale per tutti: piloti, squadre, giornalisti... e perfino per chi organizza il campionato. A circa due ore dalla bandiera a scacchi, infatti, sul profilo Instagram ufficiale del FIA WEC compariva una grafica destinata a celebrare quello che sembrava ormai il podio della corsa: Cadillac davanti a tutti, Toyota seconda, BMW terza. Ferrari nemmeno nell'inquadratura. Un'immagine elegante, perfetta per i social, ma costruita come se le ultime due ore fossero ormai una formalità.
Poi Le Mans ha fatto... Le Mans. Cadillac non ha vinto. Toyota sì. BMW ha guadagnato una posizione. Un'altra Toyota è salita sul podio. E quella grafica è sparita nel silenzio generale, ritirata come se non fosse mai esistita. Naturalmente nessuno pensa che dall'altra parte dello schermo qualcuno conoscesse un finale diverso da quello che tutti abbiamo visto. Sarebbe assurdo. Ma proprio perché si tratta del profilo ufficiale del campionato, forse sarebbe stato più elegante aspettare altri centoventi minuti.
Nelle Endurance due ore non sono un dettaglio: sono un'eternità. Possono cambiare tutto. Lo insegnano la storia della Sarthe e, prima ancora, la Toyota del 2016. In fondo è proprio questo il fascino della 24 Ore: la vittoria appartiene soltanto a chi taglia il traguardo. Tutto il resto è cronaca (provvisoria).
Prossima tappa: Interlagos
Ed è con questa lezione ancora fresca che il FIA World Endurance Championship attraversa l'Atlantico per il primo appuntamento extraeuropeo della stagione: la Rolex 6 Ore di San Paolo, in programma dal 10 al 12 luglio sul leggendario Autódromo José Carlos Pace, per tutti Interlagos. Una pista che sembra fatta apposta per ricordare quanto siano inutili i pronostici.
Dal ritorno del mondiale in Brasile ogni edizione ha raccontato una storia diversa e, considerando anche le precedenti apparizioni del WEC, gli ultimi quattro appuntamenti hanno visto imporsi quattro costruttori differenti. Nessun circuito del mondiale ha mai incoronato cinque vincitori diversi consecutivamente: questo weekend potrebbe diventare un piccolo pezzo di storia.
Toyota arriva forte del trionfo di Le Mans e resta il costruttore con il miglior palmarès a Interlagos, dove conquistò anche la prima vittoria assoluta del WEC nel 2012. Cadillac, invece, difende il successo ottenuto dodici mesi fa con la splendida doppietta firmata insieme a JOTA, mentre Ferrari, BMW, Alpine, Peugeot, Genesis e Aston Martin cercano di inserirsi in una lotta Hypercar che, probabilmente, non è mai stata così equilibrata.
Anche tra le LMGT3 non mancano gli spunti. Aston Martin è il marchio con il maggior numero di podi sul circuito brasiliano, Lexus difende il successo dello scorso anno e Corvette arriva sulle ali dell'entusiasmo dopo la vittoria conquistata a Le Mans. Intanto il mondiale entra davvero nella sua seconda metà e, oltre alla pista, continua a tenere banco anche il calendario.
Ancora aperta la questione calendario
Luglio rappresentava il limite temporale che il WEC si era dato per decidere come recuperare l'appuntamento del Qatar. La soluzione naturale resterebbe una ricollocazione nel calendario prima della chiusura in Bahrein, ma il protrarsi delle tensioni rende inevitabile lavorare anche a piani alternativi. Ufficialmente tutto tace. Ufficiosamente, però, sia Barcellona sia Monza stanno continuando a prepararsi all'eventualità di ospitare il mondiale. Non ci sono conferme, ma nemmeno smentite convincenti.
La classifica, intanto, racconta un campionato apertissimo, ma dopo quanto accaduto alla Sarthe una certezza sembra esserci. Forse, almeno questa settimana, tutti avranno imparato una cosa. Nel WEC si possono commentare le gare. I pronostici, invece, è meglio lasciarli nel cassetto fino a quando la bandiera a scacchi non è davvero sventolata.
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