Non è un mistero che molte persone, titolari di partite Iva o aziende, si intestino vetture dichiarandole beni strumentali: sono i cosiddetti autocarri, cioè i veicoli che devono servire per la propria attività lavorativa e per i quali si godono di svariati vantaggi. Stando a sentire la Guardia di Finanza, tuttavia, la maggior parte di questi "autocarri" sono in realtà Suv di lusso, usati prevalentemente per diporto e dichiarati beni aziendali.

Una X5 da lavoro. Ai finanzieri, durante i servizi di pattuglia sulle strade principali che portano ai luoghi montani di villeggiatura, è addirittura capitato di fermare una BMW X5 piena di attrezzature per il kite surf, con a bordo una coppia sui 30 anni. Il conducente ha avuto la faccia tosta di dichiarare che era il suo campionario e che la fanciulla al suo fianco era la dipendente addetta al carico e scarico della merce. In minigonna e tacchi a spillo e di domenica.

Eppure la norma parla chiaro. L'autocarro è destinato al trasporto di cose e può portare persone nel limite massimo indicato dalla carta di circolazione. Le persone, tuttavia, non sono parenti e amici, ma coloro che sono addetti al carico e scarico delle merci o attrezzature trasportate (a bordo non ci possono essere bambini o invalidi). Un organo di polizia, non è importante se il giorno sia feriale o festivo, che rilevi un uso indebito dell'autocarro, può contestare la violazione dell'art.82 del Codice delle strada (multe da 71 a 1.433 euro), con pena accessoria del ritiro della carta di circolazione da 1 a 6 mesi (da 6 mesi a un anno in caso di recidiva).

Il caso L200. Il problema di usare l'espediente dell'autocarro per spingere le vendite di alcuni veicoli è un problema serio, tanto che anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato è dovuta intervenire per un messaggio ingannevole della Mitsubishi Motor Italia, che pubblicizzava il suo pick-up L200 Double Cab come mezzo adibito al trasporto delle persone, anche minori, mentre faceva parte della categoria N1: era cioè un autocarro a tutti gli effetti. L'Autorità ha condannato la Mitsubishi Motor Italia a pubblicare a sue spese il disposto della sentenza sui principali quotidiani italiani.

Cosimo Murianni