Uber Protesta di taxi e NCC. L'azienda: conosciamo le leggi

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Protesta di taxi e NCC. L'azienda: conosciamo le leggi
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Tassisti e attività di noleggio con conducente in subbuglio. Due carte di circolazione sospese e restituite subito dopo l'appello al giudice di pace. Una partita aperta, tutta da capire, il cui esito farà forse giurisprudenza. E interrogativi, tanti, su come le nuove tecnologie si intrecciano - e a volte si scontrano - con le leggi vigenti. Già, perché lo sbarco a Milano di Uber, l'app che "connette" i clienti ai servizi NCC che aderiscono con le loro berline, è diventato un vero e proprio caso.

La polemica. Le prime proteste di tassisti e operatori del settore NCC che non si sono "alleati" con l'azienda americana hanno iniziato a popolare la Rete la settimana scorsa, fino alla costituzione di un gruppo Facebook chiamato Uber, no thanks. Particolarmente attivo è Francesco Artusa, rappresentante della categoria NCC in FAI Trasporto Persone, che cita la legge quadro 21/92 per la disciplina degli "autoservizi pubblici non di linea": ovvero taxi e noleggio con conducente. Artusa si sofferma sugli articoli 3, 11 e 13, per cui l'NCC "si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio". E ancora: "Lo stazionamento dei mezzi avviene all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco". Per la stessa legge, i taxi si rivolgono invece a una "utenza indifferenziata", con sosta "in luogo pubblico". E quindi cosa accade nel caso di Uber, che consente di "ordinare" una lussuosa auto in qualunque punto di Milano? Una domanda per cui ognuno degli attori di questa storia ha una risposta diversa.

L'accusa. "La legge non prevede un tramite tra noleggiatore NCC e cliente - spiega Artusa - e quindi è escluso il servizio su piazza: il noleggio deve essere chiesto dal passeggero, non da un intermediario, e le tariffe applicate vengono concordate preventivamente con l'utenza". Altra questione "scottante", per i critici di Uber, è il sistema utilizzato dall'app per determinare l'importo del viaggio: "In questo caso - continua Artusa - abbiamo uno smartphone che calcola la spesa in tempo reale, anche in relazione alla velocità. In pratica il telefono fa il tassametro, e che lo chiamino algoritmo poco conta. Peccato che sia una esclusiva del taxi e che debba essere omologato. Da chi è omologata l'app? Inoltre i veicoli NCC devono partire ogni volta da una rimessa, non possono sostare sul suolo pubblico in attesa di commesse". Per Uber lavorano attività che offrono già servizi di noleggio con conducente, ma secondo Artusa "c'è il rischio della sospensione della carta di circolazione da due a otto mesi, più una multa, secondo l'articolo 85 del Codice della strada: il servizio è illecito - conclude il rappresentante NCC - ci riprovino pure rispettando le leggi italiane. Chiederemo un parere al ministero dei Trasporti e al Comune di Milano".

La replica. "Ogni apertura in città è preceduta da cinque mesi di studi di carattere legale - risponde Uber - Arriviamo solo dove pensiamo che le leggi siano sufficientemente chiare per sostenere il nostro sistema. Le conosciamo, ne siamo al corrente. Anche della questione delle rimesse". Detto questo, l'azienda spiega così la sua "filosofia": "Ci accusano di voler abbassare i prezzi del mercato NCC, ma noi lo stiamo allargando, aprendolo a nuovi clienti. Vogliamo essere un servizio aggiuntivo che il noleggiatore decide di svolgere in base ai propri impegni. Ogni giorno il driver può accendere l'app che gli forniamo con lo smartphone, rendendosi così disponibile; altrimenti, continua col suo lavoro". E veniamo alle questioni più tecniche: l'azienda si ritiene un "intermediario, un agente: il servizio vero e proprio - spiega - è offerto dalla società NCC, il rapporto è tra questa e il cliente e si instaura quando l'app fa la "chiamata". Lo conferma anche la ricevuta, inviata via mail". Valutazione diversa anche sui calcoli del software: "Il nostro algoritmo non è un tassametro e nell'app c'è anche l'opzione "fare estimator", che fornisce una stima sul costo del viaggio con una tolleranza di 5 euro". Quanto ai driver, Uber la vede così: "Tra noi e loro c'è un accordo, forniamo il telefonino e non li mandiamo allo sbaraglio. Facciamo test, controlliamo licenze e qualità".

Controversie e via libera. A Milano, dove Uber stima già in "migliaia" gli utenti che hanno viaggiato più di una volta, qualcosa è già accaduto: l'8 marzo scorso, durante la cena di presentazione del servizio, i vigili hanno eseguito un fermo amministrativo di due carte di circolazione, appartenenti a conducenti che lavoravano per la società. Entrambi i libretti sono stati restituiti in pochi giorni, dopo il ricorso al giudice di pace. "C'è stata una segnalazione – dicono a Uber – ma non abbiamo avuto altri problemi". Fonti della Polizia locale spiegano che la questione è complessa e che per dipanare la matassa servirà ulteriore documentazione: tra l'altro, la registrazione del cliente all'app moltiplica le possibili letture.

I precedenti in USA. In America, dove lavora anche con i tassisti, Uber ha dovuto affrontare diversi contenziosi. In alcune città l'attività è stata regolarizzata ex post, come a Washington: a dicembre, l'ok definitivo è arrivato dal City Council. A Chicago alcune attività di taxi hanno deciso di passare per le carte bollate, mentre ad agosto dell'anno scorso, in Massachussets, il pomo della discordia è stato il sistema GPS dell'app, inizialmente "bocciato" dalla Massachusetts Division of Standards: alla fine, l'amministrazione del governatore Deval Patrick ha ribaltato la situazione, dando il via libera. A New York, a metà ottobre, l'opposizione della Taxi and Limousine Commission ha spinto Uber a chiudere il servizio per le classiche livree gialle, attivo da sei settimane, lasciando tuttavia attivo quello premium delle berline. Dopo soli due mesi, la stessa Commissione ha approvato un progetto pilota di un anno che ha riaperto la partita, permettendo a cittadini e turisti della Grande Mela di utilizzare lo smartphone per "connettersi" con i tassisti. A fine gennaio il "caso app" è esploso anche in Colorado, dove le modifiche di legge chieste dalla Public Utilities Commission, che avrebbero finito col penalizzare servizi come quello di Uber (ad esempio vietando la sosta delle auto di lusso a meno di 200 piedi da hotel, ristoranti, bar, uscite degli aeroporti, ad eccezione dei viaggi concordati in precedenza) hanno però ricevuto il parere contrario della Federal Trade Commission: il 6 marzo scorso, l'agenzia governativa ha infatti comunicato di essere "preoccupata" per la possibilità che i cambiamenti proposti "possano danneggiare significativamente la competizione", citando espressamente il caso delle "nuove applicazioni software". Controverso è anche il "surge pricing" applicato da Uber, ovvero il meccanismo - sempre gestito via algoritmo - per cui le tariffe possono aumentare in rapporto alla domanda: a Milano per ora non esiste, ma l'azienda spiega che il modello sarà introdotto "quando il numero di clienti raggiungeranno la massa critica attesa: all'estero alcuni utenti si sono lamentati, ma ora l'app si rivolge in maniera specifica all'utente, chiedendo una doppia conferma prima di procedere. E comunque - conclude Uber - l'eventuale aumento della tariffa dipende dal momento e da motivazioni specifiche, come possono essere la notte di Capodanno o la settimana della moda".

Il futuro. Insomma, città e Paese che vai, leggi - e contrasti - che trovi. Le regole Usa non sono quelle italiane e a decidere, anche da noi, sarà chi ne avrà la competenza, quando e se sarà interpellato. Ma restano gli interrogativi: ad esempio, su quali pilastri si devono reggere le vie della libera concorrenza? Come si possono far coincidere con la tutela dei diritti di tutti, grandi e piccoli? E soprattutto: come si può armonizzare l'utilizzo di nuove tecnologie, nel nostro caso un'app, nell'attuale quadro normativo? "La legge è stata scritta prima del nostro sistema - argomenta Uber - ma secondo la nostra interpretazione possiamo svolgere il servizio". In attesa di conferme ufficiali, o di smentite, è certo che Uber continuerà a far discutere. E a lavorare. L'azienda ha già detto di avere un interesse per Roma, e dopo l'introduzione del surge pricing, a Milano la "fase tre" dovrebbe prevedere - almeno sulla carta - la "collaborazione con i taxi". Come in Usa. "Per legge ora non possiamo farlo - conclude Uber - ma in futuro chissà: in Europa queste questioni vengono prese in considerazione, speriamo in una decisione a livello comunitario". Intanto i contrari, proprio come accade negli States, annunciano battaglia.

Davide Comunello

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COMMENTI

  • Uber è un agente che vende il tuo tempo e la tua classe E al prezzo che decide lei. E quando tutti gli NCC grandi avranno aderito e i piccoli saranno spariti, secondo voi, le tariffe cosa faranno? Saliranno o scenderanno? Idem per i taxi: se ci fosse una sola grande azienda a gestirli in ogni città, cosa pensate succederebbe alle tariffe?
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  • "In Italia i taxi fanno schifo": li hai presi tutti in ogni città? "La lobby dei tassisti paralizza tutto": mai pensato che se i tassisti vincono contro i governi è forse perché chi scrive certe norme le scrive errate? Ci sono ampi esempi di ottimi servizi sia taxi che NCC in Italia.
  • Ecco perché l'Italia non può progredire ed essere prima in Europa.
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  • Grazie al Dott. Comunello per l'articolo. Il primo che fa dei riscontri e non si fida solo dell'oste che gli dice che il vino è buono. Speriamo in una pronta emulazione da parte di altri. Quando la legge lo consentirà potremo usare le nostre app e vinca il migliore. Noi chiediamo di essere liberalizzati da anni. Se una legge non va bene,si lavori per cambiarla. Altrimenti vince sempre il più furbo
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  • Questo genere di cose mi irritano in modo indicibile, è pazzesco che in questo paese si sia sempre pronti ad attaccare ogni novità, invece che mettersi in gioco e rendersi appatibili per il mercato in modo innovativo. Questo di UBER è un eccellente servizio, al quale ho aderito immediatamente, peggio per chi non ci ha pensato prima. I servizi taxi in italia fanno schifo.
  • Solito scontro tra lobbies. in alcune grandi città il sindaco che ha provato a rompere certi monopoli, ha poi pagato dazio alle elezioni, Roma docet......
  • Non ho letto approfondimenti sulla questione fiscale. E' vero che uber rilascia ricevute con iva al 10% come gli NCC? Sulla base di quale norma dato che non sono un'azienda di NCC? Dove hanno sede? Dove pagano le tasse? Magari passano di qui e rispondono.
  • Generalmente sono un "antitassinaro" ma stavolta hanno ragione. Non è solo questione di leggi e norme, ma anche di controlli, che bene o male ci devono essere, già il settore è una giungla cerchiamo di non peggiorarlo.
  • Sono tante le categorie "scassa palle" ma i tassisti superano tutti... Sono intoccabili..
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