Burocrazia

Bonus carburante
Come funziona il voucher da 200 euro

Bonus carburante
Come funziona il voucher da 200 euro
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Dal 22 marzo 2022 e fino al 12 gennaio 2023 i datori di lavoro privati possono assegnare ai propri dipendenti buoni carburante a titolo gratuito per un massimo di 200 euro. Una somma concessa sotto forma di liberalità che non concorre, per il dipendente, alla formazione del reddito e che, quindi, è esentasse. E che non concorre nemmeno alla determinazione dei contributi previdenziali, sia per la parte a carico del dipendente sia per la parte a carico del lavporatore. Insomma, un bonus netto, senza sorprese, a condizione che la somma complessiva che non concorre alla formazione del reddito del dipendente non superi il limite di 516,46 euro annui. Lo prevede il cosiddetto decreto Ucraina bis, lo stesso che ha introdotto uno sconto sulle accise per abbassare il prezzo dei carburanti, approvato dal governo il 21 marzo scorso, entrato in vigore il 22 marzo e attualmente in fase di conversione in legge alla Camera dopo il via libera ottenuto ieri al Senato.

Si stimano appena 165 mila buoni. Non si sa quante aziende abbiano deciso, nelle prime settimane dall’entrata in vigore del provvedimento, di dare questa possibilità ai propri dipendenti. Se però si prendono a riferimento le stime contenute nella relazione tecnica che ha accompagnato il provvedimento in parlamento, è prevedibile che i beneficiari non saranno molti. Sulla base delle elaborazioni effettuate sul modello di Certificazione Unica per l’anno di imposta 2020 - primo anno in cui il limite che non concorre alla formazione del reddito è stato ampliato a 516,46 euro - risulta che il numero di liberalità di importi compresi tra 258,23 euro (il vecchio limite) e 516,46 euro, è stato pari a circa 660 mila. Il governo, però, ipotizza che solo il 25% di questi soggetti percepirà il buono benzina nel suo valore massimo di 200 euro. In pratica, appena 165 mila persone per un costo, per lo Stato, in termini di perdita di gettito, pari ad appena 9,9 milioni di euro. Una stima molto prudente, insomma, che però potrebbe essere smentita strada facendo.

Chi può averlo. Come detto, si tratta di un buono o di un voucher destinato all’acquisto di carburante che viene ceduto a titolo gratuito dai datori di lavoro privati (compresi titolari di partita Iva con dipendenti, onlus, associazioni, fondazioni ecetera) ai lavoratori dipendenti e assimilati, senza limiti di ruolo o reddito e a prescindere dalla tipologia di contratto. Insomma, può essere concesso ai lavoratori a tempo indeterminato o determinato, anche a tempo parziale, ai lavoratori agili, agli apprendisti, agli stagisti e ai lavoratori a progetto o co.co.co. Sono esclusi dal bonus solo i titolari di partita Iva e i dipendenti pubblici.

Non è un diritto. I buoni non sono dovuti e possono essere riconosciuti anche a un singolo lavoratore dipendente. La legge, infatti, con l’eccezione di alcune situazioni esplicitamente previste dal testo unico delle imposte sul reddito (per esempio, nel caso delle prestazioni di servizi di trasporto collettivo) non prevede l’assegnazione di liberalità alla totalità dei dipendenti. Nulla vieta, ovviamente, che la sua erogazione possa essere oggetto di trattativa sindacale o che il voucher possa essere assegnato nell’ambito di accordi di welfare aziendale o di specifiche intese tra azienda e singolo lavoratore o, ancora, su libera iniziativa del datore di lavoro.

Vantaggi anche per il datore di lavoro. Il buono carburante, infine, presenta diversi vantaggi, fiscali e contributivi, anche per il datore di lavoro. Il suo costo, infatti, è interamente deducibile ai fini Ires o Irpef e, come nel caso del dipendente, non concorre alla contribuzione previdenziali a carico del datore di lavoro.

COMMENTI

  • In sintesi solo per i dipendenti, un ulteriore costo anche amministrativo per i datori di lavoro, Ovvero ulteriore presa in giro da parte di questo governo.
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