È stata confermata negli Stati Uniti l'accusa di spionaggio industriale legata alla guida autonoma nei confronti di Anthony Levandowski. A chiedere i danni, con 33 capi d'accusa, è Alphabet, l'azienda di Waymo e del colosso Google nella quale l'ingegnere oggi trentanovenne ha lavorato prima di fondare la propria startup denominata Ottomotto, poi acquisita da Uber. Google aveva già formalizzato l'accusa nel 2017 alla stessa Uber, con la quale era stato raggiunto un accordo da 245 milioni di dollari e ora il procedimento viene rivolto all'ex dipendente. Il materiale è stato trafugato tra il 2015 e il 2016.

Presunto furto di informazioni chiave sui sensori Lidar. L'avvocato di Levandowski ha confermato l'estraneità ai fatti del proprio cliente, che ha dovuto riconsegnare il passaporto e dovrà indossare un braccialetto localizzatore. Il tribunale ha chiesto oltre due milioni di dollari di risarcimento, ma ogni capo d'accusa potrebbe imporre anche molti anni di carcere. Levandowski si sarebbe appropriato di preziose informazioni relative al funzionamento dei sensori Lidar, fondamentali per fornire all'elettronica di bordo una immagine tridimensionale dell'ambiente circostante in tempo reale e dettagli degli altri veicoli in movimento.