Cronaca

Milano Area B
Quante stecche dal Piano

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Sono 50 ingressi giornalieri, e non 50 passaggi sotto una delle 188 telecamere accese a inizio ottobre, come si discute ancora oggi su qualche giornale cittadino e in molti uffici e bar di Milano. Un bonus, questo per il primo anno (25 il successivo) da sfruttare sino in fondo per poi installare, sì, solo in un secondo momento, la scatola nera Move-In, che offre un’ulteriore manciata di chilometri in Area B: una black box che, come incredibilmente emerso a seguito di dubbi e domande inoltrate ai call center, assurdamente registra tutte le percorrenze, anche quando il divieto di circolazione (da lunedì a venerdì dalle 7.30 alle 19.30) non sussiste a Milano e nei 507 Comuni lombardi interessati dal provvedimento. Una brutta sorpresa per chi si era precipitato a montarla e che ora, se il bonus concesso è ancora sotto la soglia del 50% del consumo, chiede una lecita disinstallazione.

Tra equivoci e incomprensioni. Ma c’è anche chi, vittima dell’ansia generata dai rigidi divieti di circolazione introdotti a Milano, poiché con l’auto ci lavora ne ha comprata in fretta e furia una nuova, scoprendo solo in seguito che quella “svenduta” poteva circolare ancora per tre anni. Questo, nonostante la ripetuta consultazione delle tante pagine internet predisposte dal Comune, a partire da quella che consente di verificare la classe ambientale del proprio mezzo inserendo semplicemente i caratteri alfanumerici della targa. Questa, infatti, è impostata solo per rispondere della giornata in cui si pone il quesito; e non prevendendo alcun avviso o accensione di alert sui profili di chi dall’1 ottobre sarebbe risultato “fuorilegge” - non proprio un dettaglio trascurabile, insomma - fino al 30 settembre ha di fatto alimentato gran parte della confusione che in questi giorni si registra sotto il cielo di Milano. Un cielo che i fautori dell’Area B sostengono di saper ripulire dallo smog grazie alle qualità proibizioniste del sempre più discusso dispositivo. Intanto, forze di polizia e lavoratori della sicurezza che non riescono più a entrare minacciano scioperi, si scoprono trappole stradali inverosimili, come le 14 telecamere puntate su altrettanti parcheggi di interscambio, quelli dove chi viene da fuori città diligentemente lascia l’auto per proseguire con i mezzi pubblici, ma qui finisce per pagare multa, sosta e biglietto del tram, e un’altra infinità di casi fatica a trovare soluzione. O spiegazione. E non si tratta di fatti rari, come quello della signora milanese che utilizza un'Euro 4 alimentata a bioetanolo, omologata come dimostra il libretto, ma che aspetta ancora di sapere qualcosa sin da quando pose la stessa domanda in occasione dei precedenti giri di vite sull’Area C. Adesso, più che polemicamente, il sindaco di Sesto San Giovanni minaccia di istituire un’Area S, per far pagare dazio a chi attraversa “e sporca” il suo territorio.

ComunicaMi meglio…  I regolamenti, le deroghe, gli aspetti tecnici dell’operazione Area B, semplificati come conviene perché affidati a internet  (c’è anche un Infopoint Area B nel mezzanino del metrò Duomo, ma riceve solo per appuntamento e questo lo si prende solo utilizzando l’app dell’Atm), oltre a essere tecnicamente micragnosi anche su punti apparentemente chiari alla prima lettura, come la quantità e le modalità dei permessi di ingresso concessi, utilizzano spesso un linguaggio "tra il tecnico e lo scaltro" che comprende doppie negazioni che alimentano in realtà punti di domanda cubitali e che non sempre, anche se ripresentati agli autori, ottengono risposta. Anche rivolgendosi ai punti di informazione predisposti, in queste ore presi d’assalto dai residenti e da tutti i lombardi e no interessati alla regolamentazione degli ingressi in auto in quella che era “la città del lavoro", capire e di conseguenza sapere cos’è meglio fare per uscire dal guado non è per niente semplice o scontato. Anzi. Mentre si stanno appiedando i più deboli (fasce che con la crisi sociale, occupazionale ed energetica in corso, dopo quella sanitaria già terribile, anche nell’ex industriosa Milano possono solo sognare di cambiare l’auto, come preteso dalla giunta che gliel’ha rottamata), con poche alternative valide in termini di trasporto pubblico (senza le auto personali non basterebbe triplicarlo in una città che si picca di essere per questo la migliore in Italia, ma che non ha ancora aperto una fermata di metrò all’aeroporto cittadino a dodici anni dall’inizio dei lavori), con un’ottusa proposta di conversione dei bisogni di mobilità personale concentrata su bici e monopattini, col traffico in aumento nonostante il calo delle immatricolazioni per effetto delle pesanti modifiche infrastrutturali apportate sulle strade, l’aria che tira a Milano non promette niente di buono.

Telefona o scrivi. Per ottenere un banale chiarimento sull’Area B, anche a voce (procedura che non deve comunque lasciare tranquilli, a scanso di equivoci e multe salate è meglio cercare una risposta nero su bianco da MTA.AreaB@comune.milano.it), telefonando allo 020202 si resta in attesa - in compagnia del suono di una chitarra acustica - per 30 minuti almeno. Durante i quali, pur di uscire da questo labirinto di penalità aggiunte, molti finiranno per andare a sbirciare i tassi d’interesse del credito al consumo, nella speranza di riuscire a raggranellare quella cifra che consenta di acquistare un’auto di ultima generazione. Mentre le opposizioni chiedono apertamente una sacrosanta proroga, il tempo necessario per rimettere sui binari la “locomotiva economica d’Italia”, che in queste condizioni è destinata ad arenarsi presto su qualche binario morto, finalmente si comincia a parlare dei dati scientifici che giustificherebbero questa babele messa in piedi da Palazzo Marino. Dati a oggi mai presentati, quelli a sostegno del provvedimento preso, nemmeno dietro esplicita richiesta da parte di più addetti all’informazione. Anche qui si parte da lontano: solo adesso sarebbe stato ottenuto l’impegno a dare esecuzione al monitoraggio del piano Aria-Clima, dal quale dipende Area B, affinché alle ambiziose delibere siano agganciati dati concreti e provanti la bontà dell’operazione. E magari, aggiungiamo, anche un calendario di divieti attuabile e uguale per l’intera Pianura Padana (dove d’inverno, con l’accensione delle caldaie a combustibile e a legna, da Torino a Padova tira la stessa aria grama), che tenga conto del periodo di crisi e, soprattutto, conforti i cittadini milanesi e i residenti lombardi - gli unici chiamati a fare pesanti sacrifici - da quella che a molti pare una persecuzione di matrice ideologica-locale.

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