L'abbiamo tanto amata. E ancora oggi, a cinquant'anni di distanza dalla sua presentazione al Salone di Parigi nel 1961, ha sempre una folta schiera di ammiratori. In fondo, l'età che avanza non scalfisce minimamente il fascino della Renault 4, mitica utilitaria fortissimamente voluta da Pierre Dreyfus, allora presidente della Régie. Cinque anni di collaudi, quasi tre milioni di chilometri percorsi dai prototipi (denominati "350") dalla Svezia agli Stati Uniti, sui terreni più accidentati. Doveva essere perfetta, senza difetti; la formula era quella della trazione anteriore, cinque porte e buon confort. Ovviamente con un prezzo contenuto: al momento del lancio, costava in Italia 650 mila lire, lo stesso prezzo della Fiat 600 e ben 145 mila lire in meno della terribile rivale francese, la Citroën 2CV. E quando venne messa in produzione di difetti non ne aveva proprio più.
Sedusse anche i vip. La R4 ha sempre ricevuto dolci attenzioni. A partire dal 1959, quando arrivò sul tavolo dell'ufficio parigino del responsabile del team dei collaudatori della Régie un telegramma dalla Sardegna che recitava: "Marie Chantal e i suoi bambini inviano i migliori saluti ai loro parenti". Un madornale errore di spedizione delle Poste francesi? No, un messaggio cifrato: Marie Chantal, ossia la R4, sta superando tutti i collaudi nel migliore dei modi e i collaudatori (i bambini) sono soddisfatti. Già, i soprannomi: Catherine Deneuve ne aveva ricevuta una in regalo da Marcello Mastroianni, e l'aveva battezzata "Cherie". Tony Curtis ne usava una di color acquamarina per scorazzare in Costa Azzurra: sul parafango anteriore sinistro, le sue iniziali e una scritta, "Madame".
Una di famiglia. Tutti coloro che hanno avuto il piacere di possederla l'hanno ribattezzata con nomi affettuosi perché come per la 500, per il Maggiolino, per la 2CV così anche l'R4 veniva considerata una di famiglia. E la R4 è stata veramente una compagna ideale, proprio per la sua filosofia costruttiva. A partire da un piccolo record: è stata la prima auto ad adottare il circuito di raffreddamento sigillato con vaschetta di espansione e antigelo d'antan, novità assoluta per l'epoca. Il telaio era formato da una piattaforma sulla quale veniva imbullonata la scocca. Con una curiosità: sul lato sinistro, il passo era più corto di 5 cm per via dell'ingombro delle barre di torsione posteriori. L'affidabile quattro cilindri di 747 cc aveva il cambio davanti, e questo determinò la caratteristica leva al cruscotto che la rendeva simile alla rivale 2CV. Così come dell'utilitaria del Double Chevron adottava i sedili con struttura tubolare.
In politica. La Renault 4 è stata politicamente corretta: piaceva alla destra, piaceva alla sinistra, piaceva al centro. Molti politici francesi dell'epoca non perdettero l'occasione di farsi immortalare negli anni caldi, quelli del Sessantotto, accanto alla neonata utilitaria: tra questi Alain De Benoist, fondatore del movimento culturale denominato Nouvelle Droit, e Lionel Jospin, poi Primo ministro della Francia nel 1997.
Trasformista. Grazie alla sua versatilità, è stata oggetto di modifiche con l'intento di sfruttare al massimo le sue peculiarità di tuttofare. La Sinpar ne allestì ben presto una versione 4x4 con trazione posteriore inseribile, seguita dalla Plein Air, a due ruote motrici. Nel 1987 arrivò la Frog, simile alla Plein Air, ma con passo accorciato di 28 cm. E poi una lunga schiera di versioni personalizzate, come la Parisienne, la Safari, e la Bye Bye, il canto del cigno, con la produzione spostata nello stabilimento di Novo Mesto, allora in Jugoslavia, dove erano state trasferite le catene di montaggio. Se si dà un'occhiata ai dati della produzione della R4, si nota che è stata costruita dal 1961 al 1993 in oltre 8 milioni di esemplari. Cifra che rende la R4 la francesina più venduta nel mondo, distanziata solo dal Maggiolino e dalla Ford T. Chapeau.
Gaetano Derosa
Sono in tanti ad avere un aneddoto legato alla R4. Noi ve ne raccontiamo un paio di divertenti. Raccontateci i vostri.
Estate 1982, dialogo sul treno che da Piacenza porta a Parma tra due studenti della facoltà di Economia e Commercio. "La mia R4 ha i rostri ai paraurti". "E la mia ha gli appoggiatesta". "La mia è rossa con gli interni neri". "La mia è blu con gli interni neri". "La mia ha il lunotto termico". Un momento di silenzio, un gesto di stizza dell'amico: "La mia no...."
C'è un'insegnante di Lodi, Enrica, che ha percorso quasi 200 mila km con la sua R4. Quando l'ha ereditata cinque anni fa dal padre, ne aveva solo 20 mila. "Solo manutenzione ordinaria, mai avuto un problema ? ci ha detto orgogliosa ? a parte quello che mi è capitato l'estate scorsa, in Normandia, quando ho parcheggiato di fianco alla R4 di un appassionato che mi ha fatto una corte sfrenata. No, non a me, ma alla mia R4. Mi ha offerto dieci mila euro per portarsela a casa. Niente da fare, so guidare solo questa, non potrei mai farne senza".
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