Servizi
How to
Fleet&Business
FORUM
seguici con
NEWS
seguici con
LISTINO
seguici con
USATO
seguici con
How to
seguici con
Fleet&Business
seguici con
Eco News

Shell Eco-Marathon
I team italiani all'eco-competizione in pista

SFOGLIA LA GALLERY

È ufficialmente partita a Rotterdam (Paesi Bassi) la 28a edizione della Shell Eco-Marathon, la competizione tra studenti europei delle scuole superiori e università dove non vince chi va più forte, ma chi consuma meno. Per la prima volta si corre su un circuito cittadino, fatto che ha creato una nuova variabile ai team, abituati a confrontarsi sul levigato asfalto delle piste permanenti. Numerose le squadre iscritte, per la maggior parte nella categoria dei prototipi e mai come quest'anno, complice anche l'atmosfera di una bella città come Rotterdam, la voglia di fare bene è tanta.

Sfida tecnologica. Lo spirito della competizione emerge chiaramente andando in giro per i box.Ogni squadra interpreta e cerca una soluzione in base alle proprie capacità tecniche, ingegneristiche ed economiche. Si va dai raffinati telai completamente di carbonio a semplici strutture in estruso di alluminio, tenute insieme per opera dello spirito santo!. Senza contare che c'è addirittura chi l'auto se l'è fatta di legno truciolato e multistrato, con rinforzi di bamboo: è la francese Zemax dell'Ecole des Mines d'Ales, una urban concept con la carrozzeria di lino e con lo chassis che ricorda più la celebre zattera Kon-Tiki che un'automobile. Il bello è proprio questo: ognuno fa del suo meglio animato dalla passione, anche perché ci sono varie opportunità per coprirsi di gloria.. In mezzo a questi estremi, ci sono tutte le altre scelte tecniche adottate dagli studenti.

Siluri. Sui prototipi, per esempio, la soluzione più gettonata è la forma a siluro, con due ruote anteriori e una posteriore motrice, dove alcuni adottano la variante del retrotreno anche sterzante. A detta dei ragazzi, questa configurazione permette di ridurre la sezione frontale con una carreggiata al limite del regolamento, con un veicolo molto basso e sfuggente. Se poi c'è pure la ruota posteriore sterzante, si può eliminare la tiranteria di sterzo all'avantreno risparmiando ancora peso e complicazioni. Anche se le forme talvolta si assomigliano, le realizzazioni sono molto diverse. Alcuni team hanno monoscocche di carbonio stampate in autoclave, rigidissime e leggerissime, mentre altri hanno preferito affidarsi al buon vecchio ergal, sia con profilati a sezione quadrangolare saldati sia con strutture composte da piastre e tralicci a tubi quadri. Per quanto riguarda la trasmissione, mentre sulle elettriche c'è molto interesse per i motori posizionati all'interno del mozzo ruota, sui prototipi con propulsore a combustione interna si utilizzano frizioni centrifughe e sottili catene.

Alluminio. Sulle urban concept, che devono assomigliare alle vere automobili, va per la maggiore la configurazione space frame in estruso di alluminio a sezione quadra con la carrozzeria intera da calzare sopra fatta di vari materiali. Alcuni team, tuttavia, si sono lanciati in progetti più arditi, come la danese Dynamo dell'Università tecnica di Danimarca: autotelaio di carbonio e carrozzeria semiportante, sempre di fibra composita, motore a etanolo con iniezione di carburante. Parlando di motori, tra i benzina a combustione interna prevalgono gli Honda GX-35, monocilindrici a quattro tempi monoalbero da 35 centimetri cubi derivati da gruppi elettrogeni o decespugliatori, accoppiati a una frizione centrifuga.

Girl power. Un'altra cosa che balza subito all'occhio, passeggiando tra gli stand, è l'alta percentuale di ragazze tra i piloti. Soprattutto tra i prototipi, le esponenti del gentil sesso sono molto amate soprattutto per la bassa statura e il peso contenuto: grazie al tipo di regolamento ciò favorisce le prestazioni. Ma non pensate che siano in pista solo per tenere sotto controllo il fidanzato, che magari fa parte del team: sono ben consce della responsabilità che portano sulle spalle e vogliono vincere come e forse anche più dei colleghi maschi. E a proposito di ragazze, a detta di un po' tutti i partecipanti, i team francesi e quelli tedeschi potevano vantare le più…ammirate. Ma al di là di questa nota di colore, non abbiamo voluto approfondire ulteriormente la materia.

Italiani d'onore. E i team Italiani? Seppur con mezzi inferiori alla concorrenza francese e tedesca, si difendono alla grande con veri e propri colpi di genio. La Hydrapegasus del Politecnico di Torino, alla fine della prima giornata di gare, è già terza tra le auto a idrogeno mentre la One Step 2012, dell'Istituto tecnico Rossi, è seconda tra le elettriche. Curiosando tra le vetture italiane, abbiamo notato anche la Spirit Clipper dell'Istituto tecnico Bucci di Faenza: è un prototipo con motore da 175 centimetri cubi alimentato a GTL e accoppiato a un motore elettrico. La vettura, molto bella e curata, è fatta di carbonio ed è stata sviluppata da ben 40 studenti che ci hanno lavorato fuori dall'orario scolastico. Il Politecnico di Torino ha portato in gara anche la Xam, che punta al premio per l'innovazione tecnologica. I ragazzi la definiscono "l'unico Suv tra le urban concept" a causa delle dimensioni generose, ma il progetto punta e essere una vera automobile, pronta per essere proposta a un costruttore. Di rilievo, i bracci della sospensione posteriore di carbonio e vari pezzi di alluminio ottenuti con la tecnica del SLS (selective laser sintering) oltre alla carrozzeria di fibre naturali. Il Politecnico di Milano, insieme alla titolata Artemide a idrogeno tra i prototipi, si cimenta anche con una urban concept, la Dafne, una elettrica plug in con un motore a magneti permanenti per ogni ruota (posteriore). La Dafne ha una rigida scocca di carbonio e la curiosa caratteristica di avere una coda a punta rivestita di tessuto. Molto toccante, invece, la storia della Virgil dell'Ipsia Ferrari di Maranello: la vettura, un prototipo a celle solari dalla curiosa forma a balena, è dedicata alla memoria della vice preside Virgilia Santandrea scomparsa prematuramente per un male incurabile. Questi ragazzi, che sono cresciuti con il cavallino rampante a due passi, hanno mostrato a tutti di che pasta sono fatti lavorando tutta la notte per effettuare le modifiche necessarie a superare le ispezioni tecniche. I giudici, infatti, avevano imposto due aperture nella carrozzeria e lo spostamento della batteria al litio fuori dall'abitacolo.

Piroette in corsa. Continuando a curiosare tra i box, scopriamo che un nostro prototipo si è reso protagonista di uno spettacolare ribaltamento a causa di un cedimento meccanico. Per fortuna nessuno si è fatto male, a dimostrazione che, nonostante l'aspetto precario, questi veicoli sanno all'occorrenza dimostrarsi robusti. Cinderella's Pumpkin, dell'Università della Basilicata, ha riportato solo graffi superficiali, mentre lo snodo della ruota posteriore, che aveva ceduto, è stato riparato grazie alle attrezzature di un team concorrente. La vettura dei lucani, un siluro a tre ruote di honeycomb di alluminio e carbonio, spicca per il coraggioso motore a iniezione diretta e aspirazione senza farfalla, con l'iniettore posizionato sottosopra che spruzza la benzina (a carica stratificata) sotto la testata, dal basso verso l'alto. Decisamente più massiccia, invece, è la Carla dell'Università del Salento, un prototipo con monoscocca di carbonio a tre ruote e motore a benzina. È molto diversa dalle altre: sembra una piccola formula uno e i ragazzi sono molto orgogliosi della robustezza della scocca e dalla tenuta di strada. Purtroppo sono incappati nel problema che sta facendo dannare quasi tutti gli altri team: l'asfalto sconnesso. A causa di ciò, hanno dovuto rialzare la vettura,che spanciava troppo, usando però gomme meno performanti che li penalizzano: per il momento sono solo 28esimi tra i motori a benzina.

Da Rotterdam, Cosimo Murianni

COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO

ultimo commento
ultimo intervento

Shell Eco-Marathon - I team italiani all'eco-competizione in pista

Siamo spiacenti ma questo utente non è più abilitato all'invio di commenti.
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it