Servizi
How to
Fleet&Business
FORUM
seguici con
NEWS
seguici con
LISTINO
seguici con
USATO
seguici con
How to
seguici con
Fleet&Business
seguici con
Eventi

James Hunt
Il ventennale della sua morte

SFOGLIA LA GALLERY

In Formula 1, in fondo, ci restò poco. Sette stagioni, dal 1973 al '79. Ma un segno l'ha certo lasciato, James Hunt. Perché, altrimenti, un regista di grido come Ron Howard non gli avrebbe certo dedicato un film. Quel "Rush" che, in Italia, arriverà in settembre. Oggi sono esattamente vent'anni dalla sua morte. Dal giorno in cui venne trovato senza vita nella sua casa di Londra, si disse per un infarto. A soli 45 anni.

Vita spericolata. Era stata un'esistenza anomala, per la Formula 1, quella di Hunt. Non è un caso se, oggi, lo si ricorda insieme a Gilles Villenueve come uno degli ultimi piloti "romantici". Non era uno "regolare", inquadrato, precisino. Alla Lauda, per intenderci. Che, non a caso, fu il suo rivale per eccellenza. Soprattutto nel Mondiale del 1976, l'unico che Hunt vinse, in un finale di stagione dai toni drammatici, da film. Appunto. Dopo aver debuttato con la March, team che annoverava tra i suoi fondatori il futuro (e discusso) presidente della Fia Max Mosley, era andato a correre per la Hesketh. Meglio, per Lord Hesketh, personaggio eccentrico quanto lui. E per il Lord aveva vinto il suo primo Gran Premio. Nel 1975, in Olanda, Paese per eccellenza di liberi costumi. Sarà un caso, ma a Zandvoort Hunt rivincerà un anno dopo, con la McLaren M23. La stessa macchina che, con sei successi, nel '76 gli permette di battere per un solo punto all'ultimo, drammatico, GP il rivale della Ferrari e di portarsi a casa il titolo iridato.

L'uscita di cena. Fu l'apice della sua breve carriera. Dopo un paio di stagioni con la McLaren, nel 1979 passò alla scuderia di un altro personaggio particolare, il miliardario Walter Wolf. Ma, dopo aver messo insieme una collezione di ritiri, non finì neppure la stagione: smise di correre dopo il GP di Monaco. Poi si dedicò alla sua vita privata, un'esistenza in cui ha collezionato due mogli, un numero imprecisato, ma sicuramente considerevole, di altre donne e due figli. Una vita che, tra fumo (quanto meno di molte sigarette), alcol, capelli lunghi, piedi scalzi e, si dice, un periodo di forte depressione, ebbe poco a che fare con quella abitualmente associata ai piloti di Formula 1. Men che meno a quelli di oggi. E.D.

COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO

ultimo commento
ultimo intervento

James Hunt - Il ventennale della sua morte

Siamo spiacenti ma questo utente non è più abilitato all'invio di commenti.
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it