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Addio a Virgil Abloh, genio anche nell'auto

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Virgil Abloh se ne è andato. Nato nel 1980 a Rockford, Illinois, in una famiglia di origini ghanesi, è partito da lontano. Sveglio, saggio e soprattutto determinato, ha sempre percorso la strada giusta. Ha inseguito un sogno e l’ha fatto suo. Nel 1998 termina la Boylan Catholic High School e trascorre i suoi anni universitari nel Wisconsin, dove si laurea in Ingegneria civile. Leggenda narra che poco prima di discutere la sua tesi, lui "evada" per poter incontrare John Monopoly, il futuro manager di Kanye West. Durante il master in architettura all’Illinois Institute of Technology viene affascinato dalla figura di Rem Koolhaas, il grande architetto olandese che aveva appena firmato il Campus Center di Chicago. Questa, a detta di Abloh, è stata la scintilla che ha fatto scattare in lui la passione per la moda. Nel 2009 arriva a Roma per uno stage da Fendi e incontra Kanye West. "La loro capacità di portare nuova energia in studio era incredibile", ricorderà in seguito del duo il ceo di Louis Vuitton. Nel 2010 Abloh diventa direttore creativo di Donda, l’agenzia del rapper di Atlanta e supervisiona l’album "Watch the Throne" - dello stesso Kanye con Jay-Z - che gli vale una nomination ai Grammy per Best recording package. Due anni dopo nasce la Pyrex Vision, prima etichetta di Abloh. L’ascesa è inarrestabile: nel 2013, Abloh crea il marchio di moda Off-White e il brand, a colpi di grafiche, musica, arte e couture diventa all’istante un fenomeno planetario al limite della follia collettiva. Di collaborazione in collaborazione, dalle sneaker con Nike alle mostre con Takashi Murakami, Virgil Abloh diventa direttore creativo della linea maschile di Louis Vuitton nel 2018. Fortemente impegnato nell'affermazione delle culture afroamericane, viene riconosciuto dal Time come una delle 100 persone più influenti al mondo. Il grande stilista, divenuto re dello streetwear di lusso, che da anni lottava contro un male incurabile, è morto ieri a 41 anni.

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Creativo per la Stella. Chi mastica automotive e cultura commerciale contemporanea ricorderà sicuramente Abloh per una delle sue incursioni creative più di rottura, presentata l’anno scorso in occasione della partnership con la Casa della Stella a Tre Punte. Insieme con Gorden Wagener, Chief design officier in Daimler AG, il lungimirante stilista aveva prodotto una versione del tutto originale della Classe G, in cui motorsport e moda si amalgamano in un’opera iconica, tanto amata dagli spiriti eclettici quanto odiata dai quelli più filoconservatori. Il secondo frutto della relazione tra Abloh e Mercedes-Benz verrà presentato nei prossimi giorni, in concomitanza con Art Basel Miami Beach e con il centenario del debutto della W 3 - prima automobile a marchio Maybach della storia - e avrà la forma di una show car elettrica. Diversamente da quanto visto finora, questa vettura a zero emissioni esemplificherà, stando agli addetti ai lavori di Stoccarda, un design scevro da ogni vincolo imposto da progetti esistenti o qualsivoglia specifica di produzione. "Qui si celebra l’esplorazione, spingendo la creatività in nuovi luoghi, vivendo al di fuori dello status quo. In questa nuova fase stiamo includendo questi ideali e portando l’eredità di Mercedes-Maybach nel futuro, invitando le prossime generazioni ad unirsi nell’ammirazione di questa icona", aveva dichiarato Virgil Abloh. "Insieme stiamo entrando in un’era di scoperte inedite". Ci ha lasciati un personaggio che ha saputo far parlare di sé, che nonostante le critiche non si è mai scomposto. Ha continuato per la sua strada, portando avanti il proprio pensiero estetico, insegnandolo e riproducendolo ovunque con astuzia e tanto orgoglio. Grazie per questa lezione esemplare, Virgil, ci mancherai.

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