Fare innovazione significa accettare l’errore: la Motor Valley deve diventare un ecosistema e l’Italia deve decidere con chiarezza che tipo di auto produrre, inseguendo i grandi volumi o l'eccellenza.
Parola di Andrea Pontremoli. L’ad di Dallara e presidente di Motor Valley Development è stato tra gli ospiti di Ignition, la festa per i settant’anni di Quattroruote che ha riunito collezionisti, driver, manager, esperti e un parterre eccezionale di vetture.
"Se vuoi vendere innovazione, ovvero ciò che non esiste ancora, devi sbagliare, non c’è alternativa", spiega Pontremoli. "Il punto è sbagliare molto, velocemente e per poco tempo, magari aiutandosi con strumenti come la galleria del vento, che permettono di accumulare errori in tempi rapidi e quindi di imparare più in fretta".
L'innovazione è come un bimbo
La metafora di Pontremoli richiama la genitorialità. "Un’azienda innovativa è un po’ come un bambino. Per imparare a camminare deve cadere e il nostro ruolo è farlo cadere in sicurezza", osserva l'ad di Dallara. "Allo stesso modo, come imprenditore devo fare in modo che l’errore rientri nel processo di sviluppo, mentre in produzione non deve più esserci".
E come si arriva a questo risultato? "Facile: noi cerchiamo l’errore, non il colpevole. In azienda incoraggiamo chi sbaglia a dirlo: non perché interessi individuare una responsabilità, ma per far emergere il problema. Una volta riconosciuto, le competenze si aggregano per risolverlo ed evitare che si ripresenti".
L’auto di oggi è il cavallo di ieri
"Il mondo dell’auto si sta muovendo lungo due direttrici che si allontanano", sottolinea poi Pontremoli. "Da una parte ci sono le vetture che permettono di spostarsi dal punto A al punto B - ed è il mondo delle elettriche e autonome. In città la maggior parte delle auto resta ferma, quindi la condivisione sarebbe più efficiente".
Dall’altra parte, però, resta la dimensione della passione: adrenalina, conoscenze, identità. "Qui il possesso conta, perché l’auto rappresenta qualcosa di personale. Magari quella vettura voglio provarla in pista, perché su strada ci sono troppe limitazioni - giustamente. Sta accadendo ciò che è successo ai cavalli: un tempo erano mezzi di trasporto, oggi appartengono agli appassionati, spesso benestanti, e vengono utilizzati in contesti dedicati".
L’Italia deve decidere dove andare
Il nodo è capire la direzione del Paese. "Nel 2024 in Italia sono state immatricolate 1,6 milioni di auto, per un fatturato di 45 miliardi di euro. I sei brand della Motor Valley hanno venduto circa 34 mila vetture, poche, ma hanno generato 15 miliardi di fatturato con una redditività incomparabile", evidenzia Pontremoli.
"Per questo dobbiamo scegliere: vogliamo puntare sui volumi, nonostante il costo dell’energia tra i più alti in Europa, oppure orientarci verso produzioni di nicchia ad alto valore? Nell’auto deve accadere ciò che è già successo nella moda: poche unità, ma di eccellenza".
La Motor Valley non è solo Emilia-Romagna
Infine, da presidente della Motor Valley, Pontremoli amplia il perimetro dell’analisi. "Abbiamo sei capifiliera molto noti, ma in realtà il sistema conta oltre 15 mila aziende. Il 38% non è in Emilia-Romagna, il 16% è in Piemonte e solo il 18% si trova in Emilia-Romagna", spiega.
"La Motor Valley non è quindi una realtà regionale, ma un sistema più ampio: dobbiamo passare da un egosistema territoriale a un vero ecosistema che superi i confini geografici. Così arriviamo a un comparto che vale oltre 300 miliardi di euro e coinvolge più di un milione di persone".
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