Quante volte vi capita di ringraziare i vostri riflessi? Negli ultimi mesi, guidando fra Milano e Roma, io l'ho fatto almeno quattro volte. Per un'auto che non rispettava la precedenza. Per una persona che attraversava guardando da un'altra parte. Per dei monopattini elettrici che si sono infilati nella mia traiettoria.
In una frazione di secondo qualcosa ci fa percepire il pericolo e ci fa reagire. Sono attimi che potrebbero cambiare la vita, eppure li rimuoviamo in fretta, perché, se ripensiamo a quello che sarebbe potuto succedere, ci si gela il sangue.
La morte di Eros Gagliardi, diciotto anni, a Milano nella notte tra l'11 e il 12 giugno, penso abbia colpito per questo: perché in tanti ci siamo immedesimati nella scena. Una strada di città, tranquilla perché è tarda sera. Il rientro a casa in auto. L'incrocio in cui si avrebbe la precedenza. L’arrivo di un monopattino che non ti aspetti, con due ragazzi a bordo, purtroppo senza casco. In quell'attimo i riflessi di tre persone non sono bastati a evitare una tragedia.
Il 16 di questo mese entra in vigore l'obbligo di assicurare i monopattini, dopo quello del targhino dello scorso maggio. E questa è una buona notizia. Quella cattiva è che una legge non basta a impedire gli incidenti, perché le auto, le moto o i monopattini saremo sempre noi a guidarli.
Eppure la tentazione è la stessa: aspettare che a tenerci al sicuro sia qualcun altro o qualcos'altro: una norma, un divieto, un controllo, un’infrastruttura o una tecnologia. Con il rischio che un’aspettativa legittima si trasformi in delega della nostra sicurezza.
E allora, da questa brutta storia, come automobilista mi porto a casa un proposito semplice che condivido su questa pagina. Non quello di avere riflessi migliori, ma quello di averne bisogno il meno possibile.
Perché il riflesso che siamo soliti ringraziare più o meno spesso per uno scampato pericolo non è un merito: è l'ultima linea di difesa, quella che scatta quando qualcosa, da qualche parte, è già andato storto.
Prima del riflesso, infatti, viene la nostra attenzione, che mai come oggi è costantemente minata da uno schermo o una notifica di troppo, qualunque sia il mezzo che guidiamo.
Ricordarcelo è il modo migliore per proteggerci su strada, anche quando a sbagliare sono gli altri. Oppure noi stessi.
COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it