Si tratta di un impianto all’avanguardia per la triturazione e la separazione, con capacità di 12 mila tonnellate l’anno, che tratterà le chimiche più diffuse sul mercato: oltre a Lfp (litio-ferro-fosfato), anche Nmc (nichel-manganese-cobalto). Consente di recuperare e reinserire nella filiera produttiva materie prime critiche come litio, cobalto, nichel, oltre a rame, alluminio e metalli preziosi (oro e argento). Il rifiuto diventa materiale pronto per la produzione di nuove celle, così da abbattere i costi logistici e ridurre la dipendenza dell’Unione europea da altri mercati.