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Industria e Finanza

SpaceX in Borsa: perché la maxi IPO riguarda anche Tesla

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Wall Street si appresta a dare il benvenuto a una nuova matricola. Non una qualsiasi, perché si tratta della tanto attesa SpaceX, l’azienda di Elon Musk da anni sotto i riflettori per i suoi ambiziosi piani di esplorazione dello spazio. Anche il suo debutto sul listino del Nasdaq non sarà un evento qualunque: è la più grande IPO (Initial Public Offering) mai avvenuta nella storia della finanza globale.

Il suo sbarco a Wall Street, però, riguarda anche Tesla, seppur indirettamente. Gli analisti finanziari sono tornati a valutare un'ipotesi già circolata in passato: la fusione tra le due aziende controllate dall’imprenditore di origini sudafricane, che, tra l’altro, proprio grazie alla quotazione di SpaceX ha superato la soglia dei mille miliardi di patrimonio personale. In altre parole, Musk può fregiarsi del titolo di primo “trilionario” della storia moderna.

Numeri record e conti ancora in rosso

SpaceX in Borsa: perché la maxi IPO riguarda anche Tesla

Partiamo dai numeri dell’IPO. SpaceX ha concluso l’offerta di azioni raccogliendo nel complesso 75 miliardi di dollari: sono stati venduti 555,6 milioni di titoli al prezzo unitario di 135 dollari. Sarà questo il valore di ingresso sul Nasdaq quando suonerà la tradizionale campanella di avvio degli scambi. L’intera operazione ha portato a una valutazione della società di ben 1.770 miliardi di dollari, un livello mai raggiunto in passato da una matricola.

In questo modo, SpaceX è diventata la settima società di maggior valore al mondo, dietro colossi già quotati come Nvidia o Apple e davanti a Tesla, ferma (se così si può dire) a 1.499 miliardi.

Il valore, però, potrebbe salire già nelle prime fasi di contrattazione, nonostante alcuni analisti abbiano bollato come eccessivo il prezzo di 135 dollari anche alla luce di un bilancio non ancora florido. L’anno scorso i ricavi sono balzati del 33% a 18,67 miliardi di dollari e nel primo trimestre del 2026 sono aumentati del 15% a 4,69 miliardi, ma se nell’intero 2025 la perdita è stata di 4,94 miliardi, nei primi tre mesi si è attestata a 4,28 miliardi. Inoltre, SpaceX ha precisato, nel prospetto informativo dell’IPO, di aver accumulato perdite per 41,3 miliardi dalla fondazione nel 2002 e ha avvertito della possibilità di non raggiungere la redditività in futuro.

Tuttavia, almeno per il momento, gli investitori non sembrano spaventati. Anzi. Sarà anche per Musk, con le sue continue promesse mirabolanti, ma molti vogliono partecipare all’ennesima scommessa finanziaria del “Technoking” di Tesla. Già in fase di offerta banche e istituzioni finanziarie hanno fatto a gara per accaparrarsi una quota: le richieste hanno superato i 150 miliardi di dollari. L’entusiasmo è confermato anche da alcune indicazioni basate sui derivati: al debutto SpaceX potrebbe arrivare a spuntare una valutazione di 2.400 miliardi di dollari, con un balzo di oltre il 35%.

Si torna a parlare della fusione

SpaceX in Borsa: perché la maxi IPO riguarda anche Tesla

Ora bisogna solo aspettare l’avvio delle contrattazioni per avere delle conferme. Una cosa è certa: un eventuale rialzo delle azioni giocherebbe a favore di possibili operazioni tra le due aziende. Non a caso diversi analisti sono tornati a parlare proprio di questa ipotesi.

Timothy Horan di Oppenheimer definisce un’integrazione “plausibile”, ma non nel breve termine. A suo avviso, le due società potrebbero restare separate pur mantenendo legami stretti, così da preservare un accesso indipendente al mercato dei capitali. Inoltre, una struttura distinta supporta meglio le ambizioni nel campo dell’intelligenza artificiale, grazie a una maggiore flessibilità finanziaria.

Di sicuro non mancano sinergie, in particolare nei settori delle batterie, dei server e delle infrastrutture dati, che potranno aumentare nei prossimi anni. I sistemi di accumulo di energia di Tesla potrebbero, per esempio, svolgere un ruolo importante nel soddisfare il fabbisogno energetico e di calcolo dei data center di SpaceX.

Quanto è realistica l’integrazione tra SpaceX e Tesla

SpaceX in Borsa: perché la maxi IPO riguarda anche Tesla

Dunque, è da escludere una fusione nel breve, ma è probabile che se ne parlerà molto nei prossimi mesi. Sempre più analisti e investitori considerano questa ipotesi una tesi ormai diffusa.

Tra i fattori favorevoli emerge la possibilità di combinare i dati raccolti da Tesla con le infrastrutture computazionali di SpaceX, oltre all’obiettivo di Musk di rafforzare il controllo sull’intero ecosistema. Oggi, l’imprenditore detiene oltre l’82% dei diritti di voto di SpaceX, mentre in Tesla non supera il 15%. Un’eventuale fusione basata sullo scambio di azioni lo porterebbe a superare il 50% della nuova entità, conferendogli il pieno controllo.

Secondo Dan Ives di Wedbush, questa operazione rappresenterebbe una sorta di “Santo Graal”, perché consentirebbe a Musk di gestire in modo più efficace le sue attività legate all’intelligenza artificiale. L’analista sottolinea anche i legami operativi già esistenti tra le due aziende e ritiene che le basi per una futura integrazione siano già state gettate. Arriva inoltre a stimare una probabilità tra l’80% e il 90% che Tesla e SpaceX possano unirsi entro il 2027.

Ovviamente non mancano gli ostacoli. Musk potrebbe utilizzare le azioni SpaceX per acquisire o fondere Tesla, ma dovrebbe superare la possibile opposizione degli azionisti, in particolare degli investitori istituzionali. Le differenze operative restano rilevanti: il settore aerospaziale è percepito come più promettente, mentre quello automobilistico è caratterizzato da maggiore competizione, volatilità e intensità di capitale.

Detto questo, il tema resterà al centro delle discussioni ancora a lungo. L’IPO non ha fatto altro che rafforzare le ipotesi di un possibile consolidamento delle diverse attività di Musk sotto un’unica holding.

SpaceX in Borsa: perché la maxi IPO riguarda anche Tesla

Ovviamente non mancano gli ostacoli. Musk potrebbe anche utilizzare azioni SpaceX per la acquisire o fondere Tesla, ma dovrebbe superare la possibile ostilità degli azionisti delle due società, in particolare degli investitori istituzionali, molto più sensibili a temi delicati come alcune grandi differenze operative: le attività di SpaceX, anche per la sostanziale assenza di concorrenti forti, sono considerate più promettenti di quelle di un costruttore di auto, ossia di una realtà che opera in un mercato contraddistinto da elevata volatilità, elevata competitività e alta intensità di capitale.  

Detto questo, l'argomento rimarrà al centro delle discussioni per mesi, se non anni. Del resto, si è iniziato a parlarne sin da quando SpaceX si è fusa con la startup di intelligenza artificiale xAI. L'Ipo non ha fatto altro che alimentare e rafforzare le voci su un possibile consolidamento delle diverse società di Musk sotto un'unica holding. 

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