Thierry Morin (foto accanto) è uno stimato manager di 57 anni che fino a ieri guidava la Valeo, uno dei maggiori componentisti per auto del mondo, e che oggi è al centro di una bufera che ha coinvolto persino l'Eliseo e nella quale si delineano ormai anche risvolti penali. Facciamo un passo indietro: il 23 marzo di quest'anno il consiglio di amministrazione del componentista francese annuncia l'uscita di scena di Morin a seguito di divergenze sulle scelte strategiche per far fronte al momento di crisi che si è tradotto per il colosso dei fari in una perdita netta di 207 milioni di euro nell'esercizio 2008.
La polemica scoppia nei giorni successivi, attorno alla decisione di riconoscere a Morin un bonus di 3,2 milioni di euro, contro la quale si scaglia lo stesso primo ministro Fillon, di certo d'intesa con il presidente Sarkozy, accusando i manager nazionali d'irresponsabilità. Mentre le aziende tagliano posti di lavoro e il governo francese ha da poco approvato sostanziose misure di appoggio finanziario alle imprese in difficoltà, quello delle superpaghe e dei superpremi ai manager è diventato ovviamente un tema caldo per l'opinione pubblica. Ma il bello deve ancora venire.
Sì perché nel bel mezzo della polemica sul super-bonus, saltano fuori le microspie. Dopo vent'anni passati ai vertici della società, di cui gli ultimi otto come presidente e amministratore delegato, Morin non era un semplice dirigente della Valeo. Era la Valeo. Difficile lasciare, è comprensibile. Ma che cosa fa Morin? Riempie la sala riunioni del consiglio d'amministrazione di microfoni nascosti. Perché? Per seguire la seduta che doveva discutere del bonus, sostiene l'accusa. Morin nega e si difende dicendo che le "cimici" erano state installate soltanto per aiutare le segretarie a verbalizzare i commenti dei dirigenti nel corso delle riunioni.
Fatto sta che il risvolto spionistico, per il quale la Valeo sta considerando l'eventualità di un'azione legale contro l'ex numero uno, è arrivato come la ciliegina sulla torta in una vicenda già abbastanza infuocata. La Valeo, tra l'altro, era stata pochi anni fa al centro di un'altra vicenda spionistica, che portò all'incriminazione di una stagista cinese, Li Li Whuang, la quale fu sorpresa con il suo personal computer pieno zeppo di file riservati copiati dal network centrale della Valeo.
Roberto Lo Vecchio
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