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Autovelox
A Milano se ne accendono altri dieci

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A Milano se ne accendono altri dieci
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Con la recente installazione sugli ultimi varchi, le telecamere che a Milano “blindano” l’accesso a sempre più categorie di auto sono 188: quelle messe fuorilegge dai regolamenti comunali dell’Area B, un bacino grande come l'intera città fra non molto soggetta alla disciplina locale del "road pricing" ("Inquini? Se paghi puoi entrare"). Altre 43 da tempo fanno pagare dazio (Area C, 5 euro al giorno) a chi ha bisogno di circolare all’interno delle Mura spagnole, e poi ci sono le 18 degli autovelox che da soli già valgono, stabilmente, il primato italiano per il numero di contravvenzioni automatiche (il 70% delle quali rifilate a chi non si può certo chiamare pirata della strada, visto che le foto restituiscono automobilisti che viaggiano fra 50 e 65 all’ora). Adesso, non pago dei 13 milioni di euro raccolti ogni anno con le sole telecamere per il controllo della velocità, quindi senza nemmeno dover scomodare un solo agente su strada, il Comune avrebbe anticipato l’accensione di altri dieci nuovi autovelox, con due postazioni da allestire già entro la fine dell’anno.  

Pirati e primati. Nel 2021, pur in piena pandemia e conseguente riduzione del traffico, le contravvenzioni automatiche (una ogni tre minuti, 57 mila nei quattro mesi presi a campione) portò il Codacons a segnalare la questione al ministero dei Trasporti e alla Procura della Repubblica: “Viene il dubbio”, scrisse l’associazione dei consumatori, “che un numero tanto elevato non corrisponda al fatto che gli automobilisti milanesi siano molto più indisciplinati rispetto a quelli di altre città, ma che vi sia la capacità di imporre limiti più bassi del normale su strade pur definite nei regolamenti ad alto scorrimento”. Di fatto, la capacità d’installare le postazioni dove un tempo il limite era 70 km/h, dove non ci sono intersezioni, dove la separazione fisica delle carreggiate e la presenza di più corsie riduce palpabilmente la percezione di pericolosità e quindi porta a mettere un filo di gas in più (del poco necessario a stare sotto i 50 all’ora), sta da tempo assicurando alla città bilanci comunali da favola.  

Dove incassa di più. Da gennaio i due nuovi flash scatteranno su altrettante strade a scorrimento veloce, ognuna dotata di sei corsie (tre per direzione, con separazione fisica delle carreggiate): stradoni ai tempi progettati proprio per scaricare agilmente il traffico sia in ingresso, sia in uscita dalla città. Si tratta dei viali Fermi e Famagosta, che contano già due velox ma che così raddoppieranno i fatturati mettendo le mani in tasca prevalentemente ai “city user” che provengono dalla Milano-Meda o dall’autostrada A7. A oggi non è stato indicato dove entreranno in servizio i restanti otto “pali della cuccagna”, anche se si evince che la maggior parte sarà destinata a fare compagnia ai dispositivi ancora singoli attualmente presenti sui viali a scorrimento veloce. Punti dove il Comune, spesso, è anche riuscito a far abbassare il precedente limite di velocità (da 70 a 50 all’ora) in concomitanza con l'arrivo dei nuovi occhi. Altri velox potrebbero spuntare nelle Zone 30: in ogni caso, per la "localizzazione" degli altri punti individuati l’assessorato al Traffico attenderebbe, dicono le cronache, l’ok della Prefettura, chiamata ad esprimere un parere di merito come a verificare i livelli di pericolosità presunti dall’Agenzia della mobilità comunale, per giustificarne l’installazione immediata: valori prodotti "in casa" e mai resi pubblici. Una prassi consolidata nel tempo, e non determinata esclusivamente dalla pericolosità oggettiva o dagli incidenti accaduti nel punto di strada scelto per ospitare l’ennesimo autovelox.

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